Coronavirus nel mondo

La testimonianza di un cittadino di Ho Chi Min su come il Vietnam ha saputo fronteggiare l’emergenza Covid-19

Coronavirus nel mondo: il modello Vietnam.

100 milioni di abitanti e meno di 300 casi confermati, il Vietnam riceve gli applausi anche dall’OMS per come ha saputo gestire l’emergenza epidemia.

Ma come ha fatto questo paese a limitare i contagi? Quali misure sono state adottate? 

Quante volte, nelle ultime settimane, abbiamo letto di come l’Italia abbia saputo fronteggiare l’emergenza coronavirus in modo esemplare? Di quanto siamo stati un modello per il mondo intero, permettendo agli altri di contenere il numero dei contagi?

Eppure, secondo il Deep Knowledge Group nella più grande analisi internazionale realizzata per valutare l’efficienza dei singoli paesi nella lotta al virus, contraddice tutto questo.

Il nostro paese risulta infatti nelle ultime posizioni, sorpassato da nazioni come Vietnam, Malesia, Cina, Taiwan e tanti altre.

I dati della protezione civile del 4 maggio registrano in Italia 211.000 positivi, di cui 28.884 morti. Guardando questi casi, non risulta difficile credere ai dati del Deep Knowledge Group.

 Come è stata affrontata l’emergenza coronavirus nel mondo? Guardando i dati, tanti degli approcci vincenti sono avvenuti in Asia, ma perché?

Mentre in Italia, sei giorni dopo il primo caso registrato di Covid-19, veniva lanciato l’hashtag #milanononsiferma con tanto di video motivazionale, in Vietnam la questione coronavirus era già stata presa seriamente ancor prima dell’arrivo del virus.

Coronavirus in Vietnam

Il Vietnam, nonostante confini con la Cina, è tra i paesi in cui si sono registrati fin da subito meno casi di contagio da Coronavirus al mondo.

Come ha fatto, un paese che confina con la Cina, a limitare in modo così efficace un virus che ha messo in ginocchio l’Italia e il resto del mondo?

Battendo il Covid19 sul tempo.

Le prime restrizioni nel paese iniziano a fine gennaio, dopo che il 23 dello stesso mese si registrano i due primi casi di Covid19 a Ho Chi Min.

Il primo febbraio il governo interviene con determinazione e immediatezza dichiarando lo stato di epidemia nazionale, nonostante il numero di contagiati fosse solo a sei.

Diagnosi e restrizioni messe in atto prima dello scoppio di un focolaio, hanno permesso all’intero paese di salvare migliaia di vite.

Le norme di igiene sono state prese immediatamente molto seriamente sia dagli adulti che dai bambini, grazie anche ad un video cartone virale Ghen Co Vy che conta oggi oltre 43mln di visualizzazioni su Youtube.

Il Vietnam è stato anche il primo paese al mondo, dopo la Cina, a fornire tamponi con risultati in tempi molto rapidi.

Ad Hanoi infatti, la School of Biotechnology and Food Technology ha creato un kit test che fornisce i risultati in soli 70 minuti, contro le 4 ore dei nostri test.

Non avendo un sistema sanitario all’avanguardia (basti pensare che Ho Chi Min ha solo 900 posti in terapia intensiva su 8 milioni di abitanti), il paese ha dovuto puntare sulla prevenzione mettendo in atto la quarantena e tracciando le persone contagiate e i relativi contatti.

A differenza dell’Italia infatti, il governo vietnamita ha deciso di mettere fin da subito in quarantena anche gli asintomatici, imponendogli fortissime restrizioni.

Un’ulteriore mossa ha riguardato gli arrivi nel paese: chiunque arrivasse in Vietnam era obbligato alla quarantena immediata.

I primi giorni di febbraio hanno visto la chiusura di scuole e università e l’arrivo nelle strade dei militari, per una sorveglianza stretta sulla popolazione.

 Per capire meglio come sono stati questi ultimi mesi nel paese social-comunista, ho intervistato Minh Truong Hong, responsabile marketing di Asiatica Travel a Ho Chi min, il più grande tour operator di tutto il sudest asiatico.   

Quando è iniziato l’allarme a Ho Chi Min?

È iniziato tutto dal momento in cui è stato registrato il primo malato di Covid19: il 23 gennaio 2020.

I due pazienti risultati positivi, due cinesi di Wuhan che stavano viaggiando in Vietnam da nord a sud, sono stati portati immediatamente all’ospedale Cho Ray di Ho Chi Min per essere curati con urgenza. Quel giorno stesso, dopo l’annuncio dei primi casi, il governo ha organizzato una campagna di prevenzione nazionale contro il Covid19 sensibilizzando tutta la popolazione

Il vero lockdown quando è iniziato? 

I primi giorni di febbraio sono entrate in lockdown alcune città, nonostante nel paese ci fossero pochi casi accertati. Il lockdown dell’intero paese è avvenuto dal 31 marzo al 23 aprile.

Come vi siete comportati durante il lockdown? Cosa potevate e non potevate fare?

Siamo rimasti tutti a casa, l’uscita era consentita solo per estrema necessità come l’acquisto di cibo o medicine. Le mascherine sono state indossate da tutta la popolazione fin dall’inizio, non potevamo uscire senza. Uffici, parchi, fabbriche, scuole e palestre sono state chiusi e riaprono adesso piano piano. Tutte le attività commerciali sono state interrotte o fortemente limitate. Prima di uscire di casa dovevamo segnalare il motivo per cui uscivamo e misurarci la febbre, per strada c’era l’esercito che ci controllava.

Come hai trascorso la quarantena?

Tutto quello che avete fatto voi europei: ho cucinato moltissimo, pulito casa, letto. Abbiamo guardato la tv, venivano trasmessi programmi di intrattenimento che promuovevano i valori della famiglia e della patria in un momento così difficile.  

La popolazione ha rispettato le regole del governo?

I vietnamiti si sono attenuti tutti rigorosamente alle regole governative. Per noi, uscire o radunarsi durante un’epidemia non è solo una violazione delle norme, ma anche un disprezzo per la vita degli altri e una dimostrazione che non sei buona persona. Chi esce dovrebbe provare vergogna. Tutti rispettano le regole, lo facciamo volontariamente perché il governo, con i suoi messaggi, ci ha convinto che fosse la cosa giusta da fare.

Adesso che state tornando ad una piccola libertà, credi che le persone si comporteranno bene o hai paura che non tutti seguano le regole?

Ora la nostra vita sta tornando alla normalità, non ci sono nuovi casi di Covid19 da 15 giorni. Ci sono stati dei gruppi di turisti rimasti nel paese che si sono ritrovati a fine mese ma il governo ha fatto capire anche a loro che adesso è fondamentale rispettare tutti le regole sulla distanza di sicurezza

I voli per il Vietnam sono ancora in funzione?

I voli nazionali sono ancora operativi ma la frequenza è solo sufficiente per soddisfare la domanda interna.

Quando sarà possibile tornare a viaggiare nel vostro bellissimo paese?

Domanda difficile! Non sono sicuro, al momento abbiamo solo i voli domestici che funzionano con frequenza operativa limitata. Solo la metà dei posti è stata venduta, per una questione di sicurezza.

Spero vivamente che la situazione possa migliorare per il prossimo autunno, non credo che prima sia possibile.