Daria Bignardi: superare un tumore al seno

Il tumore al seno è la neoplasia più diagnosticata nella popolazione italiana femminile: nel 2022 sono 55.700 le nuove diagnosi

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    Daria Bignardi è una donna che, come tante altre, ha scoperto di avere il tumore al seno grazie alla mammografia. La diagnosi precoce del cancro le ha permesso di curare il tumore definitivamente e tornare alla sua vita in piene forze.

    La storia di Daria può essere quella di tante donne italiane che combattono quotidianamente con questa forma tumorale. Secondo il report “I numeri del cancro 2020” il tumore al seno rappresenta il 30,3% di tutti i tumori che colpiscono le donne e il 14,6% di tutti i tumori diagnosticati in Italia.

    Sebbene il numero di nuovi casi sia in leggera crescita, la mortalità legata a questo tumore è in diminuzione, e questo grazie alla prevenzione e alle cure disponibili. Partendo dalla storia di Daria, vediamo come prevenire il tumore al seno e come curarlo.

    La storia di Daria Bignardi

    Daria Bignardi ha iniziato la sua carriera come giornalista negli anni Ottanta, per poi diventare anche conduttrice televisiva e scrittrice italiana. Il suo talento e la sua tenacia le hanno permesso di raggiungere importanti traguardi in ambito professionale, come ricoprire il ruolo di direttrice di Rai 3 negli anni 2016 e 2017.

    È proprio dopo questa esperienza lavorativa che, grazie alla mammografia Daria ha scoperto di avere un tumore al seno.

    In seguito alla diagnosi, Daria ha iniziato la terapia con le sedute di chemioterapia, che le hanno permesso di combattere e sconfiggere il cancro. Dopo essere guarita, l’ex direttrice di Rai 3 è tornata a lavorare regolarmente senza impedimenti.

    Dalla storia di Daria sorge spontanea la domanda: lo svolgimento di controlli periodici può salvare la vita? Scopriamolo

    L’importanza della prevenzione

    Iniziamo dai numeri: grazie alla diagnosi precoce e al miglioramento delle terapie, l’87% delle donne guarisce, specialmente se la diagnosi avviene in fase non avanzata di malattia. Ne è un esempio concreto la storia di Daria Bignardi.

    Vediamo come prevenire il tumore al seno.

    Autopalpazione del seno

    L’autopalpazione del seno è una manovra molto utile che permette alle donne di individuare la possibile presenza di un nodulo. È utilissima, ma non va considerata una sostituzione ai controlli periodici a cui è importante sottoporsi. 

    Visita senologica

    Anche in assenza di sintomi, prima dei 40 anni, è bene sottoporsi almeno una volta a una visita senologica. Questo vale specialmente per le donne con familiarità per tumore mammario (parenti in famiglia che hanno o che hanno avuto il tumore al seno).

    Screening

    I programmi di screening nazionale prevedono la possibilità di eseguire gratuitamente la mammografia ogni 2 anni per le donne di età compresa tra i 50 e i 69 anni di età, periodo in cui il rischio di contrarre tumore al seno raddoppia rispetto alle età precedenti. 

    La mammografia è un esame radiologico della mammella, che consente una diagnosi precoce del tumore al seno, in quanto permette di identificare i noduli, anche quando sono presenti in piccole dimensioni e quindi non percepibili al tatto.

    Nel caso in cui lo screening risultasse positivo, la donna dovrà sottoporsi nuovamente a una mammografia, svolgendo anche un’ecografia e una visita clinica, esami che confermano l’effettiva presenza di un tumore, per poi procedere al trattamento.

    Stile di vita

    Infine, ci sono dei comportamenti da assumere per condurre uno stile di vita sano che consenta di prevenire quanto possibile l’insorgenza del tumore. Le buone abitudini da seguire sono:

    • non fumare e, in generale, evita il fumo passivo: fumare una sigaretta comporta l’inalazione di circa 4 mila sostanze tossiche;
    • consuma raramente e in piccole quantità le bevande alcoliche: consumare tre bicchieri di alcolici al giorno aumenta il rischio di cancro al seno del 50% rispetto a chi non consuma alcolici;
    • segui una dieta varia ed equilibrata, ricca di nutrienti importanti per il tuo organismo, quali vitamine e sali minerali: una dieta non bilanciata comporta l’aumento del peso e del tessuto adiposo, che a sua volta accresce la probabilità di contrarre il tumore al seno;
    • conduci uno stile di vita dinamico, importante per mantenere il tuo organismo in salute. Quando possibile pratica sport e, in alternativa, concediti qualche passeggiata all’aria aperta.

    Ora che abbiamo compreso l’importanza della prevenzione in generale e, soprattutto per il tumore al seno, vediamo di comprendere i possibili sintomi che ci permettono di riconoscere questo tumore.

    Quali sono i sintomi?

    Inizialmente, il tumore alla mammella può non manifestare sintomi, per questo è bene svolgere controlli periodicamente, che siano in grado di individuare la presenza della malattia anche in questa fase iniziale asintomatica.

    Quando il tumore alla mammella presenta sintomi, ci sono cinque segnali di allarme:

    • presenza di un nodulo: può essere palpabile e, in alcuni casi, anche visibile; 
    • alterazione della forma del capezzolo, in fuori o in dentro;
    • rossore intorno al capezzolo;
    • ingrossamento dei linfonodi ascellari (tumefazione ascellare);
    • secrezioni ematiche del capezzolo.

    Se manifesti anche soltanto uno di questi sintomi, ti consigliamo di contattare il tuo medico, che saprà consigliarti le visite da svolgere. 

    Quali sono i fattori di rischio?

