Post parto: e ora?

Il delicato momento del post parto porta con sé molti nuovi dubbi nella vita dei genitori

parto cesareo

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    L’attesa del nascituro è sicuramente il periodo in cui i genitori si trovano ad affrontare la maggior parte dei dubbi e delle perplessità su quello che aspetta loro. Sicuramente il corso pre-parto è un ottimo modo per avere risposta a molte delle domande che si incontrano nel periodo prenatale, ma quando il bambino è nato e ci si ritrova ad essere di colpo genitori, con quali problemi è più comune avere a che fare?

    Il periodo post-parto è sicuramente molto stressante e richiede uno sforzo particolare da parte di entrambi i genitori, che dovranno finalmente prendersi cura del piccolo. Per una neomamma, inoltre, questo periodo può essere particolarmente delicato, se si pensa al cambiamento del proprio corpo e a tutte le ripercussioni che il parto può avere su di esso. Vediamo quindi come entrare nella fase post-parto con tutte le dovute conoscenze.

    Quando tornano le mestruazioni?

    Dopo il parto la donna entra nel cosiddetto puerperio, quel periodo di 40 giorni in cui è normale avere perdite ematiche che servono ad espellere dall’utero i tessuti, sangue e frammenti di decidua, residui della gravidanza. Queste perdite vaginali, dette lochiazioni, sono inizialmente più abbondanti e di un colore rosso vivo, man mano che passano i giorni avranno una consistenza più liquida e di colore marrone fino a diventare bianche.

    •  È normale avere perdite fino a 50 giorni dopo il parto? Sì! Le perdite possono durare dalle 3 alle 6 settimane. La durata delle lochiazioni invece può essere inferiore se si allatta il bambino esclusivamente al seno, poiché la suzione provoca delle contrazioni uterine che facilitano l’espulsione del materiale ematico;
    • Quando torneranno le mestruazioni se non si allatta al seno? In questo caso il capoparto, ovvero il ripresentarsi delle mestruazioni dopo il parto, può avvenire entro i 2-3 mesi dal parto;
    • Quando tornano le mestruazioni se si allatta al seno? La prolattina, ormone della lattazione, può ritardare il ritorno alla normalità e quindi al ciclo mestruale. Con un allattamento costante è anche molto probabile che si presenti un ciclo anovulatorio, quindi senza ovulazione.
    • Posso utilizzare tamponi interni? No, secondo i ginecologi, tutti i prodotti ad applicazione interna, comprese lavande vaginali, sono da evitare poiché potrebbero causare ristagno di sangue e conseguenti infezioni. Le lochiazioni saranno presenti anche dopo un parto cesareo, spesso meno abbondanti poiché nel parto naturale anche il canale vaginale è coinvolto e quindi aumenta il materiale di sangue e dei tessuti compromessi.

    Ferita del parto cesareo e tempi di guarigione

    Dopo un parto cesareo probabilmente il dolore non sarà avvertibile immediatamente, fin quando l’effetto dell’anestesia non scomparirà gradualmente. La ferita da cesareo sarà coperta da un cerotto e deve essere medicata ogni giorno, anche a casa, una volta dimesse dall’ospedale, per 7 giorni. Una volta passato questo periodo sarà possibile togliere i punti. La doccia può essere fatta anche quando ci sono ancora i punti, dopo pochi giorni dal parto, purché si asciughi bene la parte interessata e si applichi un antisettico. Quali sono i passi per una ripresa corretta dopo l’operazione?

    • Muoversi fa bene: dopo che i dolori dell’operazione sono terminati è opportuno ricominciare a muoversi ma con cautela, magari appoggiandosi alle sponde del letto e camminando un po’. Già dal giorno dopo sarà possibile alzarsi dal letto;
    • Non sollevare pesi o fare sforzi eccessivi, poiché le fasce muscolari sono duramente stressate dalla gravidanza e dal parto e il peso potrebbe creare danni alla parte cicatrizzata;
    • Utilizzare una pancera post cesareo: può essere molto utile per sostenere i muscoli addominali;
    • Quand’è che la pancia tornerà normale? Occorre tempo affinché tutti i tessuti riprendano il loro tono, non bisogna avere fretta e ricominciare gradualmente con un po’ di esercizio fisico.

