Cos’è l’omeopatia

E perché viene usata nonostante la medicina non la riconosca

Omeopatia cosa vuol dire

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    L’omeopatia (dal greco “simile sofferenza”) è, per chi non ne avesse mai sentito parlare, un metodo terapeutico che si basa su un principio molto semplice, detto della ‘similitudine’. Una terapia per cui se devo curarmi utilizzerò (o meglio, mi verranno somministrate) delle sostanze che provocheranno nel mio corpo gli stessi sintomi del male che devo curare. In questo modo, secondo la convinzione che ‘similia similibus curantur’ (dal latino ‘i simili si curino coi simili’), l’azione del farmaco omeopatico, personalizzato per lo specifico caso, farà da stimolo reattivo alla malattia. Il male riconoscendo un suo ‘simile’, scomparirà. 

    Mai ufficializzata dalla medicina tradizionale che attribuisce a questa pratica al massimo il potere di un effetto placebo, l’omeopatia è ancora utilizzata in Italia e nel mondo, seppur in percentuale sempre minore. 

    Ripercorriamo la sua storia e cerchiamo di capire se, nonostante gli studi affermino il contrario, ha qualche controprova scientifica sulla sua efficacia. dato che nonostante tutto viene ancora praticata. 

    STORIA DELL’OMEOPATIA 

    L’omeopatia, come detto, si basa sulla legge della ‘similitudine’ secondo la quale, come intuito da Ippocrate nel III sec. a.C., ‘i simili sono curati dai simili’.  Proprio il padre della medicina la utilizzò nel corso di un’epidemia di colera ad Atene: Ippocrate somministrò infatti ai pazienti dosi di Elleboro Bianco (Veratrum album) che provocava gli stessi effetti della violenta tossinfezione dell’intestino tenue. 

    Questo particolare approccio medico ai tempi di Ippocrate non aveva però ancora un nome e si dovrà aspettare la fine del diciottesimo secolo, quando il medico tedesco Samuel Hahnemann (1755-1843) coniò il termine, definendolo in maniera più netta in tre opere fondamentali sull’argomento:

    •  ‘Organon’ (1810): spiega il concetto di omeopatia per come lo conosciamo
    • ‘Materia medica pura’ (1811-1821): scende su un piano più pratico, portando a rafforzare la tesi sull’efficacia del metodo attraverso alcune osservazioni di sperimentazioni condotte su individui sani a cui furono somministrate sostanze attive
    • ‘Malattie croniche’ (1828): spiega la metodologia e come applicarla per affrontare e curare malattie croniche

    Nel tempo ci si è interrogati sull’efficacia dell’omeopatia e in anni recenti sono usciti numerosi studi sull’argomento. Vediamone alcuni per capire, su basi concrete, l’omeopatia e se  è davvero efficace. 

    L’OMEOPATIA FUNZIONA DAVVERO?

    Quando si usa l’espressione ‘effetto placebo’ ci si riferisce al miglioramento provocato dall’assunzione di sostanze o dalla messa in atto di una determinata terapia che, pur non prevedendo specifici principi attivi, può funzionare nella misura in cui il paziente è fiducioso sui risultati positivi che provoca quello che assume o sul metodo utilizzato per curarsi. 

    L’omeopatia rientra perfettamente in questa definizione ed è l’unica vera qualità che gli è riconosciuta dalla maggior parte della comunità scientifica ufficiale. 

    Gli studi, soprattutto recenti, in materia sono diversi.

    RECENTI STUDI SULL’OMEOPATIA

    • Del 1998 sono i primi condotti da parte della Cochrane Collaboration per rimettere in discussione le tesi sull’efficacia dell’omeopatia. Si tratta di reviews che evidenziano le carenze metodologiche di chi voleva affermare il valore medico di queste terapie, a partire dal trattamento dell’influenza fino alla riduzione degli effetti collaterali della chemioterapia in ambito tumorale
    • Nel 2005 è invece la rivista medico scientifica ‘The Lancet’ ad affermare l’effetto placebo prendendo in esame 220 studi clinici
    • Del 2009 è lo studio della commissione Science and Technology della Camera dei Comuni britannica che conferma la sopracitata tesi
    • Una ulteriore review è quella del 2006, stavolta dell’European Journal of Cancer’, che attesta la sua inutilità nel trattamento del cancro

    Pratiche che non solo possono rivelarsi totalmente inutili ma che possono portare in alcuni casi, come dimostrato da una review del 2012, anche alla morte. Nonostante questo, però, e nonostante il numero di chi si affida alle cure omeopatiche sia come detto in calo, ancora una certa percentuale decide ogni anno di affidarsi a queste terapie. Vediamo perché.

    PERCHÉ CI SI AFFIDA ALL’OMEOPATIA?

    In quanto scienza medica naturale, secondo i suoi sostenitori, l’omeopatia presenta numerosi vantaggi, tra cui quelli di:

    • fondarsi su basi che partono da materie prime che arrivano dal mondo vegetale, animale e minerale
    • l’assenza di effetti secondari e tossici (per via dell’assunzione in piccole dosi)
    • il suo essere una cura centrata sull’individualità del paziente che può così godere di un trattamento personalizzato

    La persona viene presa in carico nella sua unicità e il rapporto con il medico diventa un dialogo diretto. Il professionista può entrare così in uno stato di comprensione empatica con chi si trova davanti. Insomma, una cura priva di elementi tossici, non standardizzata, compatibile e complementare anche con le terapie tradizionali. 

    FAVOREVOLI E CONTRARI ALL’OMEOPATIA

    Nel campo degli studi, poi, a fronte di moltissime ricerche che hanno attestato la scarsa incidenza dell’omeopatia, sono spuntati e spuntano anche studi che affermano l’opposto, riconoscendo a queste terapie effetti benefici ben oltre il semplice effetto placebo, come ad esempio quello condotto presso la clinica universitaria Charité di Berlino nel 2004 su un campione di 3981 pazienti, il 95% dei quali affetto da malattie croniche. Il risultato è stato che, secondo le valutazioni dei medici coinvolti, il 25,7% di loro non manifestava più disturbi al termine dei 24 mesi successivi all’inizio dei trattamenti.

    Dati favorevoli a chi pensa che l’omeopatia sia un valido supporto nella cura e che non fa altro che rafforzare le convinzioni della comunità che ci si affida. 

    CONCLUSIONI

    Ad ogni modo, a partire dagli inizi degli anni 2000, la popolarità e l’utilizzo del metodo omeopatico è sempre più in calo, oltre che essere messo alla porta dalla comunità medica e scientifica. In Francia, nel giugno del 2019, la Haute autorité de santé si è pronunciata contro il rimborso dei rimedi omeopatici, a cui non è riconosciuta una sufficiente validità in termini di cura, mentre in Italia dopo un picco dell’8,2% di connazionali che ne avevano fatto uso almeno una volta (nei 3 anni precedenti all’indagine) verso la fine nuovo millennio, nel 2013 la cifra si era praticamente dimezzata. 

    Restano eccezioni come l’India, dove l’omeopatia (assieme ad altre terapie e pratiche, fra cui lo yoga) è addirittura riconosciuta, dal 1954, all’interno del programma di assistenza integrativa per dipendenti e funzionari pubblici indiani. 

    Ma forse non è l’eccezione che conferma la regola?

    Fonti

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