Come comunicano i pappagalli

Presenti in tantissime famiglie italiane e non, i pappagalli ispirano da subito una grande simpatia, complici la moltitudine di racconti, film e cartoni animati a loro da sempre dedicati. Ma nella vita di tutti i giorni, come comunicano questi animali? Cosa è opportuno sapere per comprenderli al meglio?

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    I pappagalli sono animali molto antichi, compaiono sulla terra ben 50 milioni di anni fa; sono diffusi prevalentemente nelle zone tropicali e subtropicali, quali Australia, tutta la regione amazzonica del Sudamerica e in parte anche in Africa. Tutte le 315 specie attualmente viventi fanno parte dell’ordine dei Psittaciformi: le sottospecie sono tantissime, si parte da esemplari di 7-9 cm, fino ad alcune di addirittura 1 metro! Raramente presentano il cosiddetto dimorfismo sessuale, ovvero evidenti differenze morfologiche tra maschi e femmine. Sono animali resistenti e longevi (ma ricordati che il tuo pappagallo può ammalarsi comunque), dotati di una notevole adattabilità; di base sono arboricoli (vivono sugli alberi) e la loro scarsa capacità di volo è compensata da una grande agilità nell’arrampicarsi: questo è possibile grazie alla conformazione delle zampe, in cui il primo e il quarto dito sono girati all’indietro e questo favorisce naturalmente la presa. Questi animali non amano particolarmente stare a terra, le zampe corte li rendono goffi nei movimenti, infatti la locomozione terrestre si limita a piccoli saltelli. Amano vivere in gruppi numerosi e chiassosi (sono animali sociali), possibilmente vicino all’acqua. Di questo unico ordine esistente, fanno parte tre famiglie: Loridi, Cacatuidi e Psittacidi.

    I pappagalli e il loro rapporto con l’uomo

    C’è stato un momento durante la coevoluzione di animali e uomo, in cui quest’ultimo ha capito che questi potevano essere utili, non solo come aiuto nel lavoro o sostentamento alimentare, ma anche come amichevole compagnia: inizia qui il rapporto tra gli uccelli in generale e il genere umano. Già gli indiani, ben 2.500 anni prima di Cristo, iniziarono ad allevarli attratti dalla loro capacità di ripetere il suono della voce umana; secondo la mitologia indiana, erano gli animali da traino del dio dell’amore (Kama) e divennero simbolo dell’amore libero (una curiosità: il kamasutra prescrive, per poter arrivare a tutte le gioie dell’amore, di addestrare un pappagallo alla parola). Ancora oggi per la religione indiana, il pappagallo è sacro e non deve essere né ucciso e né mangiato. Anche i romani importavano i pappagalli dal vicino oriente, erano affascinati da questi pennuti colorati e li consideravano simbolo di ricchezza, potere e amore libero, in continuità con la tradizione indiana. Già Aristotele tra il 384 e il 322 a.C. aveva compiuti studi etologici su questi animali, considerati validi per centinaia di anni. Ma fu la scoperta dell’America a dare ai pappagalli un posto stabile tra gli animali da compagnia, tanto più dopo che ebbero conosciuto tutte le meraviglie di grande taglia presenti nel continente australiano.

    Come comunicano i pappagalli?

    Adesso che sappiamo quali sono le caratteristiche dei pappagalli che li hanno portati ad entrare nella cerchia dei pets più amati dall’uomo in assoluto, ci soffermiamo sulle loro capacità comunicative. Gli uccelli, così come gli esseri umani, utilizzano tantissimo la comunicazione acustica; esistono precisi segnali specie-specifici (e talvolta anche individuo-specifici) per indicare pericolo, aggressività, corteggiamento, cure parentali nei piccoli e molto altro, in base a ciò che la situazione richiede. I suoni, ad un orecchio poco attento e poco abituato, possono sembrare tutti uguali, in realtà posseggono sfumature e significati particolari. 

    I segnali vocali

    L’elevata specializzazione dei loro segnali acustici raggiunge l’apice con le cosiddette alarm call, veri e propri segnali antipredatori presenti anche tra molti primati: questi devono essere uditi anche da lunghe distanze e contemporaneamente non devono rendere percepibile la posizione dell’emittente, che diversamente si troverebbe a rischio predazione. Si tratta di toni puri continui, compresi tra 6 e 9 kHz, con un’intensità del segnale che aumenta e diminuisce gradualmente nel corso dell’emissione. In quasi tutte le specie di uccelli, queste alarm call hanno le stesse caratteristiche, a dimostrazione che i segnali di pericolo sono fondamentali per la sopravvivenza e sono frutti di fenomeni di convergenza evolutiva.

    Caratteristiche delle emissioni acustiche

    Le emissioni acustiche si dividono in vocali e strumentali: le prime sono prodotte dalla siringe (l’organo fonatorio degli uccelli, ndr), le seconde provengono da altre strategie, ad esempio picchiettare con il becco su di una superficie (comportamento tipico di molti uccelli, non solo i picchi). La siringe negli uccelli è estremamente duttile, questo consente loro l’emissione di una vasta gamma di suoni! Si parla addirittura di dialetti tra popolazioni, linguaggi tipici di ogni coppia e addirittura tra madre e prole.

    Il linguaggio del corpo dei pappagalli

    I comportamenti dei pappagalli in relazione alla comunicazione corporea, possono essere distinti in quattro macroaree:

    • Comportamenti indicatori di contentezza
    • Comportamenti indicatori di rilassatezza
    • Comportamenti indicatori di socialità
    • Comportamenti indicatori di aggressività
    • Comportamenti indicatori di tristezza

    Contentezza

    Tra i primi troviamo lisciarsi il piumaggio, espressioni di curiosità, saltelli da un posatoio all’altro tenendo il collo allungato, compiere piccoli voli cicalecciando, fare il bagno in acqua, dimenare la coda aperta a ventaglio e scuotere il capo emettendo note gorgogliate.

    Rilassatezza

    Stare appollaiati sul ramo con gli occhi semichiusi e il piumaggio leggermente arruffato, sgranchirsi le ali o le zampe allungandole o ritraendole con movimenti lenti (tipo stretching!), sgranchire il collo flettendolo, poi emettere un gorgoglio e sbadigliare.

    Socialità

    Grattarsi reciprocamente la testa, imbeccarsi a vicenda, darsi piccoli colpetti becco contro becco, mettersi vicini collo contro collo.

    Aggressività

    Allungare il collo per sembrare più grandi, alzare una zampa e portarla in avanti, allungare il collo e aprire il becco emettendo suoni sibilanti, beccare l’avversario, solitamente cercando di colpire le zampe o la base del becco.

    Tristezza

    Apatia, scarso appetito, poca voglia di partecipare alla vita sociale, disinteresse per tutto ciò che sta intorno.

    Se teniamo un pappagallo domestico, non ci scordiamo infatti che, come sottolineato dal Dott. Costa nella sua intervista in veste di etologo specializzato in pappagalli, questi volatili sono animali sociali, intelligenti, curiosi, che necessitano di compagnia, stimolazioni e condivisione di attività, sia tra conspecifici, sia con il proprietario, proprio per evitare patologie comportamentali, quali ad esempio la nevrosi autolesiva, che si manifesta con tentativi di danneggiamento e rimozione del proprio piumaggio.

    Fonti

    Il grande libro degli inseparabili, Gianni Ravazzi, De Vecchi editore

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