Cistite post coitale nell’uomo

La cistite, come suggerisce anche il nome, rientra nel capitolo delle infezioni delle vie urinarie. Ma cosa collega questo disturbo al rapporto sessuale?

cistite post coitale uomo

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    La cistite è un problema molto spesso associato alle donne, che rappresentano i soggetti più colpiti: i casi aumentano di quasi 50 volte nella fascia di età tra i 20 e i 50 anni.

    Tra le infezioni delle vie urinarie, quelle che riguardano la vescica (definendo appunto la cistite) saltano subito all’occhio. Viaggi innumerevoli verso il bagno, la sensazione interminabile di doverci tornare ancora. E una volta arrivati alla toilette, ciò che si prova è fastidio o bruciore nell’atto di urinare, rendendo la sosta nella stanza del ristoro abbastanza spiacevole. Specialmente se qualche ora avanti abbiamo avuto un intercorso di cui, si spera, ancora manteniamo il bel ricordo. Che sta succedendo quindi?

    Cos’è la cistite post coitale?

    La cistite post coitale, o cistite da luna di miele / del giorno dopo, è un’infiammazione delle vie urinarie che si sviluppa nelle 24/72 ore dopo il rapporto sessuale. Soprattutto se recidiva, oltre al disagio, può anche impattare sul rapporto di coppia: bisogna prendere in considerazione che quasi il 60% della ricorrenza della cistite è imputabile al rapporto sessuale. I sintomi che possono svilupparsi sono:

    • stimolo della minzione (urinare) più frequente;
    • piccole quantità di urina escreta;
    • dolore e senso di pesantezza nella zona pubica o sovrapubica;
    • sensazione di bruciore nell’urinare;
    • cambiamento dell’urina: torbida, con tracce di sangue (cistite emorragica), talvolta con odore sgradevole;
    • febbre.

    Perché avviene dopo il sesso?

    Attribuire una causa precisa senza esami di approfondimento, che per un evento sporadico di solito non sono richiesti, non è semplice. I sintomi che abbiamo visto sono quelli che accomunano le cistiti e le infezioni delle vie urinarie in generale. Inoltre, l’infezione e l’infiammazione che segue possono propagarsi da un punto a un altro. Ma qual è la la correlazione che lega al rapporto sessuale? Inoltre, perché c’è differenza tra uomo e donna?

    Partiamo dal presupposto che stiamo parlando di un’infezione, che quindi ha un’origine batterica. Il principale responsabile è il batterio Escherichia Coli, ma possono essere coinvolti altri, come gli stafilococchi. Questi batteri normalmente popolano le nostre zone private o intestinali, ma in certi casi possono causare il problema. Esiste una causa anatomica: l’uretra delle donne è più corta dell’uretra maschile e gli orifizi dell’uretra e dell’ano sono, tra loro, più vicini nelle donne. Questa vicinanza facilita il passaggio di batteri e agenti patogeni dall’ano all’uretra e, quindi per risalita, alla vescica. Questo passaggio può essere facilitato durante il rapporto sessuale. Si stima che fino al 90% delle cistiti post-coitali siano causate da batteri provenienti dal retto e dai movimenti del corpo durante i rapporti sessuali. Inoltre, spesso una scarsa lubrificazione e un pavimento pelvico ipertonico (contrattura eccessiva della muscolatura) possono essere aggravanti. Questo perchè sono tutte cose che aumentano l’attrito durante l’atto, e il trauma meccanico del rapporto sessuale provoca delle microlesioni a carico della vulva, uretra e vagina. Le lesioni che si vengono a formare sono una via percorribile dai batteri, che trovano un accesso facile, proliferano e danno via alle infezioni batteriche. Ovviamente questa condizione patologica richiede del tempo, ecco perché si sviluppa 24-72 ore dopo il rapporto sessuale.

    Parlando delle donne nello specifico, si può avere anche incompatibilità con lo sperma del partner oppure al preservativo usato. Anche l’uso di spermicidi: si può avere variazione nella flora batterica vaginale che può favorire la crescita batterica. Questo effetto può essere anche conseguenza di un trattamento antibiotico. 

    Cosa differenzia l’uomo?

    La prevalenza dei casi riguarda le donne per i fattori che abbiamo appena visto, ma anche gli uomini possono non essere esclusi. La grande differenza tra uomo e donna si pensa sia dovuta a una varietà di fattori, tra cui:

    • la maggior distanza tra le fonti di contaminazione, ovvero uretra e ano;
    • l’ambiente più asciutto dell’uretra maschile (insieme alla maggiore lunghezza);
    • l’attività antibatterica del fluido prostatico.

    Oltre a essi, si possono creare le stesse lesioni che lasciano la porta aperta ai batteri: l’aumento della frizione infatti può generare lesioni anche sull’organo maschile. Ovviamente, il tutto è favorito se non si è fatto uso di alcuna protezione durante il rapporto. La mancanza di difesa alla contaminazione, in un rapporto non protetto, si aggrava soprattutto durante il sesso anale, o se per qualche motivo la carica batterica nelle zone intime femminili è particolarmente alta. Il legame con il sesso anale, insieme alla maggiore frizione che comporta, è una delle motivazioni per cui, a livello statistico, è stata riscontrata una lieve preponderanza delle infezioni in soggetti omossessuali. Ad ogni modo, anche fattori ostruttivi, come qualche calcolo oppure la pressione dovuta ad iperplasia prostatica benigna, possono rappresentare la causa.

    Cosa si può fare a riguardo?

    Per quanto detto, si possono applicare alcune misure a scopo di prevenzione

    • prestare attenzione all’igiene intima prima di un rapporto sessuale;
    • evitare di utilizzare detergenti con un pH che possa alterare la normale flora vaginale o indurre secchezza vaginale;
    • utilizzare lubrificanti;
    • utilizzare il preservativo;
    • stare attenti a intolleranze o allergie (ad esempio al lattice);
    • svuotare la vescica prima e dopo il rapporto. 

    Ad infezione in atto, il trattamento che il medico raccomanda di solito è una cura antibiotica, con durata che va in media sui 7 giorni. Dopo i primi tre giorni si possono notare già miglioramenti, ma bisogna sempre attenersi alla cura completa: dopo l’intero lasso di tempo si può notare una perdita di efficacia, che suggerisce un cambio di principio attivo o esami maggiormente approfonditi, così come per eventi ricorrenti.

    Fonti

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