Sai che ballare rende il cervello più elastico?

Che sia hip hop, un tango o la tarantella poco importa: la danza cambia l’elasticità del cervello. Ballare non fa bene solo ai professionisti, ma anche a chi si diletta per passione

ballare fa bene al cervello

Sommario
    Tempo di lettura Tempo di lettura terminato
    0
    Time

    Che sia hip hop, un tango o la tarantella poco importa: la danza cambia l’elasticità del cervello. Ballare non fa bene solo ai professionisti, ma anche a chi si diletta per passione e non rinuncia all’appuntamento con il ritmo. Insomma, se cerchi l’elisir della giovinezza, i neuroscienziati non hanno dubbi: danza e lo troverai.
    Ma come fa il ballo a cambiare il cervello umano? Scopriamolo insieme!

    Cervelletto e movimento: la combo perfetta!

    Una semplice lezione di danza? No, un vero e proprio concentrato di salute! Ballare rende attivi e aiuta a mantenersi giovani ‘elasticizzando’ il cervello.
    Cosa accade nella nostra materia grigia? Quando balliamo impariamo modi diversi di coordinare il corpo e questa attività crea nuove connessioni a livello cerebrale. La stessa cosa non succede quando siamo impegnati in attività fisiche ripetitive.
    La spiegazione delle grandi proprietà della danza sta in un punto preciso: il cervelletto che i suoi 69 miliardi di cellule, presiede la coordinazione e la programmazione dei movimenti. È proprio grazie a questa struttura fondamentale che con la pratica e l’esercizio, una sequenza di gesti diventa automatica e viene eseguita senza il controllo del pensiero.
    Il cervelletto inoltre stabilisce delle connessioni neuronali con la corteccia cerebrale e il sistema limbico che sono responsabili rispettivamente delle funzioni associative e del controllo delle emozioni.
    La danza opera anche a livello ormonale e migliora il tono dell’umore. Durante il movimento infatti, il corpo libera endorfine e ossitocine alleate per il raggiungimento dello stato di benessere.
    Inoltre, il ballo è utile per migliorare forza e resistenza muscolare, agilità, equilibrio e coordinazione, e prevenire osteoporosi, rischi cardiovascolari, ma anche obesità e diabete.

    La danza è un toccasana anche per la socialità e influisce soprattutto sulle interazioni sociali poiché spinge ad interagire maggiormente con gli altri e fornisce occasioni di aggregazione (Covid permettendo, ovviamente).
    Un modo per combattere la solitudine, soprattutto a una certa età? Senza dubbio frequentare la pista da ballo! E anche se non si è re e reginette delle pista, i benefici della danza impattano sul nostro cervello anche solo osservando persone che ballano.
    Osservando dei ballerini danzare nel nostro cervello si attivano i neuroni a specchio, una classe di neuroni motori che si attiva involontariamente sia quando un individuo esegue un’azione finalizzata, sia quando lo stesso individuo osserva quella medesima azione compiuta da qualcun altro», spiega Stefano Cappa, professore di neurologia allo IUSS di Pavia e presso la Fondazione Mondino, membro della Società Italiana di Neurologia (Sin) in un’intervista a SanitàeInformazione.

    Il ballo come cura

    Il movimento e il ritmo fanno così bene che alcune ricerche li hanno confermati come trattamenti per chi soffre di malattie neurodegenerative come Alzheimer e Parkinson. Proprio perché la danza aiuta a elasticizzare il cervello, permette quindi il recupero delle capacità motorie e di coordinazione, ma anche un effetto protettivo rispetto al declino cognitivo.
    Uno studio condotto su uomini della terza età, pubblicato sul New England Journal of Medicine, ha dimostrato che ballare aiuta a contrastare l’insorgenza dell’Alzheimer e di altre forme di demenza.
    Risultati incoraggianti sono arrivati anche da parte dei ricercatori della Washington University e dell’Albert Einstein College of Medicine di New York che nel loro studio hanno dimostrato come la danza sia capace di ritardare i sintomi del modo dell’Alzheimer. I pazienti al termine dell’esperimento manifestavano un miglioramento nella Unified Parkinson’s Disease Rating Scale Motor, punteggio che valuta l’andamento della malattia.
    Non sono pochi i centri che si sono organizzati proprio per portare a conoscenza della popolazione i benefici della danza.
    In Gran Bretagna ad esempio nel 2008 è stato fondato un centro specializzato, il Dance Psychology Lab dell’università inglese dell’Hertfordshire, grazie allo psicologo ballerino Peter Lovatt, che per sensibilizzare sull’importanza della danza ha portato in scena all’Edinburgh Festival Fringe il musical scientifico Dance, Doctor, Dance! The Psychology of Dance Show.

    Ballo, ma non solo: perché la musica fa bene?

    Non solo ballo. La musica ha un potere terapeutico ed è un toccasana per la salute. Le note possono essere un alleato contro i disturbi dell’umore, il disagio psichico, la depressione, ma anche deficit, autismo e malattie neurodegenerative.
    La musica accresce il benessere e migliora l’umore, influisce con tono e ritmo su battito cardiaco, pressione sanguigna e respirazione.
    Non a caso La World Federation of Music Therapy (Federazione Mondiale di Musicoterapia) nel 1996 ha espresso la definizione di musicoterapia  proprio così: “l’uso della musica in un processo atto a facilitare e favorire la comunicazione, la relazione, l’apprendimento, la motricità, l’espressione, l’organizzazione e altri rilevanti obiettivi terapeutici al fine di soddisfare le necessità fisiche, emozionali, mentali, sociali e cognitive. La musicoterapia mira a sviluppare le funzioni potenziali e residue dell’individuo in modo tale che questi possa meglio realizzare l’integrazione interpersonale e consequenzialmente possa migliorare la qualità della vita grazie a un processo preventivo, riabilitativo o terapeutico“. Per approfondire: ‘Cervello e musica: perché amiamo certe canzoni e ne odiamo altre?’

    Leggi anche su A good Magazine: ‘Laura Del Sere: vi racconto la mia vita a passo di danza’.

    Fonti

    Lascia il tuo commento

    Non verrà mostrata nei commenti
    A Good Magazine - Newsletter
    è il contenuto che ti fa bene! Resta aggiornato sulle malattie digitali