Come fare la spesa sui tacchi: cosa rimane dopo la bufera

Provando ad analizzare l'episodio con uno sguardo “clinico”, osservando da spettatori esterni tutto questo assordante scambio di polemiche si possono osservare alcuni interessanti fenomeni psicologici

A pochi giorni della “Giornata contro la Violenza sulle Donne” la polemica su cosa sia giusto o cosa sia sbagliato per la donna, torna a riaccendersi.

La trasmissione “Detto Fatto” condotta da Bianco Guaccero, invita una ballerina e coreografa, Emily Angelillo, per un tutorial su come una donna può essere sexy, mentre fa la spesa, con, ai piedi, un paio di tacchi.

Il caso Angelillo ha creato una vera e propria bufera che ha visto il mondo social scatenarsi contro la ballerina, ricoprendola di offese e insulti, per avere, ancora una volta, strumentalizzato la donna, facendola apparire come un oggetto sexy che ha, come principale scopo, quello di attirare l’attenzione su di sé e sul suo aspetto fisico.

Ora, la commedietta che gli autori hanno voluto mettere in scena è stata decisamente di cattivo gusto oltre che poco divertente, nonostante l’intento della trasmissione fosse quello di inscenare uno sketch simpatico e leggero, per alleviare gli spettatori dal soffocante e complesso momento storico che tutti noi stiamo vivendo.

Il punto su cui vorrei ragionare, però, è un altro. Provando ad analizzare l’episodio con uno sguardo “clinico”, osservando da spettatori esterni tutto questo assordante scambio di polemiche si possono osservare alcuni interessanti fenomeni psicologici.

Il principio di realtà

Uno di questi riguarda il concetto di Principio di realtà: non tutte le decisioni che prendiamo, le inferenze che facciamo, i giudizi che diamo rispetto a una situazione, su qualcuno o su qualcosa, seguono la logica: la nostra mente non funziona sempre tenendo in considerazione tutti gli elementi che la situazione ci pone davanti, ma ragioniamo in modo rigido e automatico, traiamo conclusioni senza riflettere e senza raccogliere tutti gli elementi che emergono dal contesto. Questo meccanismo, che sempre più ci appartiene, in una società caratterizzata dalla velocità nello scambio di informazione, dalla ripetitività e dalla sempre minore attenzione che dedichiamo a ciò che vediamo e sentiamo, facilita schemi di pensiero rigidi e automatici che portano a vere e proprie distorsioni cognitive.

Il pensiero “tutto-nulla”

Un esempio è quello del pensiero “tutto-nulla”“la giornata di oggi è meravigliosa”, oppure “è uno schifo”“hai assolutamente ragione o assolutamente torto”“questa cosa è completamente giusta o completamente sbagliata”. Questa rigidità di pensiero, ci porta a ragionare attraverso modalità bianco o nero, in cui le sfumature, i dettagli della vita, degli eventi e delle esperienze si riducono a dettagli, eventi, esperienze o, completamente giuste o, completamente sbagliate, eliminando tutto il ventaglio di possibilità che stanno nel mezzo.

Ed è così che, attraverso questa modalità, ci ritroviamo a dare giudizi negativi, puntare il dito, di pancia, magari nascosti dietro a una tastiera, a una situazione che, di per sé, non è per forza “tutta nera”, ma il nostro modo di ragionare rigido ci porta a escludere qualsiasi altra valutazione e opzione a riguardo ed è responsabile di molte delle valutazioni negative che facciamo su noi stessi e, in questo particolare caso, sugli altri.

Esiste un altro concetto che può essere preso in considerazione per capire meglio il comportamento aggressivo e poco rispettoso delle persone (che va ben oltre la difesa del politically correct rispetto alla figura della donna), e riguarda la suscettibilità. Questo termine letteralmente va a coincidere con la permalosità e l’irritabilità.

Mai, come in questo momento storico, caratterizzato da paura e incertezza rispetto alla salute, al futuro, al lavoro e alla vita in generale, tutte le situazioni che affrontiamo, tutte le emozioni che proviamo, tutte le notizie che ascoltiamo, vengono vissute in modo amplificato rispetto alla loro reale potenza. In questo periodo siamo costantemente a contatto con la nostra emotività e viviamo, dal punto di vista psicologico, in una costante situazione di attivazione, che, spesso, non aiuta a vedere le cose in modo nitido e, come in questo caso, può portare ad un vero e proprio accanimento nei confronti di una donna che, in quella scenetta, stava solo recitando un copione (per quanto, come detto qualche riga più in su, per niente divertente). Ci si ritrova così a fare l’esatto opposto di quello che è il sano principio per cui da tempo giustamente si combatte, ossia difendere diritti e immagine della donna che troppo spesso viene strumentalizzata, ma nel modo meno corretto: prendendosela proprio con una donna.

Il risultato negativo di tutto ciò è l’estremizzazione, il cavalcare l’onda, come nel caso del concetto di politically correct, che viene così a ribaltarsi e, come un cane che si morde la coda, si perde di vista il principio fondamentale: la difesa della donna dall’oggettivazione, dalla discriminazione e dalla mancanza di libertà.

Sono settimane calde queste, in cui alle polemiche di cui sopra, si aggiungono, in molte città italiane, manifesti appesi qua e là, promossi da una associazione anti-abortista, che mettono in guardia le donne dall’utilizzare la pillola abortiva, nonostante ampiamente approvata dall’OMS come metodo abortivo sicuro, perché da considerare come veleno (il tutto amplificato dalla fotografia di una povera donna accasciata a terra, priva di sensi, dopo aver morso la mela rossa di Biancaneve).

Il vero problema

Il vero problema di tutto ciò è che l’unica ancora presa di mira, da qualsiasi parte la si voglia vedere è ancora la donna, che permane al centro di una polemica che la vede indirettamente e involontariamente protagonista di un copione di cui sembra impossibile liberarsi. Qualsiasi cosa faccia, sbaglia. Qualsiasi cosa dica, sbaglia.