Alopecia androgenetica: cause e cure

Tutto sull’alopecia androgenetica, dalla comparsa fino ai rimedi

alopecia androgenetica

Sommario
    Tempo di lettura Tempo di lettura terminato
    0
    Time

    Riordinando un mobile o cercando qualche utensile, figlio di una necessità momentanea, può succedere di trovare, in alcuni vecchi cassetti, le foto di una versione più giovane di se stessi. Oltre allo sguardo ingenuo, tipico dell’adolescenza, e a qualche ruga in meno, quella persona nella foto ha una folta chioma che probabilmente, ai tempi, nemmeno apprezzava quanto avrebbe dovuto.

    Una donna su 4 e circa l’88% degli uomini soffrono di una qualche forma di alopecia, tra cui quella androgenetica risulta essere una delle più diffuse. L’alopecia androgenetica esiste sostanzialmente in due forme: quella “veloce”, che si sviluppa molto presto (dopo la pubertà) e intorno ai 20 anni circa può essere già a uno stadio avanzato, e quella “lenta”, che dopo un picco intorno ai 20-30 anni tende a progredire fino ai 40-50, per poi rallentare il suo avanzamento. Ma scopriamo più nello specifico in cosa consiste l’alopecia androgenetica, quali sono le cause ed eventualmente come intervenire.

    Alcuni miti da sfatare

    Le calvizie, dato l’importante impatto estetico che possono avere, tendono a influire sulla vita delle persone, influenzandone vari aspetti sociali, la propria percezione e il proprio benessere psicologico in senso globale. Da ciò derivano varie credenze e/o miti che spesso sono solamente fantasiose elaborazioni di una sorta di folklore popolare. Alcune delle più celebri sono sintetizzabili (e smentibili) così:

    • La calvizie è ereditata dal padre della propria madre: non è esattamente così, è vero che la familiarità con determinate caratteristiche offre maggiori probabilità di diventare calvi o comunque di possedere determinati geni, tuttavia non è possibile semplificare a tal punto una disciplina complessa come la genetica.
    • Stress emotivo o frustrazione sessuale causano calvizie: è dimostrato come lo stress emotivo acceleri la calvizie in persone geneticamente suscettibili, quindi in questo caso non si può parlare di credenze infondate.
    • Body Building e sport faticosi causano calvizie: sbagliato! Infatti, nonostante studi scientifici supportino una correlazione tra esercizio fisico e testosterone, nessuno studio specifico ha trovato un collegamento tra esercizio fisico e calvizie.
    • Chi è calvo è più virile e sessualmente attivo: è vero che i livelli di testosterone sono responsabili della libido sessuale e sono collegabili ai livelli di diidrotestosterone, ma la calvizia non indica necessariamente dei “Superman del sesso”.
    • I cappelli stretti provocano calvizie: falso, anche persone che non indossano mai cappelli possono essere colpite da alopecia androgenetica.
    • La calvizie si allevia stando a testa in giù: così facendo si cerca di far affluire più sangue ai follicoli piliferi. Tuttavia, anche in posizione eretta, i follicoli ottengono tutta l’irrorazione sanguigna di cui necessitano, quindi la situazione non cambia.
    • Il gel per capelli provoca calvizie: falso!
    • Stare al sole provoca calvizie: non è vero, le cause non dipendono da fattori esterni come il sole. Detto ciò è sempre bene proteggersi con una crema solare adatta.
    • Se perdo molti capelli significa che sto diventando calvo: perdere i capelli potrebbe non essere un problema, ma una semplice fase di “sostituzione”. Si può parlare di alopecia androgenetica solamente se diagnosticata.
    • Tagliare i capelli li rinforza e rinfoltisce: sbagliato, è solamente un effetto illusorio dato dal taglio del capello.
    • È possibile far nascere nuovi capelli dove prima non c’erano: attualmente non è possibile, poiché i follicoli piliferi vengono generati durante lo sviluppo fetale e stop.
    • La caduta di capelli è legata agli ormoni: bisogna fare le dovute precisazioni, poiché la causa è la sensibilità dei follicoli agli ormoni, non tanto la presenza degli ormoni stessi.

    Adesso che siamo riusciti a fare chiarezza sui falsi miti, vediamo cosa dice la scienza riguardo l’alopecia androgenetica.

    Cos’è l’alopecia androgenetica?

    L’alopecia, in generale, è descrivibile come la diminuzione del numero dei capelli e la riduzione del loro spessore, una vera e propria patologia che può manifestarsi in diverse forme differenti, tra cui:

    • alopecia areata;
    • alopecia congenita;
    • alopecia da denutrizione;
    • alopecia da traumi psicofisici;
    • alopecia post-infettiva;
    • alopecia fronto parietale maschile;
    • alopecia da trazione;
    • alopecia Iatrogena (da farmaci);
    • alopecia da radiazioni;
    • alopecia cicatriziale;
    • altre forme rare.

