Meduse: cosa fare se una tocca il tuo bambino

Cosa fare e cosa non fare se i tentacoli irritano la pelle del tuo bambino

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    Le giornate al mare sono molto divertenti per i nostri bambini, che possono sbizzarrirsi con mille attività: dal bagno in acqua alla palla, per poi passare ai castelli di sabbia. È importante, però, stare molto attenti ai pericoli che possono rovinare la giornata al mare e conoscerli a fondo, così da poterli gestire consapevolmente, evitando dolori e peggioramenti.

    Per esempio, è utile sapere come sono fatte le meduse, come riconoscere un “morso” di medusa, cosa fare e cosa non fare se una medusa “punge” il vostro bambino.

    Perché le meduse fanno male?

    Le meduse sono animali marini e appartengono alla specie dei Celenterati. A differenza di ciò che afferma il pensiero comune, le meduse non pungono e non mordono, ma a contatto con l’essere umano rilasciano una sostanza che irrita la nostra pelle.

    Le meduse, infatti, hanno tentacoli dotati di unità pungenti (chiamate nematocisti). Quando questi animali acquatici entrano a contatto con la pelle umana, le nematocisti penetrano immediatamente nella nostra pelle, rilasciando tossine dalle proprietà urticanti.

    Infatti, subito dopo quella che comunemente chiamiamo “puntura” o “morso” della medusa, avvertiamo una sensazione di bruciore, a cui segue un forte prurito. A questi sintomi si aggiunge poi il gonfiore e l’arrossamento della zona cutanea interessata.

    Le meduse sono diffuse in tutto il mondo e la gravità della “puntura” dipende dalla loro tipologia. Per fortuna, quelle del Mediterraneo non sono molto pericolose e presentano solo due tipologie più fastidiose: la pelagia noctiluca e chrysaora hysoscella.

    Come riconoscere un “morso” di una medusa

    Ci sono alcuni segnali che aiutano i genitori a riconoscere il contatto della medusa. Ecco i sintomi più frequenti che compaiono in seguito alle “punture” delle meduse presenti nel mar Mediterraneo:

    • bruciore localizzato, che si allevia nell’arco di 10-20 minuti;
    • a cui segue una sensazione di prurito;
    • subito dopo compare l’irritazione della zona cutanea interessata, che si manifesta con un arrossamento ed edema locale, della durata di alcune ore.

    In alcuni casi, molto rari, è possibile che compaiano sintomi più intensi come: reazioni allergiche; gonfiore evidente nella zona cutanea interessata; diarrea; vomito; difficoltà respiratorie. In questi casi è bene rivolgersi al medico, il quale provvederà a individuare una cura specifica da somministrare al bambino.

    Cosa fare se una medusa “punge” il tuo bambino

    Se il tuo bambino entra in contatto con una medusa questi sono gli step da seguire per curare l’irritazione e alleviare il dolore:

    • mantieni la calma, specialmente se il tuo bambino si trova in mare. Tranquillizza il tuo bambino, spiegandogli che il dolore può passare attraverso la giusta medicazione;
    • una volta usciti dall’acqua, verifica che non siano rimaste parti della medusa attaccate alla cute. Se sono presenti i tentacoli, è bene rimuoverli senza toccarli con le mani. Puoi utilizzare mezzi di medicazione, come delle pinze oppure puoi aiutarti con una tessera di plastica rigida (come una carta di credito) raschiando delicatamente la cute per rimuoverle il più possibile;
    • sciacqua la zona infiammata con l’acqua di mare, così da diluire le tossine. Non utilizzare l’acqua dolce perché questa potrebbe causare la rottura delle nematocisti ancora intatte, e scatenare il loro potere urticante;
    • Dopo aver eliminato i residui e aver sciacquato la zona, fai impacchi di acqua calda (40-45°) per circa 10-20 minuti, oppure ricorri a impacchi freddi, che hanno un effetto analgesico e che, quindi, sono in grado di ridurre il dolore. Nel secondo caso fai attenzione: è importante che il ghiaccio non entri a contatto con la pelle infiammata, perché questo è composto da acqua dolce e potrebbe peggiorare la situazione.
    • per la medicazione applica un gel astringente al cloruro d’alluminio, che allevia il prurito e blocca la diffusione delle tossine della medusa nell’immediato. Questo gel è facilmente reperibile in farmacia senza ricetta e può rivelarsi molto utile anche per contrastare il fastidio provocato dalle punture di zanzara.
    • se non possiedi il gel astringente puoi utilizzare anche una crema al cortisone. Questo prodotto è efficace anche se ha un effetto ritardato (entra in azione dopo 20-30 minuti dall’applicazione, quando ormai la reazione dovrebbe già aver superato il picco di dolore e arrossamento).