    Caduta dei capelli post-parto, perché avviene? 

    È normale riscontrare una eccessiva perdita dei capelli dopo il parto, che può essere causata da diversi fattori:

    • Calo degli estrogeni;
    • Stanchezza;
    • Stress;
    • Carenze nutrizionali;

    A causa del repentino calo di estrogeni e del ripristino degli ormoni, dopo il parto e fino a 3-4 mesi può manifestarsi un’eccessiva perdita di capelli, questo momento però è transitorio e destinato a concludersi spontaneamente. Anche stress, allattamento e spesso l’alimentazione influiscono su questo evento.

    Prima dell’allattamento: il pelle a pelle

    Il contatto pelle a pelle tra madre e neonato al momento della nascita è stato studiato per l’innumerevole quantità di benefici che può apportare sulla salute di entrambi. In cosa consiste? Semplicemente nel lasciare che il bambino, lasciato indisturbato in posizione prossima al ventre, riconosca e si orienti verso il seno della madre, in modo da raggiungerlo ed attaccarsi al capezzolo in autonomia. Questo favorisce l’allattamento e la crescita naturale della montata lattea, oltre ad intensificare il rapporto mamma-bambino.

    Uno studio condotto in una casa di maternità a Firenze ha osservato il comportamento di 17 neonati, posti immediatamente dopo il parto sul torace della madre, in contatto pelle a pelle. È stato rilevato che tutti i lattanti, senza intervento delle ostetriche sono entrati in relazione con la madre con movimenti finalizzati al raggiungimento del seno: 13 neonati su 17 hanno condotto quello che nello studio si chiama “massaggio materno”, stimolando con la mano il capezzolo e l’areola materni. In seguito 7 lattanti hanno fatto la prima poppata entro i 45 minuti, tutti gli altri entro le 24 ore. Il contatto pelle a pelle ha notevoli benefici su termoregolazione, allattamento, stabilizzazione neonatale, del pianto e stress collegati al parto sia nella mamma che nel bambino. Il contatto pelle a pelle è sicuramente preferibile tra madre e figlio ma nei casi in cui, per motivi clinici o per scelta, la madre non sia disponibile, è possibile avviare il contatto anche con l’altro genitore. Uno studio svedese ha infatti valutato in 42 neonati sani, al termine, nati con taglio cesareo elettivo, l’efficacia del pelle a pelle praticato con il padre nelle due ore successive al parto. Sono poi stati messi in comparazione con altri neonati posti in culla termica o incubatrice. A 24 ore dal parto solo i bambini che hanno avuto il contatto pelle a pelle con il padre hanno mantenuto una temperatura ideale.

    Allattamento al seno sì o no?

    La risposta è sì! Che tu abbia partorito naturalmente o con cesareo, allattamento al seno significa migliori condizioni fisiche e psichiche per l’inizio della vita umana. Il latte materno è il cibo migliore che possa esistere per un neonato e gli offre la protezione naturale di cui ha bisogno. I dati di efficacia sono innumerevoli e dimostrano quanto i bambini allattati con latte artificiale si ammalino molto più facilmente rispetto a quelli allattati con latte materno. Secondo l’OMS, Organizzazione mondiale per la sanità, l’allattamento al seno dovrebbe essere esclusivo per i primi sei mesi di vita del bambino e dovrebbe continuare ed essere integrato insieme agli altri alimenti fino ai due anni. Come si legge sulla pagina del World Health Organization:

    “I bambini allattati al seno ottengono risultati migliori nei test di intelligenza, hanno meno probabilità di essere sovrappeso o obesi e meno inclini al diabete in età adolescenziale/adulta. Le donne che allattano sono esposte ad un rischio ridotto di cancro al seno e alle ovaie. La commercializzazione inappropriata di sostituti del latte materno continua a minare gli sforzi per migliorare i tassi e la durata dell’allattamento al seno in tutto il mondo.”

