Garattini contro i “Farmaci fotocopia”: il 70% è inutile

Il farmacologo si schiera però a favore dei vaccini: "ci difendono da malattie catastrofiche".

Ha cavalcato un millennio studiando e portando il suo sapiente contributo nel settore del farmaco, fino a fondare, nel 1961 a Milano, l’Istituto di ricerche farmacologiche “Mario Negri”. Mente tra le più feconde del panorama scientifico italiano e internazionale, il farmacologo Silvio Garattini dice no all’eccessiva “medicalizzazione” dei tempi moderni e alla medicina alternativa, sostenendo, senza timori e riverenze, che il 70% dei 12 mila farmaci utilizzati nel Belpaese è inutile.

Professore, quando è inevitabile ricorrere al farmaco? 

Quando si è in presenza di malattie gravi e i farmaci danno più benefici che rischi (tumori, diabete, cardiopatie gravi…). Quando si vivono situazioni di disagio che possono essere risolte solo con il medicinale. Quando, insomma, non se ne può veramente fare a meno. Anche se oggi sono cambiati certi parametri, per esempio: con 120 di glicemia si dice che una persona sia già in pre-diabete e viene trattata con farmaci. In passato, invece, i parametri erano più alti e si ricorreva al farmaco con meno facilità. Ma la domanda vera è un’altra: possiamo cambiare certe condizioni, non patologiche e gravi, senza far ricorso al farmaco?

Lo chiediamo a lei: è possibile? 

Certo: modificando il proprio stile di vita. Invece di assumere farmaci si potrebbero mangiare meno zuccheri, eliminare grassi, fare più esercizio fisico regolare. Ma nell’era moderna, purtroppo, si predilige il mercato della medicina. Il farmaco è diventato un viatico naturale. Questo non va bene. Occorre, e al più presto, un cambiamento culturale. Ed è necessario fare più prevenzione per evitare le malattie evitabili, che non sono poche.

Anche l’età media di vita delle persone influenza sicuramente la scelta.  

Certamente, l’Italia è uno dei paesi con maggiore aspettativa di vita: 81 i maschi, 85 le donne. Va da sé che certe patologie siano, a una certa età, più diffuse. E il ricorso al farmaco, a quel punto, indispensabile.

Davvero crede che gran parte dei medicinali in commercio dovrebbe essere eliminato dagli scaffali delle farmacie?  

Sì, molti farmaci cambiano nome e involucro ma sono solo fotocopie di quelli già esistenti. Pertanto, non servono a granché, anzi, a volte creano maggiore confusione nell’utente. Altri sono inefficaci, altri addirittura vengono presi quando non servono. E anche i costi a carico del servizio sanitario nazionale lievitano: 22 miliardi annui solo per i farmaci. È un mercato caotico, quello del farmaco!

Non dovrebbero intervenire gli enti deputati, come EMA e AIFA?

L’Ema non interviene perché l’attuale legislazione chiede che un farmaco possieda caratteristiche di qualità, efficacia e sicurezza. Criteri in base ai quali il farmaco viene approvato a livello europeo e messo in commercio. Ma non viene considerato il valore terapeutico aggiunto, cioè come quel farmaco si posiziona nel mercato in termini di ‘valore complessivo’, rispetto a farmaci preesistenti. Questi ultimi, se si dimostrano meno efficaci, andrebbero eliminati, invece rimangono tutti nella lista dei prodotti rimborsabili.

A livello nazionale, cosa andrebbe fatto? 

L’Aifa, in Italia, dovrebbe fare una selezione dei farmaci che servono e mettere uno stop ai copioni.

In alcune recenti interviste, lei fa riferimento a statine e antipertensivi che in molti casi non porterebbero beneficio, aggiungendo alla lista l’ozono per l’artrite, gli ultrasuoni per i disturbi muscolari, le camere iperbariche usate per disturbi per i quali “non ci sono evidenze di miglioramento”. 

Dov’è possibile, basterebbe solo cambiare le proprie abitudini per stare meglio. Le statine? Nel rischio di infarto cardiaco non si può non tenere conto di fattori scatenanti come il colesterolo alto ma dare le statine agli anziani è spesso rischioso, perché i danni sono più dei benefici. Anche in questo caso sono cambiati i livelli di normalità: fino a 20 anni fa 240 mg/dl di colesterolo erano considerati normali, poi si è passati a 220, infine sotto i 200.

