La paura del buio

Il buio spaventa spesso i bambini, per i quali l’oscurità può celare mostri e fantasmi, ma non solo: anche gli adulti possono avere paura del buio

Paura del buio

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    Non vedere cosa ci circonda può scatenare emozioni come paura e angoscia, perché lascia spazio all’ignoto e quindi ai pericoli che il buio può nascondere senza che noi abbiamo la possibilità di vederli e quindi di controllarli. Se avere paura del buio è considerato quasi normale durante l’età dello sviluppo, negli adulti spesso è invece una vera e propria fobia. Anche nei bambini, però, può avere radici complesse o può essere legata all’ansia da separazione. Sia negli adulti che nei bambini, la paura del buio può non essere un semplice timore: se non si riesce a gestirla e causa limitazioni nella propria vita quotidiana, disturbi del sonno ed emozioni eccessivamente negative, può essere necessario l’intervento di un professionista. Vediamo allora di cosa si tratta, quali sono le sue motivazioni e manifestazioni in bambini e adulti e come è possibile gestirla.

    La paura del buio nei bambini

    Si stima che un bambino su tre abbia paura del buio, il che la rende molto frequente. Di solito insorge fra i tre e i cinque anni e può essere collegata a storie di fantasia che hanno per protagonisti mostri e fantasmi. È una paura irrazionale: il bambino si sente in pericolo perché, in assenza di luce, non vede ciò che lo circonda.

    Crescendo, nella maggior parte dei casi si affievolisce spontaneamente, ma quando dà luogo ad ansia e disturbi del sonno non va sottovalutata. Se infatti il buio è una condizione avversa per l’essere umano in generale, secondo Freud questa paura potrebbe essere correlata all’ansia da separazione.

    Di solito compare infatti quando lo sviluppo cerebrale porta a comprendere il meccanismo della separazione – intorno ai due anni – e anche per questo si manifesta nella maggior parte dei casi nel momento in cui il bambino viene messo a letto.

    Esistono poi dei fattori di rischio che favoriscono l’insorgere di questa paura, come un trauma o un genitore ansioso o iperprotettivo.

    Se spesso, come per la maggior parte delle paure irrazionali che caratterizzano l’infanzia, è transitoria, in alcuni casi perdura o compare in età adulta e può assumere le caratteristiche di una vera e propria fobia.

    La nictofobia

    Quando la paura del buio persiste per più di sei mesi (anche in età adulta) e porta a evitare determinate situazioni o influisce su un buon riposo, si parla di nictofobia.

    Si tratta di una fobia specifica definita nel “Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders 5” (2013) e condivide con altre fobie, come quella per gli insetti, per i luoghi affollatiper gli esami medici o per il cibo gli stessi sintomi:

    • tachicardia
    • sudorazione eccessiva
    • respiro affannoso
    • sensazione di costrizione al torace
    • tremore
    • vertigini
    • panico
    • perdita di controllo
    • sensazione di impotenza
    • evitamento di determinate situazioni

    Quello che distingue una paura da una fobia è proprio l’impatto che quest’ultima ha nella vita quotidiana. In particolare, alcuni studi hanno evidenziato come nel 50% dei soggetti insonni sia presente anche la paura del buio.

    La nictofobia, così come le altre fobie specifiche, è una paura persistente e irrazionale sulla quale il soggetto che ne soffre non ha controllo e può derivare da esperienze traumatiche, ma anche da fattori genetici, ambientali o familiari.

    Da una prospettiva evoluzionistica, infatti, il buio rappresenta una condizione di pericolo: è al buio che cacciano molti predatori e, con il buio, l’essere umano era quindi più vulnerabile.

    Anche se oggi non ci troviamo quasi mai in situazioni per cui il buio è un effettivo pericolo, questa paura continua a interessare non solo i bambini, ma anche gli adulti. Se i Månekin cantano “E quindi prendimi, mordimi, toglimi tutto / Continuerò a non avere la paura del buio / Ed anche quando sarò giù per terra distrutto / Continuerò a non avere la paura del buio” i dati ci dicono invece che circa una persona su dieci ha proprio paura del buio.

    Esistono rimedi contro la paura del buio?

    Soprattutto quando la paura del buio sfocia in una vera e propria fobia e causa quindi disagio, ansia e malessere che influenzano la quotidianità di una persona, è importante rivolgersi a dei professionisti per affrontarla e imparare a gestirla.

    In generale, anche quando la paura del buio non è impattante come una fobia, può rendere più difficile addormentarsi e riposare correttamente, per cui il primo accorgimento è quello di evitare di esporsi a immagini inquietanti o violente, come possono essere quelle narrate in alcuni libri o viste in scene di film.

    È poi possibile intraprendere percorsi specifici con figure di riferimento come psicoterapeuti per superare la paura del buio. Fra gli approcci possibili troviamo:

    • desensibilizzazione attraverso un’esposizione graduale e controllata all’oggetto della fobia, in questo caso il buio
    • terapia cognitivo-comportamentale: si lavora in questo caso sull’identificazione dei pensieri irrazionali e sulla loro disattivazione
    • tecniche di rilassamento
    • terapie di terza generazione, che impiegano strumenti come la realtà virtuale e aumentata per andare a modificare l’approccio a pensieri ed emozioni negative che emergono se esposti a un determinato stimolo

    Lo scopo è sempre quello di ridimensionare la pericolosità percepita di uno stimolo – il buio in questo caso – per avere reazioni sempre più ridotte e gestibili nel momento in cui questo stesso stimolo si presenta.

    Fonti

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