Hikikomori: il ruolo del femminismo

Quando la lotta al sessismo diventa una nuova dinamica sessista

Conoscete Marco Crepaldi? Marco (laureato in psicologia sociale e specializzato in comunicazione digitale) è presidente e fondatore dell’associazione Hikikomori Italia e, in data 2 Giugno 2020, ha scritto quanto segue sul suo profilo Facebook:

“Oggi nelle storie di Instagram ho condiviso tre ricerche scientifiche che provano come, a livello di benessere psicologico, non ci sia una sostanziale differenza tra uomini e donne (almeno nei paesi del primo mondo), esprimendo quindi un dubbio sul fatto che i privilegi di essere maschio in questa società si traducessero necessariamente in una maggiore felicità, ipotizzando invece che avessero un lato oscuro della medaglia più sottile e troppo spesso sottovalutato a livello mediatico.

Quella storia è stata probabilmente pubblicata in qualche gruppo pseudo-femminista e ho cominciato a ricevere centinaia di insulti e minacce in Direct su Instagram e per tutto il web (fino al punto di andare in tendenze su Twitter a suon di offese personali).

Nelle storie successive ho precisato che quanto detto non significa che siamo in una società paritaria, ma semplicemente che la lotta ai ruoli di genere aiuterà anche i maschi a sentirsi meno sotto pressione e che continuare a etichettarli come privilegiati con rancore e colpevolizzazione, oltre che non essere utile, mi sembra anche sessista, perché continua a classificare le persone in base al genere”.

Ma che tipo di persona è Marco? Questo accanimento nei suoi confronti nasce da un suo atteggiamento estremamente maschilista oppure perché nella società italiana, pretendere di parlare delle tematiche di genere maschile (senza ovviamente dimenticare o sorvolare su quelle femminili) suscita le ire dei più?

Dire che le donne hanno il diritto all’uguaglianza sociale, economica e politica è corretto e accettato universalmente (o almeno così dovrebbe essere), ma sostenere che l’uomo non deve divenire la vittima di nuove dinamiche sessiste, nel 2020, espone ad attacchi del tipo:

“Marco Crepaldi fai di tutto per sentirti oppresso e quando ti insultiamo ti lamenti? Un po’ di coerenza. Ora piegati e leccami la suola delle scarpe, grazie.” ma anche “Da oggi è legale sparare agli etero.” – Utente Twitter, commento raccolto da Jematria sul suo canale Youtube, in un video di denuncia agli attacchi subiti da Crepaldi.

Anche chi ha cercato in qualche modo di difendere la libertà di espressione di Crepaldi, come ha fatto ad esempio Don Alemanno sul suo canale Youtube, viene attaccato con commenti tipo:

“Tu non puoi nemmeno sfiorare l’argomento, in quanto maschio bianco etero privilegiato.”

Cerchiamo di approfondire la questione analizzando un’intervista fatta a Crepaldi sul fenomeno degli hikikomori, così da comprendere le sue argomentazioni e capire come mai, il mondo del web e social, lo attacchi così violentemente fino a convincerlo a disintossicarsi dal mondo digitale.

L’intervista a Marco Crepaldi

“Lo voglio precisare, non è una critica nei confronti delle donne o degli uomini” puntualizza Marco Crepaldi durante un’intervista sul canale Youtube di Breaking Italy Podcast Clips.

Crepaldi sostiene che il fenomeno degli hikikomori sia correlato in parte anche al femminismo e ai ruoli sociali di genere. Inizia spiegando come la società sia meno attenta alle problematiche di genere maschile rispetto a quelle femminili (che comunque esistono e sono importanti, ma non sono le sole). Questo anche perché le donne ne dimostrano maggiore consapevolezza e tendono a rivendicare con più forza i loro sacrosanti diritti.

Ma tutto ciò come evolve? Chi sono gli hikikomori? Quali sono le pressioni sociali che limitano e distorcono la parità dei sessi? Il sessismo verrà presto sconfitto o sta semplicemente mutando nei ruoli e nei modi? Siamo qui per analizzare l’intervista e, se possibile, avanzare delle riflessioni.

Chi sono gli hikikomori?

Quello degli hikikomori è un movimento che viene dal Giappone, ma più che un movimento forse è meglio definirla come una scelta di vita individuale abbracciata da molti in modi e maniere simili.

Il termine significa “stare in disparte” ed è esattamente quello che fanno gli hikikomori: eremiti urbani del nuovo millennio, con età che generalmente vanno dai 14 ai 30 anni e che decidono di tagliare completamente i ponti con la vita sociale fuori dalla loro camera, escludendo a volte persino parenti e genitori.

