I medici hanno bisogno di emoji a loro dedicate?

I simboli grafici con cui ci comunichiamo le nostre emozioni stanno lentamente prendendo piede anche in campo sanitario. Vediamo a che punto siamo con la loro diffusione.

Dottore Al Telefono

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    Le emoji, simboli pittografici nati in Giappone nel 1997, sono diventati nel corso del tempo e in maniera sempre più pervasiva un modo per esprimere o sottolineare le nostre emozioni all’interno delle chat private e sui profili social.

    Un mondo, quello delle emoji, con ancora margini di espansione come dimostrato da un articolo pubblicato nel settembre 2021 sul Journal of American Medical Association a firma del dottor Shuhan Hen, membro della Facoltà del Computer Science Lab del Massachusetts General Hospital, in cui sottolineava l’importanza per la comunità medica di sfruttare meglio una serie completa di emoji mediche che sono state create.

    Come si possono utilizzare le emoji in campo medico

    Nell’articolo Hen spiega come nel settore medico si possa fare uso di questi simboli come strumento per aiutare i pazienti a comunicare i loro sintomi o i livelli di dolore e più in generale osserva come la comunità sanitaria, in un momento in cui la medicina è sempre più presente in rete, debba fare proprio questo tipo di linguaggio che è ormai familiare nell’universo digitale.

    Comparse nel 2016, con il simbolo di una siringa e di una pillola, le emoji mediche sono ora all’incirca 30, tra cui quelle che rappresentano:

    • malattie
    • parti del corpo
    • organi
    • operatori sanitari
    • medicinali
    • strumenti
    • sedie a rotelle
    • il bastone di Asclepio (il simbolo greco associato alla medicina)

    Alle attuali emoji si dovrebbero poi aggiungere, nel corso del tempo, anche dietro la spinta del dottor Hen, della tecnologa Debbia Lai e della giornalista Jennifer Lee, quelle che identificano:

    • l’intestino
    • il gesso per le gambe
    • lo stomaco
    • la colonna vertebrale
    • il fegato
    • i reni
    • il portapillole
    • il pacchetto di pillole
    • la borsa IV
    • la TAC
    • l’ECG
    • i globuli bianchi

    Un’idea con una storia

    Se come detto le emoji sono nate nel 1997 e alcuni ricorderanno i suoi diretti predecessori (ovvero le emoticon), in campo medico l’idea di realizzare delle immagini che permettessero di esprimere le proprie emozioni affonda le sue radici negli anni ‘80.

    Nel 1983, infatti, Donna Wong e Carrie Baker svilupparono la scala di valutazione del dolore nota come “Wong-Baker Faces” che comprendeva sei facce di cartoni animati che esprimevano crescenti livelli di dolore, strumento decisamente utile per capire le varie sensazioni dei bambini all’interno delle strutture sanitarie.

    Nonostante l’idea delle emoji sia utile, ad esempio, anche per superare le barriere linguistiche o per comunicare con un paziente che non riesce a farlo verbalmente, è altrettanto evidente che l’adozione di questi simboli in campo medico sia stata estremamente lenta.

    Nel 2021 l’ex partner di progettazione di Google Ventures e fondatore dell’iniziativa sanitaria globale Resolve to Save Lives, Daniel Burka ha lanciato un insieme open source (Health Icons) con l’obiettivo di aiutare a supportare l’utilizzo delle emoji nel campo della salute digitale.

    Un ambito nel quale i professionisti della sanità, tra di loro, ne fanno ampio uso.

    L’uso interno delle emoji

    Come notato da Perfect It Service, l’azienda che fornisce software di comunicazione ai sistemi sanitari, gli operatori medici fanno utilizzo delle emoji fra di loro, attraverso quelle classiche che si utilizzano nella vita quotidiana di tutti i giorni:

    • pollice in su
    • faccina sorridente con occhi sorridenti
    • mani giunte
    • faccina che piange lacrime di gioia
    • mano che fa l’ok
    • persona che si porta il palmo della mano in faccia
    • viso leggermente sorridente
    • persona che scrolla le spalle
    • viso raggiante con occhi sorridenti
    • classica faccia sorridente

     Ci sarà bisogno, per gli operatori sanitari, di un dizionario di emoji? 

    ‘Non credo che le emoji o i classici messaggi di testo sostituiranno mai una conversazione faccia a faccia tra i medici’, ha affermato il Kelly Conklin, direttrice clinica di PerfectSerev ed ex infermiera di Pronto Soccorso.

    Questo, sempre, secondo la Conklin non esclude che in futuro le emoji verranno utilizzate in maniera sempre più regolare all’interno del contesto medico, sia perché rappresentano una modalità di linguaggio sempre più comune, sia perché è sempre maggiore la comunicazione tra i medici e i pazienti.

    Un modo di comunicare sul lavoro che, ad esempio, Bon Ku, medico del Pronto Soccorso e direttore dell’Health Design Lab della Thomas Jefferson University a Philadephia, non usa molto sul lavoro, pur pensando che in futuro rappresenterà un’intrigante opportunità per le campagne sanitarie (‘Le icone, anziché il testo, sono utili nei messaggi di salute pubblica, specialmente quando comunichi con gruppi diversi che parlano più lingue’).

    ‘Per quanto riguarda l’infiltrazione di emoji nella letteratura scientifica – hanno scritto gli autori, sul forum globale Antimicrobial Resistance & Infection Control, di un documento del 2018 sulla questione – è imperativo valutare l’impatto di questi simboli nei campi relativi alla salute al fine di sfruttare i loro potenziali vantaggi per applicazioni di ricerca appropriate ed evitare errori di comunicazione’.

    Quali difficoltà ci sono ancora per la diffusione delle emoji

    Parte di ciò che impedisce ai medici di adottare le emoji con i pazienti è che non c’è ancora un contesto chiaro per loro e anche se più aspetti dell’assistenza sanitaria si stanno spostando (o si sono già spostati) online e le emoji vengono incorporate nei questionari sulla salute dei pazienti, non siamo ancora arrivati ad un’integrazione totale.

    Altro motivo di difficoltà è quello legato al tema della connessione a Internet. Nel nostro Paese, ad esempio, sono 4,3 milioni gli italiani senza connessione e globalmente, in base a quanto detto dall’Unione internazionale delle telecomunicazioni, l’agenzia delle Nazioni Unite per le tecnologie dell’informazione e della comunicazione, sono 2,9 miliardi di persone che non hanno Internet.

    Come riportato su JAMA (Journal of the American Medical Association) ‘la comunicazione digitale è suscettibile al divario digitale che preclude a coloro che hanno meno accesso alla tecnologia’.

    Però ‘con le emoji mediche ancora all’inizio c’è una finestra di opportunità per la comunità clinica per modellare in modo proattivo il modo in cui questo metodo di comunicazione è incorporato nella pratica medica e nella ricerca’.

    Fonti

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