Le emorroidi: cosa sono e perché vengono?

Emorroidi esterne ed emorroidi interne. Cosa sono? Da cosa dipendono? Sono pericolose? Come si curano?

le emorroidi

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    Le emorroidi, o malattia emorroidaria, sono una condizione molto comune: moltissime persone ne soffrono (circa il 60% della popolazione mondiale), ma non se ne parla quasi mai. Altro fattore fondamentale, e rischioso, è che si tende a sottovalutare questa malattia e recarsi dal medico quando ormai è “troppo tardi” ed è necessario intervenire chirurgicamente.

    Ma facciamo subito chiarezza: le emorroidi sono una componente anatomica umana, normalissima e fisiologica, presente nel nostro corpo, precisamente nel canale anale. Quando queste si gonfiano e si ingrossano, cioè si infiammano, a causa di stili di vita scorretti o una conformazione della parte finale dell’intestino o per una predisposizione genetica, si inizia a soffrire della sindrome o malattia emorroidaria.

    Cosa sono le emorroidi?

    Il termine emorroidi deriva del greco ed è composto da due parole che significano “sangue” e “scorrere”, ovvero “sangue che scorre”.

    Le emorroidi sono strutture anatomiche all’interno del canale anale: sono “cuscinetti” di tessuto vascolare che, insieme ad altri elementi all’interno del nostro organismo svolgono un ruolo fondamentale per garantire la continenza fecale (o anale), cioè la capacità di tenere volontariamente il contenuto rettale. Il loro dilatarsi e il loro restringimento, insieme alla sinergia di altri parti della zona rettale, impediscono la fuoriuscita involontaria delle feci. Le emorroidi, questi cuscinetti, si trovano a metà del canale anale grazie alla muscolatura sottomucosa dell’ano, una serie di legamenti fibrosi. Dal colore rosso-violaceo, sono particolarmente sensibili a causa del fatto che sono formate da un tessuto ricco di vene e capillari.

    Queste di cui abbiamo appena parlato sono interne, quindi invisibili a occhio nudo, poi ci sono quelle esterne, cioè fuori dall’apertura anale.

    Emorroidi esterne ed emorroidi interne

    Anatomicamente parlando, quindi, ci sono due tipi di emorroidi:

    – Emorroidi interne

    Sono quelle all’interno del canale anale, non visibili e tendenzialmente indolori. Durante la defecazione possono uscire all’esterno e rientrare spontaneamente. Se questo non dovesse avvenire, o sono presenti ragadi, allora queste provocano dolore

    – Emorroidi esterne

    Posizionate ai margini dell’orifizio anale, sono visibili e quando fuoriescono appaiono come cuscinetti duri e dolorosi.

    Quando le emorroidi diventano patologiche

    La malattia si suddivide in:

    •  Emorroidi primarie: dette anche colonnari, corrispondono alle emorroidi poste in prossimità delle colonne anali
    • Emorroidi secondarie: la malattia si sviluppa extracolonnare

    Le emorroidi possono diventare patologiche e quindi si parla di malattia emorroidaria. Esistono 4 gravità della malattia:

    – 1° grado

    Seppur interne, le emorroidi causano una sensazione di pienezza e fastidio, con sanguinamento

    – 2° grado

    Le emorroidi prolassano, cioè vanno all’esterno dell’ano, durante grandi sforzi, come l’evacuazione. Una volta terminato lo sforzo, le emorroidi rientrano spontaneamente. Anche in questo caso, ci può essere sanguinamento, ma anche prurito e secrezioni dall’ano

    – 3° grado

    In questo caso c’è il prolasso, ma il rientro delle emorroidi avviene manualmente. Può anche sopraggiungere una incontinenza fecale lieve

    -4° grado

    Il più grave: il prolasso non si risolve nemmeno manualmente e il dolore è molto intenso. L’unico rimedio è l’intervento chirurgico.

    Le cause

    Ma chi è colpito dalle emorroidi? Studi dimostrano che almeno il 50% delle persone ne è stato colpito almeno una volta nella vita. Per lo più uomini, ma anche donne, che hanno superato i 50 anni di età. Spesso anche durante la gravidanza, le donne vedono insorgere le emorroidi, in modo transitorio o definitivo, oppure dopo alcuni rapporti di sesso anale.

    I motivi principali

    Non ci sono cause precise per l’insorgere della patologia emorroidaria: probabilmente il fattore genetico, quindi l’ereditarietà, ma anche la stipsi (cioè la stitichezza) e, nelle donne, la gravidanza.

    Alimentazione

    La stipsi può essere associata a uno stile di vita sedentario e a una dieta scorretta, povera di fibre e ricca di alimenti infiammatori. Troppo fritto, peperoncino e spezie, cioccolato e alcolici può essere una spinta ulteriore all’insorgere della malattia emorroidaria. Frutta e verdura fresche, cereali e legumi, invece, possono aiutare a mantenere le infiammazioni, anche rettali, sotto controllo.

    Gravidanza

    Sia a causa dell’aumento di pressione pelvica, a causa del feto, sia per i cambiamenti ormonali, sia per lo sforzo durante il parto, la donna può diventare soggetta alla malattia emorroidaria durante la gestazione o subito dopo il parto.

    Come ci si accorge se abbiamo le emorroidi?

    Le emorroidi “esterne” sono visibili anche a occhio nudo perché formano un rigonfiamento duro e, spesso, se toccate, anche doloroso. Ma anche prurito, dolore (durante l’evacuazione) e bruciore sono campanelli di allarme per l’insorgere della patologia. In casi più importanti e gravi, si avvertono perdite di muco dall’ano o ripetuti stimoli di evacuazione.

    Quando le emorroidi interne collassano e rimangono all’esterno, oltre al dolore si vive anche un forte disagio, fisico e psicologico, in quanto lo sfregamento delle emorroidi con superfici e tessuti possono provocare sanguinamento, anche abbondante.

    Come curare le emorroidi

    Sicuramente a causa dell’intimità della zona, spesso le emorroidi causano ancora imbarazzo e chi ne soffre non si rivolge subito al medico, peggiorando la situazione iniziale. Quindi è necessario recarsi il prima possibile dal proprio dottore che saprà come intervenire. In linea di massima, la malattia emorroidaria si cura in due modi:

    • Terapia medica
    • Terapia chirurgica

    La terapia medica si basa su misure igieniche, intestinali e delle regioni anali, sull’alimentazione corretta e farmaci (pomate o supposte) anti-emorroidari, che alleviano il dolore e il prurito.

    La terapia chirurgica, nei casi più gravi, oggi non è invasiva e le tecniche si sono evolute al punto che possono anche trattare le emorroidi in modo definitivo.

    Fonti

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