Minimalismo: la sfida delle 100 cose

Di quante cose abbiamo davvero bisogno per essere felici?

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    La nostra vita è una corsa all’acquisto senza sosta. Siamo abituati a circondarci di oggetti, spesso senza un vero perché. Ormai questo l’abbiamo capito, il consumismo genera un desiderio irrefrenabile di acquistare sempre nuove cose, di sostituire il vecchio con il nuovo, di andare in cerca di novità materiali che possano, in qualche modo, renderci migliori e migliorare la nostra vita. La cosa che resta ancora difficile digerire, però, è il fatto che, seppur i nostri acquisti siano mossi da un’esigenza di qualche tipo, molto spesso ci fanno sprofondare in uno stato di insoddisfazione irreparabile.

    Continuamente bombardati da pubblicità e suggestioni di ogni tipo, in molti cadono addirittura nella cosiddetta sindrome dell’accumulo: l’impressione di non avere abbastanza cose, unita all’incapacità di liberarsi di ciò che non serve. Ecco perché in questi ultimi anni stiamo assistendo al fiorire delle correnti di pensiero che cercano di mitigare le abitudini consumistiche all’insegna del motto less is more.

    Cos’è la sfida delle 100 cose?

    Il web pullula di centinaia di blogger, vlogger e guru del minimalismo che danno le loro dritte su come consumare con consapevolezza. Uno dei precursori di questa corrente digitale è sicuramente Dave Bruno, l’inventore della sfida delle 100 cose.

    Stanco di essere vittima di questo circolo vizioso, nel 2007 l’imprenditore americano di San Diego si rende conto che sono proprio gli oggetti che possiede a suscitare in lui un certo senso di insoddisfazione incolmabile. A quanto dice nel suo libro, “Le cose non sono passive come crediamo. Le cose hanno un’influenza su di noi, anche se sono semplici oggetti”.

    Avendo avuto questa rivelazione, Dave escogita una via d’uscita dalla trappola consumistica, architettando una challenge che invita a liberarsi del superfluo, attraverso un processo catartico, per sentirsi più leggeri e abbandonarsi a una vita più autentica. L’obiettivo principe del suo progetto è imparare a consumare quanto basta. Oltre a essere un toccasana per il proprio benessere psicologico, la sfida delle 100 cose ha un impatto positivo sull’ambiente, mettendo in evidenza quante cose acquistiamo senza un vero scopo.

    Come funziona la sfida delle 100 cose?

    Le regole che secondo Dave dobbiamo imporci sono poche ma ferree. Sostanzialmente la sfida delle 100 cose consiste nel fare la conta di ogni cosa sia in nostro possesso, facendo attenzione a escludere le cose che condividiamo con il resto della famiglia/ coinquilini/ partner (piatti, strumenti e prodotti per la pulizia della casa, mobili, etc.), i libri e gli strumenti necessari per svolgere il nostro lavoro. Le collezioni (francobolli o figurine) valgono come un unico oggetto.

    Stabilite queste regole, non resta che iniziare a contare le cose che abbiamo in ogni angolo della casa, del garage e del giardino per poi fare un po’ di sano decluttering e dividere tutto in due parti: necessario e superfluo. Il necessario può essere tenuto, il superfluo può essere destinato ad amici o persone bisognose, oppure può essere venduto.

    Vivere con meno per vivere meglio

    L’esercizio di Dave ha lo scopo di dimostrare che vivere con meno significa vivere meglio. Della maggior parte delle cose che possediamo non abbiamo alcun bisogno. Per questo sbarazzarsene è una bellissima liberazione che ci fa sentire più leggeri e più liberi di collezionare momenti ed esperienze.

    Nel suo libro, Dave spiega che è come se tutti questi oggetti inutili fossero realmente sulle nostre spalle solo per ostacolarci nel godere appieno delle cose belle del nostro quotidiano. Avere tante cose significa avvertire la responsabilità verso quelle cose, sentirsi in dovere di usarle, sentirsi in colpa per non usarle, aver paura di non usarle abbastanza, di romperle o di perderle.

    Ciò che si crea, in buona sostanza è un legame fortissimo che porta a una serie di sentimenti come preoccupazione, ansia, gelosia e, nei casi più gravi, depressione. In poche parole, se ci focalizziamo troppo sugli aspetti materiali della nostra esistenza, non riusciamo ad apprezzare ciò che davvero può renderci felici, ovvero le relazioni sociali, la crescita personale, le esperienze e i sentimenti.

    Imparare a conoscersi è il primo passo

    Bisogna tenere a mente che la sfida delle 100 cose è una sfida con se stessi, per questo se ci rendiamo conto che non sono soltanto 100 le cose di cui abbiamo bisogno per essere davvero felici, allora va bene alzare la soglia a 130, per esempio. Il messaggio fondamentale del minimalismo non è tanto quello di vivere con il numero minimo possibile di oggetti, ma di vivere con consapevolezza, custodendo e acquistando soltanto ciò che ci serve per migliorare la nostra vita: è un grande lavoro di autoanalisi che porta a conoscere se stessi poco a poco e a stabilire le proprie regole per essere più felici.

    Fonti

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