A scuola di empatia contro bullismo e cyberbullismo

Il fenomeno sociale del bullismo in bambini e adolescenti come specchio della società

bullismo e cyberbullismo

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    In letteratura troviamo molte opere in cui sono raccontati episodi di bullismo, o bullying in inglese, come la famosa favola de “Il brutto anatroccolo” di Hans Christian Andersen oppure il libro “Cuore” di Edmondo de Amicis, in cui viene descritto il giovane Franti come un bullo ante litteram; per finire con il popolare romanzo “Il signore delle Mosche” di William Golding, che con la sua crudezza descrive come un gruppo di normali ragazzini, sopravvissuti a un incidente aereo, su un’isola deserta, passino da una società democratica a una tribù di selvaggi sanguinari.

    Bullismo è infatti la definizione utilizzata per indicare le sopraffazioni, psicologiche o fisiche, ripetute e continuate nel tempo, da parte di un individuo o da un gruppo di persone, dominanti rispetto a un’altra, percepita come più fragile.

    Bambini, adolescenti e bullismo

    È aumentata la violenza nella scuola? In base alle denunce e alle osservazioni recenti sembrerebbe di sì: da una recente ricerca condotta nella scuole italiane è emerso che il 41% dei bambini delle elementari e il 26% di quelli delle medie hanno subito prepotenze.

    «Lo psicologo Elliot Aronson – spiega Anna Oliverio Ferraris nel suo saggio –  è convinto che gli insegnanti non debbano restare indifferenti: se non trovano alcun tipo di resistenza e di autorità, i bulli si rafforzano nell’idea di poter dare libero sfogo ai propri impulsi e gli altri, i “testimoni”, finiscono per adeguarsi all’andazzo dominante. Il docente, che fa finta di non vedere atti di bullismo o cyberbullismo, non aiuta i prepotenti, al contrario si perde un’occasione per farli maturare e di far assumere loro la responsabilità dei propri atti.»

    Cyberbullismo: il bullismo versione cyberspazio

    Internet, gruppi whatsapp, chat room e social network hanno portato a una nuova frontiera: il cyberbullismo. Le nuove forme di aggregazione sul web sono per i più giovani luoghi dove possono circolare false amicizie, prepotenze, prevaricazioni. Il cyberbullismo contempla la possibilità di fare “scherzi” più o meno pesanti, come l’invio in rete di video con persone picchiate, malcapitati ripresi a loro insaputa, foto osé non autorizzate, pettegolezzi e calunnie ai danni di un compagno o di una compagna. L’anonimato è l’egida dell’aggressore, che non deve essere neanche più forte fisicamente della vittima.

    L’importanza del linguaggio

    «Esiste una vasta gamma di situazioni apparentemente non aggressive, ma che in realtà lo possono essere dopo un’analisi più attenta – spiega Anna Oliverio Ferraris, psicologa e psicoterapeuta, autrice del libro “Piccoli bulli crescono” – pensiamo al linguaggio che viene usato negli sport competitivi: espressioni come “stracciare”, “distruggere”, “umiliare” l’avversario indicano forti impulsi aggressivi. Pensare di annullare ogni forma di violenza è utopico così come lo è pensare che la violenza possa essere impedita solo con interventi istituzionali. La violenza ha la capacità di riemergere nella quotidianità in forme aggressive diverse e sottili, ecco perché ognuno di noi, pur ricercando e avvalendosi dell’appoggio esterno, deve essere in grado di riconoscerla e fronteggiarla e renderla innocua, sia quando proviene dall’esterno sia quando origina dalla nostra interiorità.»

    Gli studi fatti indicano tre indicatori predittivi nei bambini che potrebbero manifestare atteggiamenti da bullo: 

    • deficit di empatia, cioè la carenza nella capacità di rappresentarsi ciò che l’altro sente e vive, distinguendolo da ciò che uno prova;
    • Tendenza al contagio emotivo, cioè tendere a lasciarsi trascinare dagli impulsi degli altri;
    • Tendenza alla rottura emotiva, che consiste nel soffocare inconsciamente le emozioni che possono far soffrire.

    Come stanno cambiando le nuove generazioni?

    «Anche se non è l’unico fattore di cambiamento (vedi il mio libro “Come sopravvivere con un adolescente in casa” BUR), la presenza delle nuove tecnologie della comunicazione sta determinando una rilevante trasformazione negli interessi dei giovani e nel modo in cui trascorrono il tempo libero. Il mondo virtuale si affianca a quello reale e assorbe la loro attenzione con una miriadi de stimoli e di informazioni che, se da un lato danno l’impressione di padroneggiare conoscenze e saperi, dall’altro non favoriscono l’approfondimento.»  

