L’andamento della spesa farmaceutica nel triennio 2018-2020

Analisi e monitoraggio della spesa farmaceutica nel triennio 2018-2020: differenze da regione a regione, rimodulazioni del tetto massimo e impatto del Covid19

mercato farmaceutico

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    I tetti alla spesa farmaceutica del SSN e la loro revisione

    I tetti di spesa farmaceutica sono stati istituiti nel 2008 e nel corso degli anni sono stati ridimensionati, affinché potessero diventare veri e propri indicatori di budget finalizzati a dissuadere dallo sforamento. Dal 2015 quest’ultimo è stato crescente per gli acquisti diretti (ospedalieri) ed è cresciuta la capienza del tetto relativo alla spesa farmaceutica convenzionata. Lo sforamento non è di un tipo unico, bensì suddiviso in due categorie: quello per gli acquisti diretti, ripartito al 50% tra aziende farmaceutiche e regioni, e quello per acquisti convenzionati, ad oggi mai avvenuto. Nel 2021 il finanziamento totale destinato alla farmaceutica è stato il 14,85% del FSN (Fondo Sanitario Nazionale) e i tetti sono stati rimodulati:

    • Il 7,0% del FSN alla convenzionata (contro il 7,96% vigente)
    • Il 7,85% del FSN agli acquisti diretti (anziché il 6,89% attuale)

    Questo consente di ridurre di 1,2 miliardi di euro lo sfondamento del canale degli acquisti diretti, senza incidere su quello dei convenzionati.

    Il contesto di riferimento

    Facendo riferimento al periodo 2014-2020, assistiamo ad un lento ma progressivo calo degli acquisti convenzionati, mentre si osserva in parallelo un aumento della spesa per gli acquisti diretti a carico del SSN e della spesa privata a carico dei cittadini. Se però andiamo a sommare la complessiva spesa dei due canali (diretta e convenzionata), sostanzialmente notiamo una stabilità, soprattutto a carico del SSN negli ultimi tre anni (in media 19,4 miliardi di euro/anno). La spesa per l’acquisto privato a carico dei cittadini continua ad essere piuttosto consistente (7,2 miliardi di euro nel 2020), pertanto si ritiene continuare nel monitoraggio, soprattutto per valutarne l’appropriatezza.

    L’andamento regionale ed il confronto con il fondo sanitario regionale

    Spesa convenzionata

    Si ricorda che le regioni rientrano in quattro differenti range di spesa:

    • Entro i 10 milioni di euro (Val d’Aosta, P.A. Trento, P.A. Bolzano, Molise, Basilicata)
    • Tra i 10 e i 25 milioni di euro (Friuli Venezia Giulia, Liguria, Umbria, Marche, Abruzzo, Calabria, Sardegna)
    • Tra i 25 e i 55 milioni di euro (Piemonte, Veneto, Emilia Romagna,Toscana, Puglia)
    • Oltre i 55 milioni di euro (Lombardia, Lazio, Campania, Sicilia)

    Il trend decrescente si può osservare in quasi tutte le regioni, in alcune risulta più marcato (Marche,Abruzzo,Puglia,Piemonte); la Lombardia è l’unica che registra una crescita, ma comunque sotto la soglia del tetto regionale per tutto il 2020. Tutte le regioni sono rimaste sotto la soglia del tetto attualmente vigente (7,96%), in alcune è calato tanto da registrare un avanzo delle risorse di oltre il 2% (Piemonte, Val d’Aosta, P.A. Bolzano, P.A. Trento, Emilia Romagna, Veneto, Toscana).

    Spesa diretta

    Per quanto concerne le spese per acquisti diretti, il trend registrato è esattamente l’opposto, infatti si è assistito ad un progressivo aumento, sia a livello regionale che nazionale. Quest’ultimo ha infatti registrato un incremento del 17,6% (compresi i gas medicinali), tra dicembre 2017 e dicembre 2020. Anche in questo caso, le regioni vengono raggruppate secondo il range di spesa:

    • Entro i 15 milioni di euro (Val d’Aosta, P.A. Trento, P.A. Bolzano, Molise, Basilicata)
    • Tra i 15 e i 40 milioni di euro (Friuli Venezia Giulia, Liguria, Umbria, Marche, Abruzzo, Calabria, Sardegna)
    • Oltre i 40 milioni di euro (Piemonte, Veneto, Emilia Romagna,Toscana, Puglia, Lombardia, Lazio, Campania, Sicilia)

    Il trend crescente di spesa tra dicembre 2017 e dicembre 2020 superiore al 20% lo troviamo in regioni quali Val d’Aosta, P.A. Trento, P.A. Bolzano, Umbria, Molise, Liguria, Piemonte, Veneto e Campania. L’Abruzzo oltrepassa addirittura il 30%. Lo sforamento del tetto di spesa in questo caso si riscontra in tutte le regioni e in molte il disavanzo di risorse nel dicembre 2020 è addirittura superiore al 3% (Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Abruzzo, Lazio, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna).

    Spesa complessiva

    Facendo un confronto tra la spesa farmaceutica complessiva (convenzionata + acquisti diretti, compresi i gas medicinali) e le risorse complessive disponibili (ovvero il 14,85% del FSN), notiamo che nonostante l’apparente compensazione tra le due componenti di spesa, in alcune regioni si osservano livelli assai superiori alle risorse disponibili. A livello nazionale, la spesa supera infatti le risorse disponibili dell’1% del tetto. Considerando il dato consolidato del 2020, le regioni e le P.A. la cui compensazione potrebbe generare un avanzo, sono Val d’Aosta, P.A. Trento, P.A. Bolzano e Veneto.

    L’impatto del covid 19 sull’andamento della spesa farmaceutica

    Nel corso del 2020 sono stati stanziati ulteriori fondi per contrastare l’emergenza da Covid 19, i quali hanno comportato un aumento complessivo del FSN di 3,6 miliardi di euro, con conseguente aumento dei tetti di spesa. Il tetto della spesa convenzionata del 7,96% sarebbe stato rispettato da tutte le regioni, anche in assenza dei fondi Covid aggiuntivi. Per quanto invece riguarda gli acquisti diretti, l’assenza dei fondi Covid avrebbe reso ancora più evidente il disavanzo rispetto alle risorse disponibili registrato in tutte le regioni, in alcuni casi toccando percentuali anche dell’11% (Sardegna, Abruzzo, Friuli Venezia Giulia, Umbria). Le risorse destinate al contrasto dell’emergenza da coronavirus hanno influito anche sull’acquisto dei gas medicinali, che diversamente avrebbero sforato il tetto dello 0,22% preposto dal FSN.

    La rimodulazione dei tetti di spesa

    La chiusura definitiva del ripiano 2018 ha comportato una rimodulazione dei tetti di spesa del 2021, scenario destinato a ripetersi anche per il 2022 qualora il ripiano del 2019 dovesse avere lo stesso esito, secondo quanto stabilisce dalla legge di bilancio.

    Da molti anni si parla ormai di questa fantomatica rimodulazione, che sembra però incontrare non pochi ostacoli nella sua concretizzazione: questa nuova procedura permetterebbe di riequilibrare i due tetti di spesa in linea con l’effettiva media nazionale convenzionata, riscontrata nel triennio 2017-2019. Con i nuovi valori previsti, la rimodulazione comporterà una riduzione dello sforamento del tetto per gli acquisti diretti di oltre 1 miliardo di euro; restano inoltre disponibili ulteriori 500 milioni di euro, che potranno essere utilizzati per interventi su farmaci dispensati tramite il canale della spesa convenzionata.

    Fonti

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