Cervello e musica: perché amiamo certe canzoni e ne odiamo altre?

Alcuni brani ci rendono felici, altri proprio non riusciamo ad ascoltarli. Sai perché? La risposta risiede nel nostro cervello

Come la musica agisce sul nostro cervello

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    Pensa alla tua canzone preferita: non l’ascolteresti all’infinito? Poi c’è quel cantante con folle di fan, ma che a te proprio non riesce ad andare giù. La hit della tua adolescenza? Ancora ti emoziona dopo anni.
    Sai perché tutto questo accade? La risposta risiede proprio nel tuo cervello!

    Musica maestro! Accendiamo l’emozione!

    La neuroscienza non ha dubbi: le canzoni sono legate alle nostre emozioni. Non si tratta solo di un fattore culturale.
    Quando ascoltiamo per la prima volta un nuovo pezzo, viene stimolata la corteccia uditiva del nostro cervello.
    Le nostre canzoni preferite stimolano le regioni del cervello che regolano il piacere e che rilasciano dopamina, serotonina, ossitocina e altri elementi neurochimici che ci fanno sentire bene. In poche parole, si comportano proprio come una droga.

    “Quella di oggi non è musica! Ai miei tempi invece…”

    No, non stai invecchiando male. Ma come era bella la musica che ascoltavi prima di prendere il motorino e correre dalla tua prima fidanzatina? E anche se guardi con un misto di disgusto e compassione i giovani di oggi che ascoltano la trap, sappi che tra vent’anni ricorderanno questi pezzi accompagnati da un carico di emozione.
    Come spiegare questa ‘nostalgia musicale’? La musica provoca una reazione in tutti noi. E’ proprio come se si attivasse una una specie di ‘scintilla’ nella corteccia uditiva. Nei giovani, però, questa è ancora più forte. Infatti, fra i 12 e i 22 anni il cervello subisce veloci sviluppi neurologici e la musica che apprezziamo in quegli anni sembra legarsi al sistema nervoso per sempre.
    Viene a crearsi una traccia mnemonica che diventa carica di emozioni amplificate anche grazie a un’eccessiva produzione di ormoni della crescita.

    Il cervello riconosce le emozioni delle melodie

    Il nostro cervello riconosce le emozioni delle canzoni attraverso il meccanismo con cui comprende le sfumature emotive della voce umana. Una melodia allegra o una sviolinata cupa possono essere percepiti come una risata o un pianto disperato.
    Secondo due ricerche dell’università degli Studi di Milano-Bicocca coordinate da Alice Mado Proverbio e pubblicate su IScience e sull’European Journal of Neuroscience, nel cervello dell’uomo esiste “un meccanismo neurale comune che permette di percepire la musica come triste oppure allegra allo stesso modo in cui cogliamo le emozioni espresse dalla voce umana sotto forma di linguaggio verbale o di vocalizzazioni”.
    Attraverso 128 sensori metallici posti sul cuoio capelluto di 60 studenti universitari, è stata analizzata la risposta bioelettrica cerebrale spontanea a stimoli di tipo verbale, vocale o musicale. Nonostante sia le voci che le parole fossero poi state trasformate digitalmente in melodie eseguite al violino e proposte in cuffia, è risultato che i partecipanti fossero in grado di riconoscere le sfumature emotive, distinguendole in negative e positive.

    Anedonia musicale: che cos’è?

    Esistono persone a cui non piace la musica, la trovano poco interessante e non si emozionano ascoltando un brano.
    Sembra impossibile, ma è proprio così.
    La condizione di queste persone ha delle ragioni biologiche: si chiama ‘anedonia musicale’ ed è stata studiata da alcuni ricercatori del Bellvitge Biomecal Research Institute di Barcellona. Il termine anedonia in generale è usato per indicare l’incapacità di provare sensazioni positive. Chi soffre di anedonia musicale ha solo difficoltà ad apprezzare la musica, mentre riesce a percepire emozioni positive o negative riguardanti tutti gli altri ambiti della vita. A prescindere dal tipo di musica che viene fatta ascoltare, una persona che soffre di questa condizione non presenta nessuna reazione fisiologica.
    Durante l’ascolto, nel cervello delle persone che non soffrono di anedonia, le ragioni del cervello associate all’ascolto si attivano insieme a quelle della gratificazione. Questo non accade in coloro che soffrono di questa particolare condizione.
    L’anedonia musicale è ben diversa dalla amusia. La prima è legata all’incapacità di provare emozioni legate alla musica, mentre la seconda riguarda l’incapacità biologica di comprendere ed eseguire la musica. L’amusia è una patologia dovuta a motivi di origine cerebrale o degli organi uditivi e ne soffre il 4 per cento della popolazione. Un “amusico” a seconda del livello di disturbo non è in grado di comprendere l’altezza delle note o di distinguere una melodia da un’altra. L’amusia sembra curabile o migliorabile con l’esercizio nei bambini, ma la pratica non sembra avere alcun effetto sugli adulti.

    Fonti

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