Gatto: come riconoscere i pidocchi

Parliamo sempre di pulci e zecche negli animali domestici, ma anche i pidocchi fanno parte degli insetti di importanza veterinaria. Come riconoscerli, prevenirli e curarli?

gatto pidocchi

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    Cosa sono i pidocchi?

    Così come gli acari e le zecche, anche i pidocchi fanno parte della classe degli artropodi. Tutti gli insetti sono composti da una testa, un torace al quale sono attaccati gli arti e un addome. Il ciclo vitale varia da forme molto semplici, dove la forma larvale e quella adulta si somigliano molto, a forme ben più complesse, dove la larva passa allo stadio di pupa e solo successivamente a quello di adulto. Gli insetti di maggiore importanza veterinaria sono pidocchi, pulci e zecche.

    Classificazione

    Ci sono due tipi di pidocchi: i cosiddetti masticatori (appartenenti all’ordine dei Mallophaga) e i succhiatori (ordine Anoplura). Entrambi sono importanti parassiti della cute di molti mammiferi domestici o selvatici e di molte specie di uccelli. Con qualche eccezione, ogni specie di pidocchio può vivere e riprodursi solo su una singola specie di ospite. L’intero ciclo vitale si svolge su quest’ultimo e la trasmissione avviene quasi sempre in seguito al contatto ospite-ospite, pur potendo avvenire anche tramite sfregamento con materiali contaminati. La lunghezza varia da 1 a 5 mm, le uova (chiamate lendini) aderiscono ai peli (o alle piume, a seconda dell’ospite) e si succedono tre stadi linfali che ricordano la forma adulta, anche se le linfe sono più piccole e sessualmente immature. 

    Come si identificano?

    I pidocchi si identificano attraverso l’esame accurato del pelo del gatto, si può generalmente rilevare la presenza dei pidocchi a occhio nudo. Le lendini si possono osservare sia singolarmente – attaccate al fusto del pelo – sia come grappoli bianchi o gialli, alla base di quest’ultimo. I pidocchi masticatori si muovono velocemente lungo il pelo dell’ospite e si cibano dei detriti della cute, i succhiatori invece sono meno mobili e si nutrono di sangue, ad ogni modo la distinzione non è di solito richiesta nella pratica veterinaria.

    Esistono fattori di rischio?

    I pidocchi sono infestazioni piuttosto rare nei cani e nei gatti, di solito si sviluppano in caso di scarse condizioni igieniche o di sovraffolamento,  in cui gli animali possono essere tenuti. Alcune razze sono particolarmente predisposte, per esempio quelle a pelo lungo, laddove gli animali – se non pettinati profondamente e con cura – possono ospitare i parassiti negli strati più profondi del pelo. Infestazioni gravi si osservano negli animali abbandonati o denutriti, ma possono essere presenti anche su soggetti debilitati per altre malattie. In qualche caso gli eventi sono associati a senilità, ma la maggior parte dei casi sono da ricondurre ad animali giovani. Poiché il pelo invernale rappresenta un habitat ideale per i pidocchi, l’infestazione si verifica soprattutto nella stagione fredda, mentre si riduce durante il calore estivo.

    La trasmissione e i relativi sintomi

    Come già accennato, il contagio può essere diretto (da animale ad animale) o indiretto (da superficie ad animale), quest’ultima plausibile in caso di tappeti, coperte, cucce, spazzole e pettini infestati. I pidocchi non sopravvivono più di 2-3 giorni al di fuori dell’ospite e il rischio di trasmissione verso l’animale domestico in questo caso è minore. Il pidocchio del gatto più comune è la specie Felicola subrostratus e la sintomatologia comprende intenso prurito, spesso causa di comportamenti autolesivi nei gatti, che provocano escoriazioni e perdita di pelo.

    Prevenzione e trattamento del parassita

    Per prevenire l’infestazione ambientale, sono sufficienti le normali pratiche d’igiene ambientale, soprattutto la pulizia regolare degli strumenti utilizzati per la toilette del gatto. Il trattamento prevede l’applicazione di insetticidi sugli animali colpiti, così come su tutti coloro che sono stati a contatto con gli animali infestati. I prodotti da utilizzare devono essere specificamente testati contro i pidocchi e solitamente si impiegano spot on, collari, spray o anche semplicemente shampoo medicinali. Moltissimi di questi sono acquistabili senza prescrizione medica veterinaria, ma si consiglia sempre di rivolgersi al medico veterinario di fiducia per avere una corretta diagnosi. Qualora decidiate di somministrarli in autonomia, non dimenticate di leggere attentamente l’etichetta, in particolare le indicazioni, le modalità d’uso e le avvertenze.

    Fonti

    Parassitologia clinica veterinaria di Margaret W. Sloss, Russell L. Kemp, Anne M. Zajac, edizione riveduta da Claudio Genchi, Edi-ermes editore

    www.formevet.com

    www.farmafuturo.it

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