Il vaccino contro la tubercolosi può aiutare contro il Covid?

Uno sguardo agli studi che stanno valutando questa possibilità.

Studio sulla possibilità di combattere il covid con il vaccino per la tubercolosi

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    Preambolo

    Nella corsa al vaccino contro il Covid si sfrutta ogni tipo di arma e strumento. Un vaccino specifico contro il virus è fondamentale e nessuna alternativa può sostituirlo. Tuttavia, la ricerca si muove veloce e su strade parallele, prendendo in esame tutte le potenzialità anche dei vaccini già esistenti. Alcuni addetti ai lavori ipotizzano che alcuni di essi possano fornire una protezione aspecifica. Il tema su cui si interrogano è: esistono vaccini capaci di proteggere da altri patogeni rispetto a quelli per cui sono stati sviluppati?

    I benefici del vaccino contro la TBC

    Nel corso degli anni, vari studi accreditati hanno dimostrato che i vaccini contro il vaiolo e la poliomielite possono ridurre il rischio di andare incontro ad altre patologie. E nel 2011 è stato accertato che il vaccino contro la tubercolosi (o TBC) aveva ridotto della metà il tasso di mortalità nelle prime quattro settimane di vita nei neonati della Guinea-Bissau. Il vaccino, in quella fascia di età, non proteggeva dalla malattia stessa, ma preveniva sepsi, febbre alta e altre infezioni. Allo stesso modo, oggi sappiamo che negli adolescenti la vaccinazione anti TBC abbassa del 70% la soglia di incidenza delle infezioni del tratto respiratorio e anche gli anziani (fra i 60 e i 75) ne traggono beneficio.

    Inoltre, il vaccino contro la tubercolosi può essere d’aiuto per curare il carcinoma della vescica e ha avuto risultati promettenti anche per contrastare altre malattie, come l’asma e le patologie parassitarie. Ma le ragioni per cui questo vaccino sia efficace contro altre patologie rimangono ancora da esplorare in modo approfondito. Mihai Netea, uno dei massimi esperti nel campo della sperimentazione in corso, si spinge ad affermare che i risultati finora ottenuti stravolgono l’assunto secondo cui il sistema immunitario innato non può adattarsi nel lungo periodo dopo un’infezione o una vaccinazione.

    E contro il Covid?

    A corroborare l’ipotesi iniziale di alcuni ricercatori, il caso della Germania. Prima della sua unificazione, il paese ha avuto due piani di vaccinazione differenziati contro la TBC. A ovest, il vaccino è stato somministrato ai neonati dal 1961 al 1998; a est, invece, si è iniziato un decennio prima, portando a termine le vaccinazioni nel 1975. Oggi si nota che, fra gli anziani tedeschi, il tasso di mortalità nella parte occidentale della Germania è 2,9 volte superiore a quello della parte orientale. A rendere il vaccino contro la tubercolosi ipoteticamente utile per ridurre i sintomi del Coronavirus è anche il suo campo d’azione. I batteri che provocano la malattia si insediano proprio nei polmoni, gli organi più aggrediti dal Covid: eliminandoli, si potrebbe contribuire a mantenere i polmoni in salute.

    L’immunità addestrata

    Il succo delle ipotesi scientifiche sta nel potenziamento della memoria immunitaria innata, o immunità addestrata. Gli effetti benefici eterologhi del vaccino anti TBC contro le infezioni respiratorie virali non correlate sarebbero mediati proprio da questo processo. L’immunità addestrata è regolata dalla riprogrammazione trascrizionale, epigenetica e metabolica di cellule immunitarie innate, come monociti e macrofagi, che si traduce in una maggiore trascrizione dei geni coinvolti nel riconoscimento dei patogeni e nella risposta infiammatoria antimicrobica.

    Già nel 2012 l’immunologo Netea parlava di immunità addestrata per indicare uno stato di allerta del sistema immunitario innato. E innescare la risposta innata è importante anche per potenziare l’effetto di vaccini futuri. A dimostrazione di questo fatto, Netea ha condotto uno studio randomizzato e controllato con placebo i cui risultati sono stati pubblicati nel 2019. Durante i trial clinici, a un gruppo di volontari è stato somministrato il vaccino anti TBC, a un altro gruppo, invece, un placebo. A tutti i partecipanti, infine, è stato iniettato il virus attenuato della febbre gialla. I soggetti che erano stati vaccinati contro la tubercolosi un mese prima hanno sviluppato una carica minore del virus della febbre gialla rispetto a quelli a cui era stato iniettato il placebo.

    Nel caso di questo tipo di vaccinazione, i benefici immunitari aspecifici mediati dall’epigenetica durano almeno un anno e la protezione contro la tubercolosi dura fino a vent’anni. Ecco perché nell’ultimo periodo gli scienziati si sono rimessi al lavoro per studiare lo spettro di protezione di questo promettente vaccino già esistente.

    E l’immunità di gregge? In questo articolo riportiamo le riflessioni che ci ha condiviso il virologo Pregliasco.

    Work in progress

    In vari paesi, fra cui la Germania, i Paesi Bassi e gli Stati Uniti, attualmente sono in corso alcuni trial clinici per testare il vaccino anti TBC in gruppi di persone altamente esposte al Coronavirus, come gli operatori sanitari. L’obiettivo delle indagini è verificare se questo vaccino è in grado di proteggere in modo parziale e per un periodo limitato dall’infezione da Covid e da altre malattie respiratorie più familiari come l’influenza. Si tratta della prima volta in cui un vaccino viene testato contro un patogeno specifico diverso da quello per cui era stato messo a punto.

    I risultati dei gruppi di ricerca dimostrano che la sieroprevalenza delle igG anti-SARS-CoV-2 e l’incidenza dei sintomi del Covid sono minori tra gli operatori sanitari vaccinati contro la TBC. Ovvero, rispetto agli individui che non hanno ricevuto l’iniezione, gli individui vaccinati hanno manifestato i sintomi del Coronavirus con meno probabilità (75,6% vs 72,7%) durante i sei mesi successivi alla sperimentazione.

    Nonostante i risultati incoraggianti degli studi, Netea invita all’approfondimento con ulteriori sperimentazioni e trial clinici per validare questa ipotesi. Il concetto secondo cui la funzione delle cellule immunitarie innate può cambiare in modo stabile con il vaccino anti TBC è una rivoluzione degli assiomi dell’immunologia: fino a non molto tempo fa, infatti, si pensava che soltanto il sistema immunitario adattativo potesse memorizzare a lungo termine infezioni o vaccinazioni precedenti.

    Per non perderti niente sui progressi della scienza, resta aggiornato sugli sviluppi della corsa al vaccino con il nostro articolo con update continui, Vaccino anti-Covid: gli ultimi aggiornamenti.

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