Cosa prescrive il medico per dimagrire in fretta?

Uno stato di sovrappeso può essere molto dannoso per la salute, ma che ruolo hanno i farmaci?

perdere peso in fretta

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    Benché l’appeal di “come essere presentabili in spiaggia in poco tempo” sia molto forte, parleremo di dimagrimento in un contesto un po’ diverso. Purtroppo, esistono patologie e condizioni che impongono di dimagrire velocemente, per evitare complicazioni di salute anche molto gravi. Ma quali principi attivi può prescrivere il nostro medico, per aiutarci a raggiungere l’obiettivo?

    L’importanza del controllo del peso

    Sovrappeso e obesità rappresentano un problema crescente di salute, tanto da essere etichettati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) tra i quattro principali fattori di rischio di gravi malattie croniche. Per questo motivo si è sempre alla ricerca di nuove strategie per la riduzione del peso corporeo. L’aumentata mortalità nei soggetti obesi, deriva molto spesso dagli effetti deleteri dell’eccessivo accumulo di tessuto adiposo (il “grasso”). Si aumenta fortemente il rischio di sviluppare:

    Dati epidemiologici dimostrano chiaramente come un elevato indice di massa corporeo (BMI) sia direttamente proporzionale all’aumento della pressione sanguigna: maggiore è il peso, maggiore è la pressione. Il tessuto adiposo possiede proprietà fisiopatologiche che impattano sul sistema vascolare, la gestione del sodio, la funzionalità dei reni e del fegato. Questo porta anche a complicare il quadro per il trattamento dell’ipertensione che ne deriva: molte delle conseguenze cardiache e metaboliche dell’obesità sono in relazione con uno stato di ipertensione. 

    Tra i molti fattori che provocano l’aumento di peso, e di conseguenza l’ipertensione, lo stile di vita rimane il più importante. Ad esempio, grande assunzione di sodio e scarsa attività fisica sono tratti tipici delle persone in sovrappeso. Il primo cambiamento dovrebbe essere, appunto, l’introduzione di una dieta adeguata e la pratica di un regolare programma di attività fisica. Una perdita di peso, che va dal 5% al 10%, può migliorare lo stato di salute, abbassando i livelli ematici di zuccheri, trigliceridi e pressione. Perdere peso può anche aiutare negli altri disagi legati all’obesità, come il dolore articolare e l’apnea nel sonno. 

    La terapia su prescrizione medica

    Una terapia farmacologica può essere prescritta solo:

    • in aggiunta alle modifiche dello stile di vita (dieta ed attività fisica);
    • in presenza di un determinato valore di BMI (>30, o >27 con patologie). 

    In media, dopo un anno, le persone che assumono medicinali su prescrizione, come parte del loro piano terapeutico, possono perdere dal 3% al 12% del loro peso iniziale rispetto a chi non le assume. I farmaci disponibili allo stato attuale, sono in qualche modo soppressori dell’appetito: aiutano a tenere sotto controllo la fame e le voglie, permettendo di attenersi meglio al piano nutrizionale e di esercizio. La terapia farmacologica deve essere condotta secondo un’attenta valutazione delle prove cliniche e personalizzata per ogni paziente. Per questo, la figura del medico è fondamentale: bisogna considerare le caratteristiche di ogni farmaco e la presenza di eventuali patologie concomitanti. Ogni farmaco ha i suoi effetti collaterali e vanno tenuti in considerazione, anche se raramente ne accadono di gravi (per fortuna). 

    I principi attivi prescritti per dimagrire

    Al momento, i farmaci approvati in Italia per il trattamento dell’obesità e del sovrappeso sono tre: orlistat, liraglutide, bupropione/naltrexone. La FDA (Food and Drug Administration) ha approvato anche fentermina/topiramato e semaglutide

    Liraglutide e semaglutide

    Sono due peptidi che mimano l’azione dell’ormone GLP-1, ma hanno azione più lunga. Il GLP-1 (glucagon-like peptide 1) è un ormone prodotto dall’intestino, in risposta ai carboidrati e grassi assorbiti dopo un pasto. Stimola la secrezione di insulina e inibisce la secrezione di glucagone da parte del pancreas, bilanciando il metabolismo degli zuccheri. Quella che si va a mimare è l’azione sui centri di regolazione della fame (a livello centrale), riducendo l’appetito e aumentando il senso di sazietà. Sono entrambi farmaci approvati per il diabete di tipo 2, ma con dosaggi diversi rispetto a quelli prescritti per perdere peso. Liraglutide si somministra tramite iniezioni giornaliere, mentre semaglutide con iniezioni settimanali (per il diabete tipo 2 esiste anche la forma orale). Gli effetti collaterali possono essere:

    • nausea,
    • vomito, 
    • costipazione,
    • dolore addominale,
    • diarrea.