    Oltre a queste varie forme di alopecia, quella androgenetica (conosciuta come calvizia comune) è la condizione del follicolo pilifero più comune e diffusa. Gli effetti sui capelli si riscontrano principalmente nel peggioramento della qualità degli stessi e nella loro perdita totale o parziale. Si tratta di una condizione genetica che può colpire entrambi i sessi, anche se è più frequente negli uomini.

    Nei maschi, appunto, prende il nome di calvizie maschile ed è caratterizzata dalla perdita dei capelli secondo uno schema ben definito: infatti, la caduta inizia da sopra le tempie e progressivamente l’attaccatura dei capelli “sale” fino a formare la caratteristica forma a M. I capelli si assottigliano anche vicino alla sommità della testa, nella zona denominata “corona”, spesso progredendo verso la calvizie parziale o completa

    Le donne con questa condizione, chiamata calvizie femminile, solitamente sperimentano un diradamento diffuso su tutto il cuoio capelluto, differente da quello maschile: i capelli diventano più sottili su tutta la testa, ma non si verifica una “salita” dell’attaccatura dei capelli. L’alopecia androgenetica nelle donne raramente porta alla calvizie totale, ma può evolversi in maniera evidente fino ai 40 anni o più.

    Quali sono le cause?

    L’alopecia androgenetica, negli uomini, può essere associata a molte altre condizioni mediche tra cui una malattia coronarica, ingrossamento e/o cancro alla prostata, diabete, obesità e ipertensione.

    Nelle donne può indicare un rischio aumentato della sindrome dell’ovaio policistico, caratterizzato da uno squilibrio ormonale con conseguenti mestruazioni irregolari, acne, irsutismo e aumento di peso.

    Una miriade di fattori genetici e ambientali giocano un ruolo cruciale tra le cause dell’alopecia androgenetica, tuttavia la maggior parte di tali fattori rimane sconosciuta, anche se sintetizzabili nelle seguenti cause:

    • genetiche;
    • ormonali;
    • mediche;
    • alimentari;
    • stress;
    • fumo;
    • varie concause.

    Un fattore di cui, però, siamo a conoscenza è collegabile agli ormoni chiamati androgeni, in particolare al diidrotestosterone. Gli ormoni androgeni sono necessari al normale sviluppo sessuale maschile prima della nascita e durante la pubertà, ma hanno anche altre importanti funzioni che riguardano sia il sesso maschile che femminile, come la regolazione della crescita dei capelli e della libido sessuale.

    Nello specifico, la crescita dei capelli inizia sotto la pelle in strutture chiamate follicoli. Ogni capello cresce normalmente da 2 a 6 anni, entra in una fase di riposo per diversi mesi e successivamente cade per permettere al ciclo di ripartire con la nascita di un nuovo capello dal follicolo. Qui entra in gioco il ruolo degli ormoni androgeni, poiché livelli aumentati di androgeni nei follicoli piliferi portano a un ciclo più breve di crescita dei capelli, rendendo quest’ultimi più sottili e fragili, oltre a ritardare la sostituzione delle ciocche perdute.

    Alcuni ricercatori hanno individuato e confermato tramite studi scientifici, un ruolo nell’alopecia androgenetica delle variazioni di un solo gene, chiamato AR. Il gene AR è responsabile di fornire istruzioni utili a produrre una proteina recettore degli androgeni nei follicoli. Poter intervenire su tale processo permetterebbe di gestire la risposta del follicolo pilifero e quindi l’influenza ormonale su di esso.

    Diagnosi

    Per valutare la situazione e raggiungere una diagnosi di alopecia androgenetica è possibile sottoporsi a diversi esami e test al fine di raccogliere dati e metterne a fuoco le cause. Possono essere prescritti vari test di laboratorio o un esame del sangue, al fine di evidenziare eventuali carenze nutritive, come ad esempio zinco e/o ferro, ma anche per valutare anomalie o squilibri ormonali.

    Uno tra gli esami più utilizzati e affidabile è il test genetico, il quale identifica i cambiamenti nei cromosomi, nei geni o nelle proteine. I risultati di un test genetico possono confermare o escludere una sospetta condizione genetica o aiutare a determinare la possibilità di una persona di svilupparla o trasmetterla.

    Alcuni tra i test genetici maggiormente noti sono:

    • I test genetici molecolari: indagano su singoli geni o brevi tratti di DNA per identificare variazioni, anomalie o mutazioni.
    • I test genetici cromosomici: ispezionano interi cromosomi o tratti di DNA per cercare cambiamenti genetici.
    • I test genetici biochimici: indagano sulla quantità o il livello di attività delle proteine, le cui anomalie possono indicare variazioni nel DNA.

    In qualsiasi caso uno specialista potrà indirizzare verso lo strumento diagnostico maggiormente adeguato in base alla propria condizione personale.

    Trattamenti contro l’alopecia androgenetica

    Esistono diversi metodi di intervento in caso di alopecia androgenetica. Molti farmaci possono rallentare o bloccare la condizione e, in alcuni soggetti, addirittura invertire per un certo periodo il processo di miniaturizzazione dei capelli. Vediamo varie cure o trattamenti che potrebbero venir raccomandate da uno specialista.