    Infatti nonostante i continui sforzi da parte di molte organizzazioni sanitarie e la promozione continua dell’allattamento al seno solo 1 bambino su 5, nei paesi ad alto reddito viene allattato al seno per 1 anno. I dati scendono ancora di più se ci si sposta nei paesi a basso reddito, dove solo 1 bambino su 3 viene allattato al seno.

    Allattare al seno fa bene anche alla mamma! La suzione stimola la produzione di ossitocina che favoriscono rilassamento e serenità, diminuendo notevolmente i casi di depressione post-partum. Provi dolore al seno durante l’allattamento? Un’evenienza molto fastidiosa ma anche molto comune, le cause possono essere diverse:

    • Ragadi del capezzolo: possono essere causate da un attacco non corretto del piccolo al seno, in questi casi è opportuno essere seguite e supportate da personale competente per comprendere e correggere l’attacco del bambino al seno;
    • Ingorgo mammario: quando c’è uno squilibrio tra produzione e rimozione del latte, spesso conseguente a schematismi troppo rigidi negli orari di allattamento, per cui il latte si accumula e non viene drenato;
    • Candidiasi del capezzolo: in questo caso si può avvertire da un fastidioso prurito al seno fino a un dolore profondo e persistente.

    Il bagnetto al neonato: quando e come farlo

    Il momento del bagnetto per un neonato è uno dei più importanti, non solo per la sua igiene ma anche per attivare la circolazione sanguigna della pelle. Si consiglia sempre di aspettare la caduta del moncone ombelicale, in modo che l’acqua, a contatto con la ferita, non dia spazio a proliferazioni batteriche. Ma come deve essere eseguito il bagnetto del neonato?

    Il bagnetto deve durare al massimo 4-5 minuti per i neonati e può essere fatto anche tutti i giorni dopo la poppata. Si consiglia il momento serale per il bagnetto, poiché crea relax nel neonato e può indurre più facilmente alla sonnolenza.

    La temperatura del bagno deve essere sempre regolata e controllata e non vanno usati saponi aggressivi con tensioattivi o schiumogeni: rischiano di eliminare il protettivo strato oleoso della pelle del bambino, meglio optare per saponi oleosi, specifici per l’igiene neonatale, fino al primo anno di vita.

    Moncone ombelicale. Come si cura?

    Dopo il parto, il cordone ombelicale che unisce mamma e figlio subisce il cosiddetto “clampaggio”, un’operazione che prevede l’annodatura e la recisione del funicolo ombelicale. Da questo momento in poi il bambino avrà il moncone ombelicale, che dovrà essere trattato con molta cura, affinché si stacchi naturalmente entro le prime due settimane dopo la nascita. Per far sì che il moncone ombelicale non si infetti occorre prestare attenzione a queste semplici linee guida:

    • Lavarsi sempre bene le mani prima di accingersi alla pulizia del moncone;
    • Pulire il moncone con garza sterile, acqua tiepida e sapone monodose
    • Dopo la pulizia risciacquare con soluzione fisiologica e asciugare con garze sterili;
    • Esporre il moncone all’aria in modo che risulti sempre asciutto (mai coprirlo con il pannolone);
    • Lasciare che il moncone ombelicale si stacchi da solo;

    Ripresa dell’attività fisica della madre

    Dopo il parto è necessario aspettare almeno un mese (o 40 giorni) e la prima visita ginecologica post-parto prima della ripresa dell’attività fisica. L’attività fisica in questa fase è molto importante per la salute cardiovascolare, il miglioramento dell’umore, per il controllo del peso e per prevenire e ridurre depressione e stati di ansia. Le attività più adatte per questo periodo sono:

    • Esercizi cardiovascolari;
    • Camminata;
    • Stretching;
    • Esercizi per il pavimento pelvico: questi ultimi in particolare devono essere ripresi il prima possibile, una volta che sono stati eliminati i punti.

    Riprendere l’attività con costanza è un consiglio utile per ri-adattare il proprio corpo alle condizioni normali. Sono consigliabili 150 minuti di attività fisica ad intensità moderata cercando di variare il più possibile tra attività aerobica e di resistenza.

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