    Che rapporto ha il bullismo con il comportamento che hanno i genitori con i propri figli?

    «I genitori sono modelli molto importanti. Essi sono anche gli educatori con cui i figli hanno rapporti quotidiani fin dall’infanzia. I loro comportamenti verbali e non verbali, i loro stili educativi, la loro filosofia di vita si trasmettono ai figli per osmosi.»

    In cosa la scuola e i docenti possono essere di aiuto in caso di episodi di bullismo?

    «Ci  sono, ormai ampiamente collaudati, svariati tipi di intervento (che espongo nel libro “Piccoli bulli e piccoli bulli crescono” BUR) da adattare alle diverse situazioni. È necessario che gli insegnanti, che ancora non l’hanno fatto, si aggiornino. È dalla fine degli anni Ottanta che nel nostro paese si parla e si scrive di bullismo. Il cyberbullismo è un fenomeno più recente che richiede la conoscenza delle tecnologie digitali e un’educazione specifica al loro utilizzo. Anche su questo fenomeno tuttavia vengono fatti continuamente dei seminari di formazione rivolti agli insegnanti.»

    Le nuove frontiere del cyberbullismo: come possiamo aiutare i ragazzi?

    «Insegnando loro un corretto uso del computer e dello smartphone e mettendoli in guardia dai rischi che possono correre sia come perseguitati, che come persecutori. I genitori, inoltre, che regalano ai figli queste tecnologie devono sapere quale uso ne fanno e, se necessario, inserire dei filtri.»

    La famiglia e il bullismo

    La famiglia rappresenta l’ambiente di vita dove i bambini fanno i primi fondamentali apprendimenti.  L’eccessivo permissivismo dei genitori odierni alimenta e viene alimentato dall’attuale società consumistica. Il marketing e il costante invito a soddisfare i desideri del bambino rafforzano il suo senso di onnipotenza, che può sfociare nell’arroganza, che poi può dare origine agli atti antisociali, non appena il ragazzo comincia a essere più autonomo.

    «L’elemento attivo su cui l’educatore può impostare il proprio intervento è la responsabilità personale – afferma Oliverio Ferraris –  bisogna credere che in ognuno di noi ci sia una parte sensibile che può cambiare: un giovane deve sentirsi spronato e autorizzato a comportarsi in modo responsabile. La sanzione educativa ha il valore di segnale e di limite, e attribuisce a ognuno la responsabilità dei propri atti, risarcendo la vittima si ristabilisce l’equilibrio alterato.»

    A scuola di empatia contro il bullismo

    Aristotele diceva che l’uomo è un animale sociale in grado di essere distruttivo e allo stesso tempo capace di collaborare, essere altruista e amicale. Si tratta dunque di fare emergere comportamenti collaborativi stabili e costruttivi. L’empatia, cioè la capacità di entrare in risonanza con il sentire dell’altro, seppur sia innata è una facoltà che va incentivata e promossa nelle scuole.

    L’espressione artistica, attraverso progetti di danza, arte, musica e teatro, è sicuramente un valido strumento per l’educazione dei giovani, la prevenzione del bullismo e il controllo dell’aggressività.

    Alice Project: filosofia zen come prevenzione del bullismo

    Il metodo “Alice Project” è un progetto che basa la didattica nella scuola dell’infanzia e primaria sulla filosofia zen, per prevenire il bullismo. Il progetto, ideato dal maestro Valentino Giacomin, è stato avviato in via sperimentale, primo caso in Italia, nelle scuole primarie dell’Istituto comprensivo Don Milani, e in alcune scuole dell’infanzia, del territorio di Barberino Val d’Elsa e Tavarnelle Val di Pesa (Firenze).

    Fonti

    “Piccoli bulli crescono” di Anna Oliverio Ferraris 
    “Manuale di etica Universale” di Valentino Giacomin
    “Cognitive and attentional mechanisms in delay of gratification”. Journal of Personality and Social Psychology. di Mischel W.
    “Bullismo elettronico” di Maria Luisa Gente, Antonella Brighi, Annalisa Guarini
    “Stalking, atti persecutori, cyberbullismo e diritto all’oblio” Di Aa.vv.

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