Si tratta di un fenomeno prevalentemente maschile (dal 70% al 90% dei casi) e in Italia si ritiene plausibile l’esistenza di almeno 100.000 casi. Si può riassumere come un disagio adattivo sociale causato da molteplici cause, siano esse riguardanti il carattere, la vita nella comunità e/o familiare.

Meritocrazia: il sesso non conta

Se le donne governassero il mondo, il mondo sarebbe un posto migliore”: Crepaldi parte da questa dichiarazione dell’ex presidente degli USA, Barack Obama, per spiegare come a livello retorico e mediatico si stia attualmente “pompando” il ruolo della donna. Sostiene che in passato (ma anche attualmente, è innegabile) le donne abbiano sicuramente avuto problemi legati a una società e a una cultura sessita, ma che mitizzarle ed elevarle solo per il loro genere biologico non servirà a eliminare il sessismo, ma solamente a reindirizzarlo verso qualcun altro al fine di alimentare una nuova disparità.

Per non lasciare dubbi sui termini usati, Crepaldi ha premura di spiegare cosa si intende per sessismo: ”Il sessismo è la discriminazione di una persona sulla base del sesso. Significa che io ti attribuisco delle qualità solo perché tu sei uomo o donna” e aggiunge che quello che a lui preme maggiormente è arrivare a un punto in cui la società vedrà la variabile uomo/donna solo come una connotazione biologica. Sostanzialmente è importante essere persone capaci ed esseri umani decenti, il sesso non dovrebbe creare giudizi a priori.

Ritornando al discorso di Obama, Crepaldi lo definisce come figlio di una mentalità sessista latente e non bersagliata dal pensiero critico. Con tale retorica si sostiene la figura della donna come superiore all’uomo, discorso che a ruoli ribaltati avrebbe creato scandali e manifestazioni in piazza, ma che nell’attuale forma trova l’approvazione di tutti (uomini compresi).

Riflessione personale

Premessa: le frasi che seguiranno sono solamente una provocazione, nessuno dotato di intelletto potrebbe condividere pensieri simili, ma ci serviranno per capire determinati automatismi.

“Le donne non capiscono nulla, sono delle incapaci emotive, delle complessate inferiori e dovrebbero pensare a fare l’unica cosa che gli compete: stare in casa e badare i figli” e aggiungerei “Se una è gnocca il modo di fare carriera lo trova”.

Scommetto che leggere queste frasi avrà provocato un certo senso di disgusto e disapprovazione (com’è giusto che sia, si tratta solo di una provocazione).

Ma se io dicessi: “Lascia fare a noi donne, siamo multitasking e capaci di gestire più cose contemporaneamente. Voi uomini siete tutti dei coglioni, ragionate solo con quel cosetto insulso che vi ritrovate tra le gambe e vi sta bene quando vi usiamo come giocattoli e poi vi gettiamo via” oppure “Gli ho trovato un messaggino di un’altra e sai cosa ho fatto? Gli ho sfasciato la macchina e l’ho pestato ben bene. Vedrai che ora non ci pensa più alle zoccolette”.

Onestamente, ha provocato lo stesso senso di disgusto delle affermazioni maschili o la gravità percepita è inferiore? Magari l’idea di un energumeno grande e grosso che si fa menare da una ragazzetta esile senza opporre resistenza fa anche un po’ ridere, vero? Il senso del discorso è proprio questo: le persone vengono prima del genere. Sei un/a violento/a? Vali poco come essere umano. Sei capace, meritevole e degno di ammirazione? Bene conta questo, non se sei uomo o donna.

Un po’ come affermato da Crepaldi: “Per me l’obiettivo è arrivare a un punto in cui non si dica che la donna è migliore o che l’uomo è migliore in alcuni campi, ma arrivare a poter dire che uomo o donna non è rilevante. Basta che mi fai vedere quanto vali e quello di cui sei capace e per cui ti dovrei giudicare. Da qui si ritorna alla meritocrazia”.

Relazione tra hikikomori e “femminismo”

In una società in cui vengono promosse e fatte passare sotto traccia nuove disparità di genere qual è la relazione tra il fenomeno degli hikikomori e il “femminismo”?

Vi chiederete il perché del virgolettato agli estremi della parola femminismo. Faccio subito chiarezza: il femminismo è un movimento nato e diffuso per promuovere e ottenere la totale parità di diritti e possibilità di genere in una società in cui questi diritti non venivano (e non sono) accettati e garantiti. Una femminista non vorrebbe mai provocare nuove disparità sessiste, consapevole del fatto che due ingiustizie non fanno una cosa buona. È un particolare che nell’intervista non viene approfondito, ma che era mia premura sottolineare.

