Aerosol contro il raffreddore: quale scegliere?

Calano le temperature e cominciano ad affacciarsi i primi malanni della stagione. Un po’ di tosse, del raffreddore insistente? Ecco spuntare il dispositivo medico presente in tutte le case: l’aerosol. Sei sicuro di averlo sempre utilizzato correttamente?

Aerosol raffreddore

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    Calano le temperature e cominciano ad affacciarsi i primi malanni della stagione.
    Un po’ di tosse, del raffreddore insistente? Ecco spuntare il dispositivo medico presente in tutte le case: l’aerosol.
    Sei sicuro di averlo sempre utilizzato correttamente? E soprattutto, è così efficace in ogni caso come ti hanno sempre suggerito ed è utile solo durante i mesi più freddi?

    Aerosol: come funziona

    L’aerosol è usato per la cura di problemi respiratori e permette un’azione locale mirata. Attraverso la somministrazione aerea dei farmaci, l’aerosolterapia previene o cura le malattie legate dell’apparato respiratorio. Lo ‘stato di sol’ da cui deriva il nome ‘aerosol’ è la forma fisica a metà tra il liquido e il gassoso. Il farmaco infatti, viene ridotto dal nebulizzatore in piccole particelle (grandi millesimi di millimetro) che vengono inalate dal paziente e raggiungono in modo mirato gli organi dell’apparato respiratorio.
    Lo strumento è composto da un nebulizzatore che funziona da compressore e trasforma in particelle il farmaco inserito a seconda delle dosi suggerite dal medico in un’ampolla apposita.
    Il farmaco ormai allo stato gassoso viene disperso da un diffusore e assorbito dalle mucose. Il principio attivo passa dalle vie respiratorio superiori e arriva a livello alveolare (dove incontra i capillari e viene assorbito).
    In base alla grandezza delle particelle, le zone di destinazione dell’apparato respiratorio sono diverse: se più grandi di 5 millesimi di millimetro (μm) si fermano alle vie respiratorie superiori, se più piccole di 1 o 2 millesimi di millimetro (μm) possono giungere agli alveoli.

    Aerosol: quando utilizzarlo

    L’aerosolterapia è efficace per la cura delle malattie respiratorie, ma anche per prevenirle.
    Prima di andare avanti con soluzione fai-da-te è sempre consigliabile fare riferimento al proprio medico curante, che saprà indicare la soluzione più adatta.
    Ma quando si fa l’aerosol? Prima di tutto c’è da fare una distinzione tra le malattie che riguardano le alte vie respiratorie (narici, gola) e le malattie che riguardano le medie o basse vie respiratorie (laringe, bronchi e alveoli polmonari).
    Nel primo caso, per il comune raffreddore, non è necessario ricorrere al nebulizzatore.
    C’è un’eccezione però, che riguarda la sinusite acuta.
    L’efficacia dell’aerosol scende in campo in caso di un’infiammazione alle vie respiratorie più basse: lo strumento è fondamentale per un’azione locale del farmaco.

    Aerosol: anche per i bambini?

    Nebulizzatore per i più piccoli? Occorre fare una distinzione sulle malattie da trattare. È utile in caso di laringite, bronchiolite e bronchite asmatica, ma inutile per otite, rinofaringite e faringotonsillite.
    Un recente studio ha mosso molteplici dubbi sull’efficacia dell’aerosol nella cura con il cortisone della tosse e del raffreddore nei bambini. Antonio Clavenna, responsabile dell’Unità di Farmacoepidemiologia del Laboratorio per la Salute Materno-Infantile all’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Milano, insieme al suo team e l’Associazione Culturale Pediatri, nel 2010 ha dato il via a uno studio durato due anni su 520 bambini da 1 a 5 anni con infezioni delle vie aeree superiori, finanziato dall’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa). I piccoli sono stati divisi in due gruppi: il primo è stato trattato con cortisone in aerosol, il secondo con soluzione fisiologica sempre in aerosol. Il risultato? Tra i due gruppi non è emersa alcuna differenza nell’entità del disagio e nella durata dei sintomi.
    Al contrario, è importante mettere in pratica alcune buone abitudini per prevenire le infezioni delle vie respiratorie: effettuare con frequenza dei lavaggi nasali (addio catarro e il muco!), far bere al bambino molta acqua e mantenere costante la temperatura della casa (non superiore a 20 gradi centigradi).
    Inoltre l’aerosol viene spesso sconsigliato perché è improbabile che un bambino piccolo riesca a stare fermo per tutto il tempo necessario all’inalazione e spesso, proprio per questo motivo la terapia risulta difficile da portare a termine e inefficace.

    Aerosol: quale scegliere?

    Un aerosol per ogni malanno! In commercio ne esistono veramente di tutti i tipi, ma è necessario conoscerli bene per capire quale tra questi è quello che si adatta al meglio alle proprie esigenze. Ecco quali sono le tipologie più diffuse:

    • Pneumatico: si tratta della tipologia più conosciuta, economica e resistente, ma anche meno indicata per i bambini e i neonati perché la nebulizzazione richiede più tempo ed è abbastanza rumorosa. Il funzionamento è semplice: un compressore spinge l’aria all’interno dell’ampolla in cui è stato versato il medicinale. Le molecole una volta frantumate vengono inalate dal paziente.
    • Ultrasuoni: il medicinale viene nebulizzato grazie a un’onda d’urto attraverso la vibrazione dei cristalli di quarzo. Una volta “rotte” le particelle vengono inalate dal paziente. Si tratta di uno strumento veloce e silenzioso. È più costoso rispetto al pneumatico. Non può però essere utilizzato con farmaci a base di cortisone (in questo caso le molecole non possono essere nebulizzate).
    • Mesh: a differenza del nebulizzatore a ultrasuoni, questa tipologia di aerosol permette di nebulizzare anche il cortisone. Si tratta di un modello tecnologicamente più avanzato e anche più costoso. Come funziona? Il farmaco viene setacciato e spinto con un’onda d’urto verso le vie respiratorie. Possono utilizzarlo anche i bambini.

    Una volta scelto l’apparecchio più adatto alle proprie esigenze, è necessario dare un occhio anche all’attrezzatura. Esistono diversi strumenti che associati al nebulizzatore permettono di inalare il medicinale. Ecco quali sono:

    • Boccaglio: è utile per la terapia delle vie aeree inferiori. Va tenuto tra i denti, con la bocca serrata e il naso chiuso. Non è adatto ai più piccoli.
    • Mascherina: è la più indicata per i pazienti in età pediatrica. La maschera deve essere posizionata in modo da coprire bocca e naso in modo da non disperdere medicinale.
    • Forcella nasale: è utilizzata in caso di somministrazione diretta alla mucosa del naso.
    • Doccia nasale: si tratta dello strumento per per l’irrigazione e il lavaggio nasale. Permette di rimuovere muco e batteri.

    Aerosol: come pulirlo

    Parola d’ordine? Pulizia! Proprio per evitare che l’inalazione trasporti un carico di germi e batteri, il nebulizzatore deve essere sciacquato con acqua calda (o distillata), asciugato e riposto in un luogo e asciutto e lontano dalla polvere. L’iter va eseguito dopo ogni utilizzo. Gli strumenti se usati frequentemente, dovrebbero essere sostituiti ogni tre o quattro mesi. Inoltre l’aerosol non deve essere manomesso. In caso di ostruzione del foro di uscita dell’aria, questo non deve essere perforato con strumenti appuntiti: il rischio è quello di modificarne il calibro e quindi la quantità di medicinale erogato.

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