Rientrano in questo elenco dei no anche gli integratori alimentari. 

Vero, perché privi di prove di efficacia. Ogni anno si spendono 3,6 miliardi in integratori che non servono a niente. Ma il mercato ce li impone, ce li impacchetta e propina in mille soluzioni. Basterebbe sapere che una dieta varia fornisce al nostro corpo tutti i macro e micro elementi che ci servono per stare bene.

Per quale motivo, allora, certi farmaci vengono autorizzati? 

Ci sono grandi interessi economici dietro, la pressione dell’industria. Ci sono le multinazionali…

Parliamo di prontuario farmaceutico…

L’ultima revisione del prontuario farmaceutico è stata fatta nel 1993, facevo parte anche io della Commissione ministeriale. All’epoca eliminammo tanto superfluo, farmaci per 4 mila miliardi di vecchie lire. Sono trascorsi ben 27 anni, forse sarebbe il caso di rimettere mano al prontuario e recuperare risorse da reinvestire nel sistema sanitario nazionale o comunque nel settore della medicina e della ricerca.

Generico o medicinale di “marca”? 

Generico, assolutamente sì. Ma in Italia, per una mentalità sbagliata, solo il 30 per cento delle persone fa uso di farmaci equivalenti. In altri paesi d’Europa, sono già all’80 per cento.

Perché? 

In una società consumistica come la nostra, si è portati a pensare che il prezzo minore del farmaco generico e quello maggiorato del farmaco di marca facciano la differenza in termini di qualità. Non è così! Il medicinale generico, o equivalente, presenta lo stesso principio attivo, stessa forma farmaceutica, stesso dosaggio e stessa via di somministrazione del medicinale di “marca”. Sono farmaci a tutti gli effetti e possono essere messi in commercio solo quando non sono più coperti da brevetto.

Vaccini sì, vaccini no. 

Sì ai vaccini. Sono farmaci tra i più sicuri in commercio, perché proteggono per lungo tempo da malattie catastrofiche e solitamente hanno effetti collaterali limitati. Diciamo che i pro sono superiori ai contro. Hanno debellato poliomelite, tetano, e via dicendo, salvando il mondo da vere e proprie pandemie.

Non a caso, anche adesso con il Covid-19, si aspetta come la manna dal cielo l’arrivo di un vaccino…  E siamo al primo annuncio da parte di Commissione Europea e di Bruxelles per le prime dosi tedesco-americane. 

Le notizie che arrivano dagli ambienti scientifici sono ottimistiche e rassicuranti. Credo che a breve avremo non solo un vaccino ma più vaccini a disposizione. Intanto, tra fine anno e i primi di gennaio, arriveranno le prime dosi del vaccino Pfizer/BioNTech in Italia.. Una bella notizia, questa!

Sarà disponibile, subito, per tutti? 

No, si darà la precedenza a chi ne ha realmente bisogno! Ci vorrà tutto il 2021 per mettere in sicurezza in nostro Paese, finiremo nel 2022.

Vista la stagione, non posso che chiederle del vaccino antinfluenzale

Consiglio di farlo, soprattutto a chi ha patologie in atto o dopo una certa età. L’influenza stagionale rappresenta un serio problema di sanità pubblica e una rilevante fonte di costi diretti e indiretti per la gestione dei casi. Mediamente, solo nel nostro Paese, muoiono 6 mila persone all’anno per le complicanze dell’influenza. Pertanto, meglio correre ai ripari con un vaccino dedicato. Io, lo faccio!

Lei è contro le cure alternative, l’omeopatia, tutto quello che non è medicina ufficiale. 

Lo sono perché le cure alternative non hanno nessuna evidenza scientifica. Io sono un ricercatore, è tutta la vita che studio, e non potrei che basarmi sull’evidenza dei fatti.

Si è anche parlato di vaccino antinfluenzale, omeopatico. Non le chiedo nemmeno cosa ne pensa…. 

Ma stiamo scherzando? La salute è una cosa seria… Mi ripeto: non si può affidare la cura del corpo all’omeopatia. E questa storia del vaccino omeopatico è follia, un errore gravissimo, pericoloso, fuorviante. Fate attenzione!