Intervista ad Arianna, una dei primi sanitari vaccinati in Toscana

Testimonianza su un vaccino dal valore medico, umano e simbolico

Infermiera vaccinata Covid 19

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    Dal 27 dicembre 2020, data ribattezzata con il nome di Vaccine-Day (V-Day), comincia anche in Italia la campagna di vaccinazione contro il Covid-19.

    Il piano ministeriale prevede vaccini gratuiti e garantiti per tutti, con oltre 202 milioni di dosi disponibili in base agli accordi stipulati con le varie aziende produttrici e dopo le autorizzazioni dell’EMA e dell’AIFA:

    Fonte del grafico: Ministero della Salute

    Stima della quantità di dosi di vaccino disponibili (in milioni) in Italia, per trimestre (Q) e per azienda produttrice, in base ad accordi preliminari d’acquisto (APA) sottoscritti dalla Commissione europea e previa Autorizzazione all’Immissione in Commercio (AIC)

    Considerata la scarsa disponibilità iniziale delle dosi, la campagna di vaccinazione si sta concentrando, in questa prima fase, sulla protezione del personale dedicato a fronteggiare l’emergenza pandemica e sui soggetti più fragili (come operatori sanitari, sociosanitari, personale e ospiti dei presidi residenziali per anziani). Con l’aumento della disponibilità di vaccini anti-Covid 19 si procederà con la vaccinazione delle altre categorie a rischio e successivamente alla vaccinazione della popolazione generale.

    In questo scenario di cambiamento, che vede come protagonista la speranza di ripartire e combattere finalmente il Covid-19 con armi efficaci, abbiamo parlato con Arianna Giunti, Tecnico Sanitario di Radiologia Medica (TSRM) presso l’Ospedale San Jacopo di Pistoia che, il 27 dicembre, è stata una tra le prime persone vaccinate in Italia contro il Covid-19. Ecco qua la nostra intervista, buona lettura!

    Ciao Arianna, ci racconteresti com’è stato l’iter per la vaccinazione?

    Ciao AGM! Non posso parlare a nome di altri, ma posso raccontare la mia esperienza e come l’ho vissuta in prima persona. Dove lavoro c’è sempre stato un forte interesse, sia da parte mia che dei miei colleghi, sui progressi riguardanti eventuali vaccini e/o comunque sulla ricerca di un’eventuale cura contro il Covid-19.

    Il nostro coordinatore ha sempre avuto premura di tenerci aggiornati sullo stato di avanzamento del vaccino e, non appena le situazioni si sono delineate ed è stato possibile, insieme alla nostra direttrice sanitaria c’hanno messo al corrente sul fatto che, a breve, si sarebbero svolte le primissime vaccinazioni su dei volontari in alcuni ospedali della Toscana.

    Come tutti sappiamo, le dosi sono limitate al momento e per tale ragione sono distribuite in quantità minime. Per accedere ed essere in qualche maniera “protagonisti” di questo V-Day è stato sufficiente pre registrarsi su un portale apposito e attendere un’email di conferma contenente tutte le modalità di presentazione.

    Siamo stati informati in maniera estremamente esaustiva riguardo la procedura e anche i controlli ai quali siamo stati sottoposti si sono rivelati molto precisi e accurati. La selezione finale per accedere alla vaccinazione l’ho reputata estremamente democratica. Tutti i vaccinati, come me, sono volontari appartenenti a vari reparti e settori dell’ospedale, oltre a rappresentare le varie fasce di età e generi. Il momento del vaccino è stato a tratti commovente: nell’aria era quasi palpabile la voglia di tornare a una situazione di normalità che ormai da un anno non è possibile vivere. Siamo stanchi e questo vaccino rappresenta sicuramente una speranza.

    Subito dopo la vaccinazione ci siamo trattenuti in “osservazione” per circa mezz’ora e adesso sono in attesa del secondo richiamo che avverrà tra circa un paio di settimane. Dopo quello potrò dire che la mia esperienza personale con il vaccino Pfizer-BioNTech sarà conclusa.

    Che aria si respira all’interno del settore sanitario riguardo alla vaccinazione contro il Covid-19?

    Come ti ho già anticipato, la notizia dell’arrivo dei vaccini per molti di noi è stata estremamente positiva. Tutt’ora si respira un’atmosfera di ottimismo e le nostre speranze si sono fatte più forti. Certo, c’è qualcuno che risulta un po’ scettico riguardo le tempistiche di realizzazione del vaccino e altre faccende annesse, ma nessuno, che io sappia, ha manifestato la volontà di non vaccinarsi. Posso senz’altro dire, per quanto concerne la realtà che vivo quotidianamente, che siamo tutti contenti di questa svolta.

    Come ti senti adesso?

    Purtroppo mi sono accorta di non aver sviluppato ancora nessun superpotere. Scherzi a parte mi sento bene, a livello fisico non ho manifestato nessun effetto collaterale se non un po’ di dolore al braccio dovuto all’entrata dell’ago. Anche tra i miei colleghi non si sono presentati effetti spiacevoli, al massimo qualche mal di testa risoltosi in brevissimo tempo, ma niente di più.

    Psicologicamente invece mi sento in un certo senso più tranquilla, sollevata e al momento della vaccinazione a tratti quasi commossa e onorata per essere stata partecipe di un momento simile. Forse non ce ne rendiamo pienamente conto, ma questo è un evento che un domani racconteremo ai nostri nipoti, un po’ come i nostri nonni hanno fatto con noi riguardo alla guerra.

    Pensare che tutte le forze e le risorse del pianeta si sono concentrate per fronteggiare un nemico comune in così poco tempo è sbalorditivo, ci fa comprendere la bellezza e la forza che l’umanità è potenzialmente capace di creare. Percepire commozione penso sia normale davanti a tutto questo e al pensiero di tutti i professionisti impegnati in questo anno nei reparti di rianimazione e non solo.

    Pensi che vaccinarsi sia fondamentale per vincere la battaglia contro il Covid-19?

    Sì ne sono convinta. Avere una copertura sufficiente ci ridarà la possibilità di riprendere a viaggiare e rivivere la vita secondo le nostre abitudini. Non capisco come sia possibile negare gli incredibili progressi compiuti dalla scienza e al contempo rifiutarsi di sfruttare uno strumento utile a difendere la salute collettiva.

    Pensa che io ho provo un terrore pazzesco davanti agli aghi, ho paura perfino quando mi fanno l’orlo ai pantaloni, ma queste sono sciocchezze se si pensa alle tragedie della tristemente nota “prima ondata” e al numero di contagiati in Toscana cresciuto esponenzialmente tra ottobre e novembre. Probabilmente le persone si sono in qualche modo abituate a questa situazione, ma per noi che in ospedale vediamo giorno dopo giorno aumentare il numero di malati niente è scontato.

    Probabilmente, verso la seconda metà di gennaio 2021, “pagheremo” la maggiore sensazione di libertà percepita durante queste vacanze natalizie, ma almeno adesso possiamo sentirci più ottimisti sul futuro, coscienti di avere un’arma in più contro questo male.

    Grazie da A Good Magazine

    Vogliamo ringraziare Arianna per la gentilezza dimostrata, per il tempo concesso e ovviamente per il lavoro che svolge insieme a tutto il personale sanitario dell’Ospedale San Jacopo di Pistoia e a tutte le strutture sanitarie d’Italia. Speriamo che questo 2021 sia migliore per tutti.

    Fonti

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