Chirurgia robotica: come cambia il futuro della medicina grazie all’intelligenza artificiale

L'Italia è uno dei Paesi all'avanguardia per l'utilizzo dei robot in sala operatoria. Medici e 'macchine intelligenti' fanno squadra per la tua salute

interventi resi possibili grazie alla chirurgia robotica

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    Dal 1921, anno in cui il drammaturgo ceco Karel Capek ha introdotto l’idea e ha coniato il termine ‘robot’ nel suo dramma in tre atti ‘R.U.R: Rossumovi univerzální roboti’, i robot hanno assunto un’importanza sempre maggiore nell’immaginario collettivo.
    Il significato della parola “robot” deriva dalla parola ceca robota, che significa ‘lavoro, duro, lavoro forzato’. Il termine si è evoluto nel tempo passando da indicare macchine che svolgono compiti umili e ripetitivi a indicare macchine altamente intelligenti. Oggi i robot sono utilizzati per prestazioni elevate in compiti specifici nell’industria. Hanno un compito molto importante anche nella chirurgia e sono sempre più indispensabili in sala operatoria.

    La robotica in sala operatoria

    La mancanza di crossover tra robotica industriale e medicina, in particolare in chirurgia, è finita. In sala operatoria i medici vengono affiancati da robot chirurgici in grado di controllare traiettoria, profondità e velocità dei movimenti con millimetrica precisione. Spingendosi fino a dove gli strumenti tradizionali e i professionisti non sono in grado di arrivare, i robot possono lavorare per ore senza fatica. Sono adatti a portare a termine procedure ripetitive.
    Un enorme passo avanti e una collaborazione preziosa in sala operatoria quella tra uomo e macchina, che unisce mente e mano, affaticabili, con strumenti che possono lavorare con precisione a ritmi incalzanti.

    Il robot che aiuta a operare

    Non immaginate i robot in sala operatoria come macchine o umanoidi che operano i pazienti in autonomia. Almeno non per il momento. La chirurgia robotica si avvale di macchine comandate a distanza da un chirurgo che grazie a un monitor 3D muove dei bracci robotici.  Gli interventi in sala operatoria realizzati con l’ausilio di un robot erano poco più che una curiosità pochi decenni fa. Nel 1985 il primo robot chirurgico è stato il Puma 560, il quale veniva usato per eseguire biopsie neurochirurgiche.
    Gli altri sistemi, nati successivamente, venivano usati per effettuare varie tipologie di prestazioni.
    Sono noti i robot utilizzati in ortopedia per chirurgie al ginocchio e all’anca, come il Robodoc e l’Acrobat, durante gli anni novanta. Nel 1999 Intuitive Surgical ha messo a punto quello è diventato il più noto partner dei chirurghi, il Da Vinci, in omaggio al genio di Leonardo.

    Gli interventi

    L’Italia è fra i Paesi dove più si utilizza il robot Da Vinci e la robotica. La sua presenza, in questi anni, si è diffusa nelle strutture ospedaliere della penisola.
    Il suo impiego è previsto in chirurgia urologica, ginecologica, cardiologica, chirurgia toracica, pediatrica e nella chirurgia trans-orale robotica. È stato utilizzato in tutto il mondo per interventi su oltre 2 milioni di pazienti.

    Chirurgia robotica e intelligenza artificiale

    L’intelligenza artificiale viene applicata sempre di più alla robotica chirurgica.
    Prima dell’introduzione dell’intelligenza artificiale, i robot utilizzati anche in sala operatoria erano delle semplici macchine programmate che eseguivano determinati compiti. Con l’avvento di questa nuova disciplina, i robot sono in grado di imparare e immagazzinare conoscenza. In che modo? Tramite particolari algoritmi che utilizzano i dati sviluppati dall’osservazione dei chirurghi a lavoro.  Grazie a questi dati e algoritmi complessi, l’intelligenza artificiale può determinare schemi all’interno di procedure chirurgiche per migliorare le pratiche e l’accuratezza del controllo di un robot anche al di sotto del millimetro. L’intelligenza artificiale utilizza anche la visione artificiale per analizzare le scansioni e rilevare i casi cancerosi.

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    Fonti

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