Perché si parla tanto di medicina funzionale?

I principi fondanti, il metodo e lo studio dell’alimentazione

Medicina funzionale

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    Teorizzata nei primi anni ‘90 da Jeffrey Bland, oggi la medicina funzionale inizia a essere conosciuta in tutto il mondo grazie all’attività divulgativa del Dott. Mark Hyman, presidente dell’Institute for Functional Medicine. Oggetto di vari corsi di studio sia negli Stati Uniti che in Europa, la medicina funzionale viene praticata all’interno di strutture specializzate dei centri medici, come la rinomata Cleveland Clinic. Questo tipo di scienza integrativa si fonda sulla necessità di un approccio individuale al trattamento diagnostico e terapeutico che scandagli le cause più profonde dietro a una patologia o a un disturbo, partendo dal presupposto che il corpo è un sistema di organi strettamente interconnessi.

    I principi della medicina funzionale

    Mettiamo subito una cosa in chiaro: la medicina funzionale non vuole sostituirsi alla medicina tradizionale, anzi, le fornisce un supporto per colmare le lacune nei trattamenti delle malattie croniche, basandosi su un approccio fortemente personalizzato che attinge alla scienza della nutrizione, alla biochimica, alla biologia, alla genomica, all’epigenetica e al microbioma.

    Ciò che caratterizza la medicina funzionale è, in sintesi:

    • Approccio evidence-based: la diagnosi parte da uno studio approfondito delle cause a monte della patologia, del quadro clinico complessivo del paziente e del suo stile di vita. La diagnosi viene effettuata dopo test di laboratorio d’avanguardia.
    • Trattamento olistico: per la cura vengono somministrati sia farmaci tradizionali che alternativi (integratori e fitoterapici), accompagnati da un regime alimentare funzionale e da programmi di gestione dello stress, come la Mindfulness.
    • Massima personalizzazione del trattamento: migliorando lo stile di vita del paziente a 360°, la medicina funzionale non solo mira a estirpare la malattia, ma promuove un benessere generale, olistico attraverso un percorso frutto di un dialogo continuo fra lo specialista e il paziente.

    Su cosa interviene la medicina funzionale

    La medicina funzionale si occupa di ogni tipo di malattia cronica, dal gonfiore addominale al mal di testa, dal mal di schiena alla dermatite. Per fare una ricerca approfondita dei fattori trigger dietro alle patologie e ai disturbi da trattare, la medicina funzionale interviene su vari aspetti, fra cui:

    • Nutrizione, integrazione alimentare, nutrigenomica: analisi delle carenze nutrizionali a livello cellulare come quella di acidi grassi e aminoacidi
    • Microbiota, intestino e sistema digerente
    • Sistema ormonale
    • Sistema immunitario
    • Capacità di disintossicazione
    • Sistema cardiometabolico
    • Genomica
    • Stile di vita (analisi motoria, qualità del sonno, stress)

    Si può quindi dire che i funzionalisti studino in modo approfondito i meccanismi che scatenano una sintomatologia attraverso una serie di test altamente sofisticati e specifici che spostano l’attenzione dal malessere in sé a tutti i fattori che concorrono a originarlo.

    Medicina funzionale e alimentazione

    Campo d’azione prediletto dalla medicina funzionale è l’alimentazione. Lo stomaco e l’intestino sono sensibili recettori dello stress e di altri trigger che incidono negativamente sulla corretta digestione. Allo stesso tempo, intervenire sulle abitudini alimentari ha una serie di implicazioni virtuose su altri apparati del corpo.

    Studiata e teorizzata dalla Dott.ssa Natasha Campbell-McBride, la dieta GAPS è un tipo di dieta funzionale che ha lo scopo di risanare la stretta connessione fra intestino e cervello per agire sia su disfunzioni all’apparato digerente che su altri disturbi funzionali. La maggior parte dei regimi alimentari mirati a contrastare una patologia si limitano a eliminare alcuni alimenti. Molto spesso, tuttavia, i sintomi si riacutizzano nel momento in cui gli stessi alimenti vengono reintrodotti, perché l’integrità delle pareti intestinali è stata danneggiata. La dieta funzionale, invece, vuole estirpare il problema alla radice, ripristinando il microbiota e prevenendo attività disbiotiche dell’intestino.

    Il protocollo GAPS

    Il regime alimentare inquadrato in ottica funzionale è modellato sullo stile di vita di ciascun paziente e tiene di conto di una serie di analisi cliniche. Chiaramente non solo ciò che mangiamo e beviamo incide sull’asse intestino-cervello, anche ansia, stress, disturbi del sonno, asocialità, sedentarietà e mancata esposizione alla luce solare sono fattori che lo indeboliscono.
    In generale, per riuscire a riequilibrare il rivestimento intestinale, rinforzare il sistema immunitario e ripristinare l’ecosistema batterico, la dieta funzionale riduce l’apporto di cereali, latticini, carboidrati processati e verdure ricche di amido, aumentando invece le quantità indicate di alimenti ricchi di nutrienti facili da digerire. L’olio di fegato di merluzzo, per esempio, è un valido facilitatore della digestione.

    Per semplificare, la dieta GAPS inizialmente elimina gli alimenti tossici per l’organismo, per poi introdurre in modo graduale gli alimenti funzionali al benessere per ottimizzare il funzionamento del microbiota. Infine, si torna alla dieta libera, in cui l’intestino è in eubiosi e può accogliere nuovamente alcuni degli alimenti o tutti gli alimenti a cui si era dovuto rinunciare, continuando a osservare tutte le migliorie apportate allo stile di vita nel suo complesso.

    Alcuni esperti di medicina funzionale accostano a protocolli nutrizionali di questo tipo alcune tecniche di rilassamento e di respirazione come il metodo Wim Hof, paladino della crioterapia per il benessere psichico, sia per imparare a gestire lo stress, sia per potenziare il sistema immunitario e capire come dormire bene. Insomma, nella medicina funzionale niente viene lasciato al caso, ogni momento della giornata e ogni attività incidono sul benessere generale della persona.

    Benefici e controindicazioni

    A differenza della medicina tradizionale, la medicina funzionale studia il quadro clinico generale del paziente per capire quali sono tutte le cause a monte su cui agire.

    Utilizzando strumenti diagnostici che permettono di avere una visione d’insieme e migliorando la routine del paziente, la medicina funzionale tratta, nello stesso momento, tutti gli organi che necessitano di cure per raggiungere uno stato di benessere generale. A volte, dietro a una dermatite seborroica o a una candidosi si cela una disfunzione intestinale, altre volte è necessario intervenire sia sul fronte psicologico che su quello fisiologico.

    Attenzione però nella scelta del professionista a cui rivolgersi. La medicina funzionale in molte zone dell’Italia è ancora una disciplina di nicchia e spesso il confine fra questa scienza e la medicina fai da te è labile, pregiudicando l’esito del trattamento. Chiedere al medico di famiglia o a uno specialista di indirizzarci verso figure certificate in questo ambito che siano capaci di affrontare il problema è un buon modo per intraprendere un percorso funzionale a cuor leggero.

    Fonti

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