    Finasteride

    La finasteride è sicuramente uno tra i farmaci più conosciuti e utilizzati. Si tratta di un farmaco inibitore della 5 alfa reduttasi di tipo II. Quella con la finasteride è una terapia che andrà continuata per tutta la vita; in caso contrario, dopo alcuni mesi dalla sospensione, i capelli tornerebbero a cadere. Il farmaco agisce abbassando i livelli di diidrotestosterone, dei cui effetti sul follicolo pilifero abbiamo già parlato. Gli effetti collaterali della finasteride sono solitamente risolvibili con la sospensione del farmaco, ma in alcuni casi (seppur ridotti) possono essere permanenti.

    Minoxidil

    Il minoxidil è un altro farmaco famoso per il suo utilizzo contro l’alopecia androgenetica. Nasce come cura per l’ipertensione, ma viene utilizzato come stimolante del bulbo pilifero. In oltre il 70% dei pazienti si ottengono risultati estetici positivi in ​​vario grado, dal mantenimento alla ricrescita.

    Ketoconazolo

    Lo shampoo al ketoconazolo viene utilizzato come trattamento contro la dermatite seborroica e la forfora, ma anche come terapia in associazione alla finasteride. È necessario condurre studi clinici per convalidarne ulteriormente l’efficacia per trattare l’alopecia androgenetica, ma sembra essere utile per le sue proprietà antiandrogene e per la capacità di ridurre l’infiammazione della pelle.

    Spironolattone

    Lo spironolattone possiede proprietà antiandrogene, andando a inibire l’enzima 5 alfa reduttasi; inoltre blocca i recettori degli androgeni e diminuisce i livelli di testosterone. Viene utilizzato soprattutto sulle donne, per somministrazione topica o sistemica. L’utilizzo per via sistemica nell’uomo è solitamente sconsigliato, in quanto tende a scatenare potenti cambiamenti ormonali nel genere maschile.

    Prostaglandina F2

    L’utilizzo della prostaglandina F2 per il trattamento del glaucoma ha manifestato, come effetto collaterale, l’allungamento di ciglia e sopracciglia. Di conseguenza, è stato condotto uno studio che ha determinato un aumento significativo della densità dei capelli. Nonostante i gli ottimi risultati ottenuti, ulteriori studi devono essere condotti in una popolazione di pazienti più ampia per un periodo di tempo più lungo per determinare l’efficacia della terapia.

    Caffeina

    La caffeina si è rivelata, in vitro, uno stimolante della crescita capillare e antagonista dell’alopecia, tramite la stimolazione del testosterone e dell’enzima P450-aromatasi. Uno degli effetti della caffeina nell’organismo è il deposito nel cuoio capelluto: peccato che soltanto dopo l’equivalente di 60 tazze di caffè, la caffeina, inizierebbe ad arrivare nei capelli e indurre qualche effetto. Inevitabilmente, la caffeina viene introdotta con prodotti ad uso topico che, specialmente per gli shampoo, presentano il problema di uno scarso assorbimento della stessa nel cuoio capelluto, insufficiente anche solo per iniziare un’azione di contrasto dell’alopecia.

    Terapia laser

    Sembra che i laser a basso livello possano stimolare la crescita dei capelli a determinate lunghezze d’onda; tuttavia, il meccanismo di questa azione non è stato ancora determinato con precisione. Questo trattamento potrebbe essere utilizzata insieme alla terapia farmacologica per migliorarne i risultati, tuttavia sono ancora necessarie maggiori informazioni a riguardo.

    Microneedling

    Il microneedling è un trattamento che utilizza aghi sottili, generalmente attaccati a una specie di rullo, per creare minuscole punture sulla cute, atte a stimolare la neovascolarizzazione, rilasciando fattori di crescita. Il microneedling è generalmente utilizzato in combinazione con una terapia topica come il minoxidil. Gli studi che valutano l’efficacia del microneedling in combinazione con il minoxidil topico sono piccoli, ma alcuni hanno riportato risultati statisticamente significativi.

    Chirurgia

    Soluzione alternativa o complementare alla terapia farmacologica è quella chirurgica, cioè l’autotrapianto di capelli. Nell’intervento vengono utilizzati capelli della regione parietale ed occipitale, non soggetti a miniaturizzazione poiché resistenti all’azione degli ormoni androgeni.

    Esistono diverse tecniche, una di queste consiste nell’asportare una striscia di capelli o addirittura singole unità follicolari, che verranno poi elaborate ed applicate nelle zone soggette a calvizie.

    Con qualche nozione di base è possibile cominciare a muoversi in mezzo a questo mondo e trovare le risposte necessarie, ma in qualsiasi caso è bene non rinunciare a richiedere il parere di un medico o a parlare con un dermatologo tricologo.

    Fonti

    Lascia il tuo commento

    Non verrà mostrata nei commenti
    A Good Magazine - Newsletter
    è il contenuto che ti fa bene! Resta aggiornato sulle malattie digitali

    Ho letto e accetto le condizioni di privacy