    Se, subito dopo il contatto con l’organismo marino, la reazione cutanea si diffonde e compaiono difficoltà respiratorie, pallore, sudorazione e disorientamento, si consiglia di chiamare subito il numero di primo soccorso spiegando quanto avvenuto.

    Cosa non fare

    Attenzione! Se il tuo bambino entra in contatto con una medusa ecco cosa non fare:

    • non strofinare la parte infiammata con la sabbia. Questo rischierebbe di infiammare ulteriormente la zona corporea;
    • dì al tuo bambino di non grattarsi poiché potrebbe accentuare la sensazione di dolore;
    • una volta medicata la puntura, non esporre la zona irritata al sole;
    • non ricorrere a soluzioni a base di ammoniaca, aceto, alcol o succo di limone: queste sostanze peggiorano l’effetto della puntura della medusa.
    • come già accennato, non usare l’acqua dolce per sciacquare la zona irritata. L’acqua dolce, anziché alleviare il dolore, potrebbe rompere le nematocisti ancora intatte sulla pelle e scatenare il loro potere urticante, amplificando il fastidio.

    Altri rischi del mare: ricci di mare e tracine

    Le meduse non sono i soli animali marini a preoccupare: nel mare ci sono altre creature acquatiche che possono fare male ai nostri piccoli. Ecco una breve guida su come agire in presenza di ricci di mare e tracine.

    Ricci di mare

    Il riccio di mare è rivestito da aculei che lui stesso spara, non appena viene toccato o calpestato, come meccanismo di difesa dai predatori. 

    I ricci, solitamente, vivono nei fondali rocciosi. È per questo che, spesso, si può entrare in contatto con un riccio di mare calpestandolo. Può essere molto doloroso e soprattutto può creare problemi nel caso in cui un frammento di aculeo penetri nella nostra pelle. Rimuovere manualmente una spina di riccio (o aculeo) è un’operazione piuttosto complessa perché l’aculeo è formato da lamelle che si oppongono all’estrazione conficcandosi sempre più nella pelle. Per questo motivo, si consiglia di rivolgersi a un medico o di recarsi al pronto soccorso per affidarsi a uno specialista che, con i giusti mezzi, sarà in grado di rimuovere l’aculeo senza procurare danni.

    Tracine

    La tracina è un piccolo pesce che vive sui fondali sabbiosi. È molto facile pestare la tracina poiché questa si apposta sotto la sabbia e si mimetizza sul fondale. 

    La sua puntura rilascia un veleno che infiamma la zona cutanea colpita, provocando sensazioni di gonfiore e arrossamento.

    Per alleviare i sintomi della punta da tracina si consiglia di immergere la zona cutanea interessata nell’acqua calda per un periodo di tempo di circa 30 minuti. Il calore riesce a contrastare l’azione del veleno, costituito da una tossina sensibile al calore.

    Per evitare che i bambini si facciano del male con i ricci di mare e con le tracine, si consiglia di far indossare le scarpette protettive durante i bagni estivi, così che i bambini possano essere al sicuro da questi pericoli.

    Per concludere, le “punture” di meduse possono provocare dolore e fastidio ai nostri bambini, ma possono essere curate con i giusti step che prevedono: mantenere la calma; togliere le parti della medusa rimaste sulla cute del bambino; sciacquare con l’acqua di mare; fare impacchi di acqua calda e acqua fredda; applicare il gel astringente al cloruro d’alluminio oppure una crema con cortisone.

    Purtroppo non esistono modi per evitare il contatto con le meduse, ma prendendo le giuste precauzioni e seguendo questi passaggi, potrai goderti le tue giornate al mare con i piccoli. 

    Fonti

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