Pepper, il robot amico dei nonni

"Pepper" parla con loro, li ascolta e interagisce: un concentrato di intelligenza artificiale dalla parte delle persone anziane

Robot per la cura degli anziani

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    L’Italia è uno dei paesi in cui si vive più a lungo e una delle nazioni con più ultracentenari. I nostri nonni possono godere più a lungo dell’affetto della propria famiglia: basti pensare che solo fino a 50 anni fa l’aspettativa di vita era di 10 anni in inferiore rispetto a quella di adesso (per approfondire: Quanto è aumentata la prospettiva di vita negli ultimi 50 anni?).
    E se oggi nonni e nonne possono augurarsi di spegnere le 80 candeline sulla torta di compleanno, questo dipende soprattutto dallo stile di vita, dall’accesso alle cure e dalle nuove tecnologie sempre più dalla parte delle persone anziane. 

    Un robot come amico

    Un robot con cui chiacchierare e interagire? Non si tratta di un film di fantascienza!
    Il progetto Caresses di cui è capofila il dipartimento di Informatica e Robotica dell’Università di Genova nasce nel 2017 proprio per non lasciare gli anziani soli e senza possibilità di interagire con qualcuno.
    Caresses è un vero e proprio ‘cervello’, cioè un programma di intelligenza artificiale, inserito nel ‘corpo’ di Pepper, un robot (il sistema appena progettato però non è ancora in commercio).
    Secondo i test effettuati l’interazione con Pepper porterebbe beneficio agli anziani. Il robot-badante permette uno scambio di chiacchiere quasi naturale: infatti Pepper è culturalmente competente e tiene conto dei gusti e dei bisogni della persona che si trova davanti. Più si interagisce con lui e più il livello e la qualità dell’informazione si affina.
    Inoltre, può anche mettersi in contatto con i familiari o con i sanitari. 

    Il test e i risultati

    Il progetto è stato sperimentato tra Regno Unito e Giappone. I test in Regno Unito sono stati svolti dall’Università di Genova, in collaborazione con un team dell’Università di Bedfordshire e di Advinia HealthCare. Il robot ha interagito in maniera autonoma con un campione di anziani per 18 ore, divise in 6 sessioni di tre ore distribuite su 2 settimane.
    I partecipanti sono stati divisi in gruppi: con il robot e senza robot.
    Il primo gruppo è stato a sua volta diviso in due ulteriori sottogruppi: persone cui è stato assegnato un robot culturalmente competente o uno non in grado di interagire così approfonditamente. Sono stati raccolti dati all’inizio del test, al termine della prima settimana, e al termine della seconda usando questionari validati per misurare la salute fisica e mentale, la solitudine e l’attitudine positiva o negativa verso i robot.

    I risultati non hanno deluso le aspettative. Nel gruppo con il robot ‘intelligente’ è stato misurato misurato un aumento della salute mentale. Sempre nel gruppo con il robot si è rilevata una leggera diminuzione del senso di solitudine.
    Inoltre è stato osservato un incremento abbastanza ampio nel benessere emotivo per il gruppo con il robot preparato culturalmente.

    Anziani: sempre meno soli

    Se tra qualche anno a far compagnia ai nostri nonni ci saranno dei robot, già da tempo gli over 75 si sono organizzati per trascorrere meno tempo possibile da soli, ma in compagnia di un animale domestico.
    Secondo i dati
    Istat, infatti il 12,1 per cento delle famiglie di soli anziani di 75 anni e più ha uno o più cani.
    La quota è più alta (15,5 per cento) se la famiglia è composta da una coppia (con o senza figli) o da fratelli o amici che vivono insieme, più bassa se gli anziani vivono da soli (11 per cento). Sono soprattutto le famiglie di soli anziani residenti in comuni piccoli o medi (meno di 50mila abitanti) ad avere un cane (16,1 per cento).
    La quota si riduce se le famiglie risiedono nei grandi comuni (più di 50mila abitanti) o in quelli centro e periferia di aree metropolitane (7,1 per cento). (Leggi anche:
    Animali domestici e anziani: un cane fa bene al cuore).
    L’Istat presenta anche un quadro della nostra società.
    Il nostro è un paese con forti legami intergenerazionali: gli anziani vivono sempre più spesso soli, ma ciò non vuol dire che essi si trovino in una situazione di isolamento sociale.
    In Italia il 60 per cento degli anziani abita nello stesso comune del figlio. In particolare il 20,9 per cento vive con i figli, il 15,1 per cento nello stesso caseggiato e il 25,8 per cento entro 1 km. Ma c’è anche chi (lo 0,9 per cento) ha figli lontani all’estero o a più di 50 km (5 per cento). Gli anziani che vivono soli e non hanno figli sono l’8,9 per cento. Queste persone, ma non solo, potrebbero aver bisogno di un amico tech, proprio come Pepper. 

    Fonti

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