Mary Anning, la pioniera della paleontologia che vale la pena conoscere

Autodidatta e proveniente da famiglia povera: Mary Anning studia e si batte per la scienza e per le sue passioni

paleontologhe della storia

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    Esiste uno scioglilingua in inglese molto famoso: “She sells sea shells by the sea shore. The shells she sells are surely seashells. So if she sells shells on the seashore, I’m sure she sells seashore shells.” Sapete chi è quel “she” nella filastrocca e a chi si pensa sia ispirato? A Mary Anning, una delle fondatrici della paleontologia che per decenni non è stata riconosciuta dal mondo scientifico per le sue scoperte, per il suo grande contributo e per il suo sapere.

    Chi era Mary Anning?

    Quando apriamo un libro sulla preistoria o pensiamo alle creature che hanno abitato il nostro pianeta milioni di anni fa, abbiamo chiaro in mente alcune creature, come l’ittiosauro, il plesiosauro o lo pterodattilo, ma non ci interroghiamo mai su come e soprattutto chi ha reso possibile la loro scoperta. C’è una donna che ha donato al nostro immaginario e alla scienza delle risposte sugli animali che popolarono la terra nel passato: Mary Anning.

    La vita di Mary Anning

    Nata il 21 maggio 1799 in una famiglia povera, sarà l’unica, insieme a Joseph, a sopravvivere agli altri 8 fratelli. Lyme Regis è il paese che la vede nascere, vivere e morire: si sposterà di rado, infatti, nella sua vita, mentre preferirà rimanere tra i suoi scavi e ritrovamenti sulla costa del suo piccolo paese. La località costiera inglese del Dorset, lungo la Jurassic Coast, è famosa per le rocce e i fossili scoperti risalenti al periodo Giurassico, Trassimo e Cretaceo.

    La spiaggia, a inizio Ottocento, era frequentata dalla nobiltà e borghesia londinese e, seguendo le impronte del padre Richard, riconosce, pulisce, preleva e vende ammoniti e belemniti come souvenir ai facoltosi turisti.

    La sua passione diventa una vera professione dopo la morte del padre nel 1810, quando Mary aveva solo undici anni: si è avvicinata ancora di più a questo mondo, sviluppando un vero e proprio talento in questo tipo ricerca; un lavoro affascinante, sì, ma molto pericoloso e poco remunerativo. Dopo la morte del padre, infatti, prese lei il suo posto, occupandosi della famiglia, ma i soldi non erano mai molti, e più volte ha subito incidenti, rischiando la vita a causa delle alte maree e delle scogliere instabili durante i periodi invernali, momento ideale per la ricerca e raccolta dei resti fossili.

    Le scoperte di Mary Anning e il suo contributo alla scienza

    Nonostante le sue origini umilissime, frequenta la scuola cristiana congregazionista per imparare a leggere e a scrivere, ma è sensazionale come Mary Anning abbia imparato tutto il resto da autodidatta, grazie agli studi sui libri e ai consigli del padre, affinando le sue ricerche di ossa e fossili sul campo, donando preziosi ritrovamenti alla scienza e all’umanità.

    Probabilmente nel 1811 Joseph, fratello di Mary, trova sulla spiaggia il teschio di un ittiosauro, un rettile marino, e più tardi, grazie agli scavi meticolosi della sorella, viene dato alla luce il resto del corpo. Solo anni dopo, nel 1818, la comunità scientifica si accorse di Mary e della sua capacità di ricercatrice di fossili; nonostante questo, per decenni la giovane donna fu lasciata ai margini dal mondo scientifico e accademico dando ad altri uomini, scienziati o naturalisti, i meriti del suo lavoro, della sua perizia nella pulizia e preparazione scientifica.

    Negli anni ’20 dell’Ottocento Mary Anning trova il primo scheletro completo di plesiosauro, che suscita interessa nella comunità scientifica, tanto che Georges Cuvier, naturalista e anatomista francese, autorità assoluta del campo dell’epoca, si scopre affascinato dal ritrovamento di questa creatura: le 35 vertebre del collo, però, erano inusuali e strane per le conoscenze del tempo, quindi accusa la Anning di aver falsato le “prove” e il ritrovamento. Questa accusa, ovviamente, tolse gran parte della credibilità che si era faticosamente, e in modo del tutto marginale, guadagnata la studiosa inglese negli anni. Solo in seguito Cuvier ammise di essersi sbagliato e riconobbe alla Anning il merito della scoperta.

    Grazie a questa ritrattazione e agli altri ritrovamenti fossili, come quello di uno pterosauro (oggi chiamato Dimorphodon macronyx) nel 1828 e della prima Squaloraja (un fossile di pesce) nel 1829, che la Anning iniziò a essere sempre più presa in considerazione dal mondo scientifico e non solo. Tutti iniziarono negli anni a riconoscere a questa donna l’importanza che le sue scoperte fossili hanno avuto per la paleontologia e non solo.

    Donna, di umili origini, autodidatta: sono tutti aspetti che purtroppo non hanno permesso di avere riconoscimenti a Mary Anning durante la sua vita, che finì il 9 marzo 1847 per un cancro al seno. Nonostante tutto, il suo approccio meticoloso verso i ritrovamenti, gli studi incessanti, le scoperte scientifiche, le hanno permesso di entrare di diritto nel corso dei secoli tra le figure più importanti che hanno contribuito in modo eccezionale alla scienza.

    “Più sapevo e più mi incuriosivo, più capivo quanto ci fosse ancora da scoprire.”

    Sono tante le donne nel mondo della scienza che hanno dato un contributo importante, ma che per decenni sono state dimenticate: c’è Marie Maynard Daly, la prima donna afroamericana con un dottorato in chimica, Barbara McClintock, che grazie a un’importantissima scoperta sui geni ha ricevuto il Premio Nobel per la medicina, ma solo molti anni dopo i suoi studi, oppure Maria Sibylla Merian, precorritrice della moderna entomologia grazie ai suoi lavori artistici…

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