Tornando alla domanda di inizio paragrafo, Crepaldi afferma che attualmente si sta generando un clima sociale per cui i problemi maschili non emergono. In generale intorno alla donna esiste una rete di protezione e tutela che storicamente ha avuto ragione di esistere, ma che adesso non dovrebbe rimanere un’esclusiva riservata alle donne, poiché anche l’uomo ha problematiche di genere da risolvere.

“Il maschio deve costantemente confermare di essere maschio. Mentre per una donna essere tale è garantito dalle caratteristiche biologiche di genere, il maschio viene percepito come tale solo se riesce a mantenere un certo grado di virilità. Questo è un peso perché se tu non riesci a mantenere determinati standard sociali sentirai la pressione a dover cambiare comportamento. Dovrai dimostrarti più sicuro, più macho, fare il fatidico primo passo, anche se questo non è nella tua natura”.

Questa pressione sociale così forte e martellante è probabilmente una delle chiavi del fenomeno degli hikikomori. Se un carattere più fragile non ti consente di sopportare tale peso o le ipocrisie della società è normale sentire la pulsione a chiudersi in se stessi e nel proprio mondo.

In aggiunta, sempre secondo Crepaldi, l’uomo per essere ritenuto attraente (nella maggior parte dei casi, non sempre sottolinea) deve essere libero da questa componente di insicurezza, questione da cui la donna è esonerata. Al massimo la donna può essere reputata meno attraente quando esce dal suo ruolo di genere, quindi ostenta caratteristiche più mascoline anche al fine di affermarsi maggiormente a livello lavorativo.

Questo accade perché più una donna rispecchia le sue presunte caratteristiche biologiche di genere più è sessualizzata. Più è sessualizzata e meno verrà riconosciuta come competente in ambito lavorativo e questa è una delle cose che sfavoriscono le donne e alle quali bisogna opporsi.

Viralità dei messaggi e differenze di genere

Un termine come “femminicidio” è chiaro, trasparente, limpido e tutti immediatamente sappiamo a cosa ci si riferisce. Basta una parola.

Un discorso più ampio come questo, nel quale si cerca di far luce sulle nuove disparità di genere e su una nuova forma di sessismo che non passa sotto la lente critica della società, non trova un’immediatezza tale da rendere il messaggio di rapida diffusione, perché richiede un’analisi forse più razionale e va anche un po’ oltre il senso comune.

Il pensiero secondo cui ormai la donna è da considerarsi superiore all’uomo è accettato socialmente, quindi difficilmente passerà attraverso le strette maglie della critica e viene accettato in maniera assoluta. Sottolineiamo un aspetto importante: le donne, nella società hanno dei problemi e affrontano pregiudizi giornalmente, non siamo qui a dire il contrario, stiamo ribadendo il fatto che è giusto sradicare tutte le disuguaglianze di genere e non crearne di nuove, come spesso avviene.

Questo complice il fatto che in molti esiste ancora la concezione dantesca del contrappasso/analogia come metodo di risoluzione delle ingiustizie, del tipo: “Le donne hanno sofferto per una società che riteneva gli uomini superiori e padroni di esse? Bene che ora lo provino anche loro (gli uomini) sulla loro pelle”.

Finché non verrà sradicata questa mentalità “occhio per occhio”, difficilmente azzereremo completamente le disparità e soprattutto non riusciremo a trasmettere tutti i tipi di messaggio in ugual maniera.

Gli estremi di ogni pensiero

Avete mai sentito parlare di nazi-femminismo o di incel? Li spieghiamo brevemente, nonostante nell’intervista non siano stati citati, per rendere maggiormente evidente come gli estremi fomentino l’odio, mentre i punti di incontro possano aprire al dialogo. In medio stat virtus.

Nazi-femminismo

Nel parlato comune è piuttosto frequente parlare di femminismo avendo in mente (e sbagliando) il nazi-femminismo. Questa confusione, all’interno della società, va principalmente a discapito delle femministe, le quali si battono per un sacrosanto diritto di uguaglianza di genere.

Perciò chi sono le nazi-femministe? Il nome nasce dall’unione dei termini femminismo e nazismo, coniato da Tom Hazlett (professore di economia alla Università di California a Davis) e reso popolare dal giornalista Rush Limbaugh. Nel nostro dizionario esiste un termine adatto per definire questa ideologia, ovvero biofemminismo: concezione che sostiene la superiorità biologica della donna sull’uomo.

