Novartis e Mibac aprono un museo digitale sul metodo scientifico

Si chiama Mudimed ed è curato da Novartis e Mibac, insieme al Ministero dell’Università della Ricerca e con il supporto di Google Arts&Culture

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    È possibile mettere insieme medicina e arte? A rendere realtà questo incontro ci hanno pensato Novartis e Mibac, insieme al Ministero dell’Università della Ricerca e con il supporto di Google Arts & Culture, che hanno dato vita a Mudimed, il primo museo digitale del metodo scientifico in medicina.

    Una sala virtuale che, per il momento, accoglie una serie di opere che ripercorrono l’evoluzione della pratica medica dall’antichità ai giorni nostri e su cui vigila un Comitato Scientifico multidisciplinare composto da docenti universitari, direttori e direttrici di musei, giornalisti e giornaliste, oltre agli Chief Scientific Officer di Novartis, Gaia Panina e Paolo Fedeli.

    L’obiettivo di Mudimed

    L’obiettivo di Mudimed come riportato nella presentazione sul loro sito ufficiale è quello di ‘rendere fruibili, in formato digitale, alcune delle opere più significative e suggestive del patrimonio culturale del nostro Paese, opere che rappresentano tappe fondamentali dell’evoluzione del metodo scientifico’.

    Un viaggio che, sempre secondo i curatori, è particolarmente importante intraprendere a partire dal momento che stiamo vivendo. ‘La pandemia da Covid-19 ha riportato alla luce l’importanza della ricerca e del progresso scientifico. Scienza, competenza e innovazione sono le parole chiave per interpretare i cambiamenti del nostro tempo’.

    Mudimed è ‘una piattaforma che intende appassionare, stimolare o semplicemente incuriosire i cittadini ed in particolare le nuove generazioni […] un progetto in evoluzione, proprio come lo è la scienza’ che ‘si arricchirà costantemente di nuove sale, nuove opere, nuovi percorsi, nuovi protagonisti’.

    ‘Gli scienziati, oltre alla loro funzione primaria di ricercatori, hanno assunto anche un ruolo sociale nella comunicazione rivolta a tutti e non soltanto alla comunità scientifica – spiega il dottor Giuliano Volpe, ordinario di Archeologia dell’Università di Bari ‘Aldo Moro’ e parte del Comitato Scientifico. ‘Servono per questo spazi di divulgazione scientifica di qualità, che usino un linguaggio chiaro, stimolando la curiosità, soprattutto usando un linguaggio semplice e strumenti tecnologicamente innovativi’.

    Mudimed vuole superare le barriere disciplinari per fornire una visione di contesto dello sviluppo del metodo scientifico – prosegue il docente nel video di presentazione – integrando le conoscenze mediche con le diverse espressioni della cultura e delle arti’.

    ‘Il nostro obiettivo è contribuire all’avvicinamento dei cittadini e in particolare dei più giovani al valore della scienza, provando a ricucire il rapporto tra scienza e umanesimo, attraverso le arti e le diverse manifestazioni della cultura’.

    Cosa si può vedere all’interno di Mudimed?

    Al momento è presente una sola sala, organizzata in cinque sezioni, i cui temi sono sviluppati attraverso un viaggio nella storia della medicina e grazie a reperti archeologici, quadri, strumenti chirurgici, documenti d’archivio, opere letterarie e oggetti della cultura popolare.

    A guidare i visitatori nel viaggio sono ‘alcuni dei volti e delle voci più autorevoli del panorama scientifico italiano ed internazionale’ come ‘Arnaldo Colasanti, Barbara Gallavotti, Andrea Grignolio, Paolo Mazzarello, Guido Silvestri, Giuliano Volpe’.

    Ad Arnaldo Colasanti, spiega sempre il dottor Giuliano Volpe, è affidata la parte ‘della medicina magico-religiosa risalente alle fasi più antiche della storia umana, attraverso vari reperti archeologici’ mentre ‘ad Andrea Grignolo è affidato il compito di fornire cenni sulle modalità di intervento sui malati, già in età antica, utilizzando in particolare molti strumenti chirurgici provenienti dagli scavi di Pompei’.

    Barbara Gallavotti, invece, ‘si sofferma sulle visioni della sofferenza, un tema […] che ha sempre attratto la curiosità di artisti, musicisti, scrittori, storici’, mentre Paolo Mazzarello affronta la dissezione anatomica ‘a lungo proibita per ragioni religiose e culturali e che dal tardo medioevo in poi ha consentito di coniugare le conoscenze teoriche con la visione diretta del corpo umano’.

    ‘La quinta sezione, infine, è affidata a Guido Silvestri e ci racconta i progressi della farmacologia in età moderna, proiettandoci verso il futuro della medicina’.

    Non solo però illustrazione degli esperimenti ma ‘anche le meraviglie, i valori che hanno contrassegnato il cammino: umiltà, libertà, lotta alla superstizione, generosità, collaborazione, senza tralasciare naturalmente anche i fallimenti e le difficoltà’.

    Mudimed è dunque un museo che ‘non propone una storia della medicina in senso diacronico ma affronterà vari temi partendo da diverse domande, cercando di fornire delle risposte’, con l’augurio ‘che gli stessi visitatori ci propongano dei temi, delle questioni, delle domande’.

    A ora Mudimed ha inaugurato, come detto, solo una prima sala ‘ma il progetto – specifica il dottor Volpe – è destinato a svilupparsi nel corso degli anni con un approccio dinamico pensato in progressiva evoluzione, esattamente come la scienza’.

    D’altronde, parafrasando le parole di Italo Calvino di ‘Le città invisibili’: ‘D’un museo non godi le sette o settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda’. 

    Fonti

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