    Esistono diversi fattori di rischio per il cancro al seno. Alcuni sono fattori modificabili, legati a comportamenti che noi possiamo cambiare, altri sono non modificabili e dipendono da cause esterne.

    Tra i fattori di rischio per il tumore al seno modificabili troviamo: sovrappeso e obesità, dieta ricca di grassi e povera di nutrienti sani, consumo eccessivo di alcool e, più in generale, stile di vita non salutare.

    Mentre i fattori di rischio non modificabili sono correlati a fattori genetici e riguardano l’età, poiché il rischio di ammalarsi di tumore al seno aumenta con l’invecchiamento (generalmente dai 50 anni in su) e la familiarità, cioè la presenza in famiglia di una persona che ha contratto il cancro al seno. Infatti, si stima che tra circa il 5-7% dei tumori mammari siano ereditari, dovuti, quindi, a una mutazione genetica ereditaria su due geni (BRCA1 e BRCA2), che predispongono la donna allo sviluppo di tumore al seno.

    Come si cura?

    Come abbiamo già accennato, la mortalità per carcinoma mammario è in costante diminuzione e questo non solo grazie alla diagnosi precoce, ma anche ai progressi terapeutici. Nello specifico, il trattamento di questo tumore viene stabilito dal medico sulla base di molteplici fattori, come lo stadio della malattia e la volontà del paziente.

    Intervento chirurgico

    Nella maggior parte dei casi di tumore del seno, la donna viene sottoposta a un intervento chirurgico, che prevede la rimozione dei tessuti malati.

    Ove possibile, l’intervento segue una strategia chirurgica conservativa, che si pone l’obiettivo di conservare sia mammella che linfonodi ascellari, affinché sia assicurata l’integrità femminile nel periodo post operazione. Questa tecnica è chiamata anche quadrantectomia e consiste, appunto, nell’asportazione del tessuto mammario che circoscrive la neoplasia (quindi l’eliminazione di una parte della mammella).

    Nel caso in cui fosse necessario asportare più di un quadrante di seno, allora si ricorre alla mastectomia parziale o totale, a seconda delle quantità di tessuto da prelevare durante l’intervento.

    Ricostruzione mammaria

    La ricostruzione mammaria è l’intervento che permette al chirurgo plastico di ricostruire la mammella demolita, in seguito all’operazione che ha rimosso il tessuto malato.

    Sulla base del tipo di intervento di asportazione del tumore che è stato effettuato, il chirurgo consiglia la tecnica più adeguata per la ricostruzione mammaria. Per esempio, se è stata effettuata una quadrantectomia, dopo l’intervento oncologico, si può eseguire il lipofilling, ovvero l’estrazione di grasso corporeo in zone come cosce e addome, per trasferirlo e utilizzarlo nella ricostruzione del seno.

    Mentre, in caso di asportazione completa della mammella, la chirurgia ricostruttiva prevede l’impianto di un espansore, che creerà tessuti di rivestimento per contenere poi le protesi. In alcuni casi è possibile ricostruire la mammella durante l’intervento di asportazione, così da evitare un altro intervento chirurgico.

    Trattamento oncologico

    Dopo l’intervento chirurgico possono essere necessari ulteriori trattamenti medici, che riducono la possibilità che il tumore si possa formare nuovamente. Tra i trattamenti più comuni troviamo: radioterapia adiuvante, chemioterapia, terapia endocrina, immunoterapia.

    Partendo dal primo trattamento, dopo l’intervento chirurgico è possibile ricorrere alla radioterapia adiuvante, che viene utilizzata per proteggere la restante ghiandola mammaria e ridurre il rischio che la malattia possa ripresentarsi. Il trattamento utilizza un fascio di radiazioni ionizzanti che vengono indirizzate nella zona locale interessata e il numero di sedute da effettuare dipende dalle caratteristiche della malattia e del paziente stesso.

    Se il medico lo ritiene necessario, si ricorre alla chemioterapia, terapia a base di farmaci che consente di uccidere o bloccare la crescita delle cellule tumorali. Questo trattamento è utile ma non sempre necessario e dipende dallo stadio del tumore. La chemioterapia è adiuvante, se somministrata dopo l’operazione chirurgica, mentre è neoadiuvante se viene effettuata prima dell’intervento chirurgico, per ridurre le dimensioni del tumore in vista dell’operazione.

    Dato che gli ormoni svolgono un ruolo importante nella possibilità di determinare il tumore al seno, è possibile somministrare la terapia endocrina, in grado di bloccare l’azione di questi ormoni. Circa 2 tumori su 3 presentano recettori ormonali per gli estrogeni e per il progesterone. In questo caso è possibile fare ricorso a farmaci che, agendo proprio su questi recettori, riescono a bloccare l’azione degli ormoni e, di conseguenza, a limitare la crescita delle cellule tumorali.

    Per le donne in menopausa vengono utilizzati gli inibitori delle aromatasi, mentre per le donne in età fertile è possibile prescrivere un inibitore LH-RH analogo, che induce una menopausa temporanea.

    Infine, in combinazione con la chemioterapia a volte si consiglia l’immunoterapia, soprattutto per i tumori mammari in stadio avanzato, in particolare per i tripli negativi. Questa terapia consiste nell’utilizzo di farmaci che non agiscono direttamente sul tumore, ma sui meccanismi di difesa: questi farmaci agiscono sul sistema immunitario e lo stimolano ad agire contro le cellule tumorali.

    In sintesi, il trattamento per il tumore al seno può ricorrere a più opzioni possibili e la scelta di quale tecnica utilizzare dipende da molti fattori. Per questo motivo, il trattamento più adeguato al tumore viene individuato dallo specialista, in accordo con la volontà della paziente.  

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