Qualche citazione celebre di note esponenti di questo movimento? Ve le servo subito:

“Voglio vedere un uomo picchiato a sangue e con un tacco a spillo conficcato nella sua bocca, come una mela nella bocca di un porco.” – Andrea Dworkin

“Uno degli impliciti, seppur non ammessi, pilastri del femminismo è stato un fondamentale disprezzo per i maschi.” – Wendy Dennis

“Noi siamo, come genere, infinitamente superiori agli uomini.” – Elizabeth Cady Stanton

“La proporzione di uomini deve essere ridotta e mantenuta al 10% circa della razza umana.” –  Sally Miller Gearhart

“Dobbiamo solamente tenere un gruppetto di donatori in una fattoria per lo sperma.” – Rosie DiManno

Incel

Il termine incel sta per involontariamente celibi ed è un movimento fondato inizialmente e involontariamente da una donna, Alana, la quale desiderava semplicemente creare un forum nel quale chiunque fosse solo potesse trovare un partner, un supporto, indipendentemente dal sesso. Adesso non è più così, incel ha cambiato il suo significato originario e il fenomeno è quasi esclusivamente maschile.

Il celibato viene motivato dai nuovi incel come l’effetto di una maggiore e talvolta eccessiva selettività della donna nella ricerca di partner sessuali. Secondo gli incel le donne pretendono più di quanto offrono. Essi si sentono emarginati, discriminati, perdono autostima non vedendo soddisfatte le proprie pulsioni naturali e talvolta possono accumulare rabbia e rancore.

Qui bisogna fare una premessa importante: non tutti gli incel istigano all’odio o adottano atteggiamenti misogini, ma esistono tantissimi gruppi social e forum online in cui le argomentazioni trattate sono da far accapponare la pelle, tanto da inneggiare allo stupro e all’omicidio.

Anche per il lato oscuro degli incel facciamo una carrellata di citazioni tristemente famose:

“Le donne non sono persone che Dio le ha semplicemente messe qui per l’intrattenimento dell’uomo.” – Calvin Smith

“Domani è il giorno della punizione, il giorno in cui avrò la mia vendetta contro l’umanità, contro tutti voi. Negli ultimi otto anni della mia vita, da quando ho raggiunto la pubertà, sono stato costretto a sopportare un’esistenza di solitudine, rifiuto e desideri insoddisfatti perché le ragazze non sono mai state attratte da me. Le ragazze hanno dato il loro affetto, il sesso e l’amore ad altri uomini ma mai a me. Ho 22 anni e sono ancora vergine. Non ho mai nemmeno baciato una ragazza. Ho frequentato il college per due anni e mezzo, più di questo in realtà, e sono ancora vergine. È stato molto difficile. Il college è il momento in cui tutti sperimentano cose come il sesso, il divertimento e il piacere. In quegli anni, ho dovuto marcire nella solitudine. Non è giusto. Voi ragazze non siete mai state attratte da me. Non so perché voi ragazze non siate attratte da me, ma vi punirò per questo. È un’ingiustizia, un crimine, perché… Non so cosa non vediate in me. Sono il ragazzo perfetto eppure vi buttate tra le  braccia di questi uomini odiosi invece che tra le mia, il supremo gentiluomo.” – Elliot Rodger

“Soldato semplice Minassian Reggimento 00010, desidero parlare al Sergente 4chan per favore. C23249161. La Ribellione Incel è già iniziata! Spodesteremo tutti i Chad e le Stacy! Tutti acclamino il Gentiluomo Supremo, Elliot Rodger!” – Alek Minassian, prima dell’attentato di Toronto del 23 Aprile 2018

Il buon senso è la chiave

Uomo e donna sono fondamentalmente uguali. A sostegno di ciò esiste uno studio che evidenzia come le differenze infragruppo, ciò tra donna e donna, siano mediamente superiori a quelle tra gruppi, cioè tra donna e uomo. Significa che una donna differisce mediamente molto di più dalle altre donne piuttosto che tra donne e uomini. Questo ci dimostra che molte delle nostre differenze riguardanti la differenza tra i sessi siano collegabili alla nostra educazione, che fin da piccoli ci impone certi modelli. Quello che voglio dire è che quello non è il sesso biologico, ma il ruolo di genere e noi dobbiamo cercare di andare oltre. Che tu sia donna o uomo devi avere le stesse possibilità, perché hai le stesse competenze di base.”

Con questa affermazione Crepaldi ha un po’ riassunto e sostenuto il suo punto di vista, che può essere condivisibile o no, questo riguarda il pensiero critico di ogni singolo individuo. Ciò che è innegabile è che la “guerra dei sessi” ha stancato un po’ tutti e come tutte le guerre non porta alla gloria dei veri vincitori. La guerra è un po’ così: sfruttata dagli opportunisti, amata dai frustrati. E finiamo tutti per essere più soli e con i letti un po’ più vuoti.