    Bupropione/naltrexone

    Il bupropione è un inibitore del reuptake (riassorbimento) neuronale di dopamina e noradrenalina, usato nella depressione e per smettere di fumare. Attraverso un meccanismo “di gratificazione” riduce la quantità di cibo ingerita, inoltre aumenta il dispendio energetico

    Naltrexone è un antagonista dei recettori oppioidi 𝜇, usato nelle dipendenze da alcol o droghe, ma blocca anche l’aumento di appetito causato dall’attivazione del recettore cannabinoide di tipo 1. L’uso combinato di bupropione e naltrexone ha un effetto sinergico sulla diminuzione di appetito. La combinazione è particolarmente utile per alleviare comportamenti come la dipendenza da cibo. Gli effetti collaterali comprendono:

    • nausea;
    • insonnia;
    • costipazione;
    • secchezza delle fauci.

    Questa combinazione è l’unico trattamento capace di alzare la pressione sanguigna, e ne va tenuto conto. Questo come anche la controindicazione per i soggetti con episodi di convulsioni, dipendenza o uso di oppioidi. In aggiunta, sono stati riportati alcuni episodi con comparsa di intenzioni suicide, per cui l’uso è da valutare attentamente in pazienti con disordini mentali già presenti. 

    Fentermina/topiramato

    Fentermina è un analogo dell’amfetamina con effetto anoressizzante. La sua similarità con l’amfetamina però, con effetti psichiatrici annessi, non ha permesso l’autorizzazione in Europa. Topiramato è un farmaco anticonvulsivante, neuro-stabilizzante. La combinazione porta, anche in questo caso, a un effetto sinergico, (che consente anche minori dosaggi): si ha riduzione di appetito e aumentato senso di sazietà. Combinazione molto efficace, e per questa ragione la più prescritta negli Stati Uniti, ma purtroppo si porta dietro alcuni effetti collaterali, tra cui:

    • parestesia (sensazione di intorpidimento o formicolio);
    • capogiri;
    • anomalie nel gusto; 
    • difficoltà a dormire;
    • costipazione;
    • fauci secche.

    Abbastanza rilevante è il fatto che può causare malformazioni nel feto (causa topiramato), per cui è assolutamente da evitare se si è, o si vuole essere, in gravidanza. 

    Orlistat

    Orlistat induce perdita di peso attraverso l’inibizione delle lipasi nel sistema digerente, bloccando quindi lo scomporre dei trigliceridi in acidi grassi e il loro assorbimento nell’intestino (di circa un terzo). È l’unico trattamento che non coinvolge il meccanismo dell’appetito. Gli effetti collaterali sono principalmente a carico dell’intestino, e troviamo:

    • diarrea;
    • flatulenza;
    • steatorrea (elevati grassi nelle feci);
    • dolore addominale.

    Può ridurre anche l’assorbimento di vitamine liposolubili (A, D, E, K), per cui è consigliato il supplemento con adeguati integratori

    La figura del medico

    Si può ricorrere anche, in alcuni casi, a preparazioni galeniche magistrali prescritte dal medico: però, a differenza dei farmaci sopra citati, i principi attivi prescritti nei galenici magistrali a scopo dimagrante non hanno indicazioni terapeutiche specifiche approvate per il trattamento di sovrappeso e obesità. In virtù di questo, è stato predisposto dal Ministero della Salute un monitoraggio sul loro uso e sicurezza, indicando anche le sostanze vietate.  

    Come abbiamo detto in precedenza, è molto importante la figura di uno specialista: 

    • la terapia si “ritaglia” sulla figura del paziente;
    •  si monitorano i progressi;
    • si valutano gli effetti avversi;
    • si scongiura una possibile interazione farmacologica. 

    L’ultimo punto diventa rilevante soprattutto in persone che già assumono altri medicinali, come gli anziani (in cui cambia inoltre il metabolismo) o soggetti con appunto altri disordini e patologie.

    Fonti

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