Parto prematuro: cosa bisogna sapere per affrontarlo

Difficile determinare con precisione se e quando avverrà. Esistono però accorgimenti per prevenirlo, a partire dalle abitudini della donna incinta

parto prematuro

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    La durata media di una gestazione è di circa 40 settimane. La normalità vuole che una bambina, o un bambino, nasca tra la 38esima e la 42esima settimana, quando le probabilità di essere completamente formati e sani sono maggiori. I rischi per la salute del neonato, e della madre, aumentano in caso di parto prematuro, quando, cioè, il nascituro arriva tra la 20esima e la 37esima settimana di gestazione.

    La percentuale di casi in Italia e in Europa è relativamente bassa, circa il 7%, ma tende a crescere con il diffondersi di nuove pratiche di fecondazione assistita e il conseguente aumento, ad esempio, di parti gemellari. Per questo è bene conoscere sintomi e cause di un parto prematuro, e avere strumenti e conoscenze di base per gestirlo nel migliore dei modi.

    Parto precoce o prematuro?

    Possiamo fare una distinzione a livello temporale. Se la nascita avviene tra la 20esima e la 24esima settimana, si tratta di un parto molto precoce: le probabilità di sopravvivenza della piccola, o del piccolo, sono davvero basse, sotto al 50%. Dalla 25esima settimana in poi, fino alla 37esima, si tratta effettivamente di parto prematuro: il neonato ha più probabilità di sopravvivere ma rischia di sviluppare seri problemi di salute.

    Una seconda distinzione importante è tra il parto prematuro spontaneo e quello indotto. Il secondo, come suggerisce il termine stesso, è frutto di una scelta medica, fatta per evitare ulteriori complicazioni a danno della madre. Tra i due, comunque, avviene più spesso il parto prematuro spontaneo.

    Fattori di rischio

    Da un punto di vista fisiologico, le donne con età inferiore ai 18 anni o superiore ai 35 anni sono più soggette. Da un lato, il corpo potrebbe non essere ancora pronto ad ospitare tutta la gestazione. Dall’altro, con l’aumentare dell’età, il corpo fa sempre più fatica a sopportare tutti i cambiamenti fisiologici che una gravidanza comporta.

    A queste eventualità, si sommano i cosiddetti fattori ambientali:

    • fumo e alcol in grandi quantità;
    • uso di droghe;
    • stress elevato;
    • aver già avuto un parto prematuro in passato;
    • esposizione a sostanze inquinanti.

    I più pericolosi, però, sono i fattori di rischio legati a patologie di cui la madre potrebbe soffrire:

    • infezioni a trasmissione sessuale o dell’apparato urinario;
    • diabete o diabete gestazionale, quest’ultimo compare se i livelli di glicemia della donna incinta si alzano a causa di un eccessivo sforzo del pancreas che non produce sufficiente insulina;
    • ipertensione;
    • disturbi della coagulazione oppure emorragie ante-partum, più comuni nei casi di placenta previa, cioè posizionata vicino allo sbocco uterino;
    • interventi pregressi alla cervice uterina, malformazioni uterine o ancora malformazioni del feto.

    Quali sintomi indicano l’arrivo di un parto prematuro

    Per quanto sia studiato, il parto prematuro rimane un avvenimento abbastanza imprevedibile nella vita di una donna. Dal punto di vista della sintomatologia, bisogna essere vigili e prendere provvedimenti appena uno di questi elementi compare:

    • contrazioni sempre più frequenti;
    • perdite vaginali insolite di sangue o altri fluidi;
    • forte pressione pelvica;
    • crampi simili a quelli mestruali;
    • dolore alla parte bassa della schiena;
    • rottura delle acque prematura.

    Cosa fare in caso di parto prematuro

    Se una donna incinta si accorge di avere uno dei sintomi elencati, deve immediatamente contattare il proprio ginecologo e, nel caso in cui i sintomi si facciano più forti, farsi ricoverare. L’unico modo per sapere con certezza se sta effettivamente iniziando un parto prematuro è l’esame del collo dell’utero, con cui vedere se il condotto si sta aprendo oppure no.

    Qualora, invece, una donna incinta avverte delle contrazioni in modo passeggero, potrebbero essere delle avvisaglie del parto prematuro che, se prese per tempo, possono essere rallentate. In questo caso ci sono soluzioni di tipo farmacologico: l’assunzione di progesterone, a supporto della gravidanza, o del cortisone, per controllare le contrazioni. Oppure, ancora, interventi chirurgici come il cerchiaggio della cervice uterina, che serve a rendere più salda la chiusura fino a che non è effettivamente ora di partorire.

    Generalmente partorire in modo naturale sembra essere l’opzione più consigliata, anche nel caso di parto prematuro. L’opzione del cesareo rimane valida se il feto, in anticipo rispetto ai tempi naturali di gestazione, è ancora posizionato con i piedi verso il collo uterino.

    Conseguenze per la madre e per il neonato

    Purtroppo, una bambina o un bambino nati prematuramente hanno più probabilità di incorrere in patologie serie che renderanno la crescita difficile, alcune volte impossibile. Formazione incompleta degli organi, difficoltà ad alimentarsi o a respirare, infezioni, anemia, ittero e retinopatia sono i problemi più frequenti per i piccoli.

    La madre partoriente, subendo uno shock emorragico molto forte in un momento della gestazione anomalo, rischia la vita.

    Consigli per la prevenzione

    La prevenzione migliore, in questo caso, è il comportamento. Se si è fumatrici, smettere di fumare. Bere alcol in piccole quantità, senza esagerare. Mangiare secondo una dieta equilibrata. Non stressare troppo il corpo: se si è già partorito, aspettare almeno un anno e mezzo prima di rimanere di nuovo incinta. Infine, il consiglio più semplice: affidarsi a delle cure mediche di qualità fin da subito, senza aspettare l’arrivo dell’imprevisto. Il tempismo, soprattutto nel caso di una gravidanza, fa davvero la differenza.

    Fonti

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