La mia esperienza familiare con la didattica a distanza

Ovvero: diario di una catastrofe semi-annunciata

A febbraio il Coronavirus sembrava ancora una chimera di una galassia lontana, incapace di scalfire anche solo minimamente la nostra quotidianità. Poi è arrivata la quarantena, e con lei una serie di effetti collaterali, piccoli e grandi: i viaggi saltati, i capelli che implorano il parrucchiere, lo smartworking e – least but not least – la famigerata didattica a distanza. Ai ragazzi (e i loro genitori) è stato chiesto l’ennesimo sforzo in più. Uno sforzo che ho potuto sperimentare con mano, avendo un fratello di dieci anni e una madre tutt’altro che pratica di PC, entrambi in un’altra regione; a poco, almeno nella fase iniziale, sono serviti i miei tentativi di aiuto a mezzo smartphone, così come sono caduti nel vuoto gli incoraggiamenti reciproci nella cosiddetta chat delle mamme. E nemmeno le parole del Ministro dell’Università e della ricerca, Gaetano Manfredi, suonano particolarmente rassicuranti “Ci vuole un po’ di sacrificio da parte di tutti e credo che vadano privilegiati soprattutto i più piccoli, quelli che hanno più bisogno di avere un contatto diretto con la scuola, a differenza di quelli più adulti, in grado di potersi di potersi gestire a distanza.”
Ma davvero la didattica in presenza è irrinunciabile? Ho sottoposto mia madre Giusy e mio fratello Giorgio a una doppia intervista, allo scopo di fare chiarezza.

Perché state vivendo così male la scuola con la DAD?

Giusy Perché la scuola fino a due settimane fa non aveva messo a disposizione della famiglia nessuno strumento: tant’è che i primi giorni è stato un disastro. Le maestre inviavano i compiti da fare tramite WhatsApp, e i bambini dovevano trascrivere tutto sui quaderni. Poi siamo passati a usare l’app apposita con lo smartphone, ma finivamo per scollegarci continuamente per rispondere alle decine e decine di telefonate di lavoro (anche noi genitori siamo in smart-working)! Adesso finalmente abbiamo un’applicazione per il PC.  

Giorgio Le maestre sembrano rassicuranti durante le videolezioni e quindi mi illudo di aver capito cose che sembrano semplici e poche. Quando riapro il registro e trovo i compiti mi spavento: sono tantissimi e difficili. E poi alla fine delle attività c’è sempre un disegno complicato da fare e inviare tramite foto alla maestra. Io sono una frana nel disegno soprattutto se ho tante altre cose da studiare e se sono stanco. A Pasqua ho dovuto fare il disegno del Beato Angelico, famoso pittore del 1400, su Gesù.

E le videolezioni?

Giusy Completamente insufficienti. L’unica fortuna è avere una brava e intraprendente rappresentante di classe che ad ogni dubbio si interfaccia con le maestre, riportando notizie e chiarimenti sul gruppo di classe. Tra genitori ci coordiniamo, sennò sarebbe un disastro. 

Giorgio Però per me l’unico momento bello è quello della videolezione, sia perché incontro virtualmente gli amici sia perché le maestre sembrano buone. Faccio pausa dai compiti a catena. E poi durante i collegamenti le interrogazioni in fondo sono leggere, anche perché la maestra deve sentire un po’ tutti e per fortuna ci sono i problemi di linea. 

Com’è la vostra giornata tipo?

Giusy Si comincia con i compiti dati i giorni precedenti con una certa tranquillità perché si pensa di avere l’intera giornata a disposizione: le maestre dicono di seguire il normale orario scolastico. Si guarda il portale e ci si accorge che i compiti sono notevoli; esercizi, schemi, racconti, riassunti…Poi c’è da guardare il video di grammatica, fare le esercitazioni online, schematizzare le regole e infine inviare il tutto. Mentre ci si chiede con quale modalità farlo (foto da allegare al registro, foto da mandare al cellulare della maestra o file da compilare in formato word?) arriva l’ennesima comunicazione del portale per l’indicazione del mattino successivo, ore nove. Cambio di rotta. Si lascia quello che si stava facendo e si comincia a studiare per la videolezione del giorno dopo, che non è la stessa prevista dall’orario scolastico pre-quarantena. Ecco perché ci è capitato di finire i compiti anche alle due e mezza di notte.

Giorgio La mia giornata tipo è sempre la stessa. Mi sveglio, faccio colazione, apro il portale e comincio a studiare solo dopo che faccio il quadro della situazione perché ogni mattina e ogni pomeriggio devo ricapitolare le attività fatte, quelle da fare, i compiti inviati come files sul registro e quelli sul cellulare, la verifica da spedire e quella da studiare per la videolezione. Mia madre, disperata, prende appunti sulle cose fatte e non fatte, inviate e non inviate. Arrivo alla sera stanchissimo e ceno ormai sempre alle dieci.

Quante sono le ore totali dedicate allo studio?

Giusy Impossibile calcolarle, perché comprendono l’intera giornata, dal risveglio alla tarda sera. Molto tempo se ne va per interagire sul registro elettronico, senza contare che i compiti prima del sei marzo non erano così corposi. 

Giorgio Molte ore, e a dire il vero ho sempre bisogno della mamma per andare avanti.

Giusy, per te qual è l’aspetto peggiore della DAD?

Giusy Secondo me la DAD sta privando i bambini della capacità di fare i compiti da soli. Giorgio e i suoi compagni sono generalmente autonomi, anche perché noi genitori lavoriamo: adesso invece stanno, per forza di cose, regredendo. Doverli seguire significa togliere tempo ed energie al lavoro, considerando che ci stiamo reinventando con lo smart working. In venticinque anni di mestiere non avevo mai usato lo smart working e faccio fatica, a differenza magari di altre mamme più giovani o più a proprio agio con la tecnologia. Già conciliare famiglia e lavoro è difficile, soprattutto per le donne; ma di questi tempi è quasi impossibile. Ecco perché spero che la quarantena finisca presto. 

Giorgio, tu cosa hai imparato dalla DAD?

Giorgio Ho imparato che è meglio andare a scuola perché apprendo di più dal vivo dalle maestre e poi perché stare con i compagni è molto bello. Le maestre mentre spiegano e ci informano, ci educano. Mamma dice che sto perdendo le regole di vita!

Cosa ti manca di più delle lezioni?

Giorgio Non vedere gli amici è molto triste e anche poco stimolante perché in classe si faceva a gara a chi sapeva rispondere meglio e più volte e la maestra gratificava con un “BRAVO GIORGIO” ogni volta che rispondevo bene; e così per i miei amici.

Loro come se la cavano?

Giorgio  Male come me. Per ritrovarci abbiamo creato un gruppo su WhatsApp e con i miei tre migliori amici giochiamo insieme sul telefono con i videogiochi mentre siamo in chiamata.

In conclusione, mentre secondo la ministra Azzolina a settembre potremmo assistere a una didattica mista (in presenza e online) molti ragazzi italiani sperano di arrivare mentalmente indenni alle agognate vacanze estive. Così da poter archiviare momentaneamente i compiti a casa, e definitivamente una didattica che si basa sul senso di sacrificio dei genitori.