App di mental care: è necessaria una regolamentazione?

Salute mentale e tecnologia sono un binomio che, come hanno dimostrato gli ultimi anni di pandemia, può funzionare. Ma con quali rischi?

Uomo usa app di mental care

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    L’e-mental health, ovvero quella parte del web che si occupa di salute mentale, è un settore abbastanza nuovo, che però ha conosciuto un grandissimo sviluppo negli ultimi anni, complice la pandemia di Covid-19. Ad oggi il 6% delle app disponibili negli store dei vari sistemi operativi sono dedicate al benessere mentale e gli utenti possono scegliere fra più di 3000 app diverse. Se da un lato hanno il potenziale di raggiungere un ampio numero di persone e di alleggerire il sistema sanitario, dall’altro però pongono problemi di privacy e non tutti le trovano efficaci.

    L’e-mental health e le app di mental care

    Sotto il termine e-mental health rientrano tutti gli strumenti digitali volti a migliorare la salute psico-fisica degli utenti. Possiamo individuarne varie tipologie:

    • corsi online per informare sui disturbi psichici
    • forum moderati da professionisti nei quali condividere la propria esperienza
    • videogiochi e simulazioni di realtà virtuali, utili soprattutto per risolvere le fobie in psicoterapia, perché permettono un approccio lento e graduale, in una situazione controllata ed evitano l’imbarazzo di un’esposizione pubblica
    • app che utilizzano chatbot (intelligenze artificiali tecnicamente simili a Siri, Alexa o l’assistente vocale di Google), come Woebot, sviluppato da Alison Darcy all’Università di Stanford in California
    • mental health app: vere e proprie applicazioni con esercizi di meditazione, respirazione, video informativi, podcast
    • digital therapeutics (DTx): app che si affiancano o sostituiscono i trattamenti tradizionali, come la psicoterapia, ma non solo

    Ci concentreremo in particolare sulle ultime due, che hanno conosciuto un vero e proprio boom con la pandemia di Covid-19. Infatti, come è di fronte agli occhi di tutti, il mondo sta diventando sempre più complesso e precario, ed è molto diffusa una sensazione di incertezza, sulla base della quale possono svilupparsi veri e propri disturbi psichici.

    Mental health app

    Grazie a queste app, lo smartphone da fonte di ansia e stress a causa di notifiche, FOMO e FOBO diventa un alleato per il proprio benessere mentale. O almeno, questa è la promessa. Questo genere di app ha subito la crescita più vertiginosa; ma, spesso lanciate sul mercato da piccoli team, non sempre sono sostenute da un piano di gestione e sviluppo a lungo termine, il che fa sorgere dubbi sulla loro efficacia e adeguatezza. Sono applicazioni che nella maggior parte dei casi si propongono di aiutare gli utenti a gestire ansia e stress e, per quanto il loro costo sia contenuto (all’incirca 50€ all’anno), non sono quasi mai gratuite. Questo perché implicano un investimento non solo economico, ma anche individuale nell’usarle per ottenere dei benefici; scaricare Calm, o Headspace, insomma, non è come giocare a Candy Crush. Nel 2020, però, complice il primo lockdown, molte di quelle che erano già sul mercato hanno reso disponibili per tutti gli utenti le risorse premium, oppure hanno esteso i periodi di prova gratuita, con l’intento di colmare la lacuna lasciata dall’impossibilità di rivolgersi a dei professionisti dal vivo. Questo genere di app può essere utile per imparare tecniche di meditazione e mindfulness, oltre che per informarsi su disturbi psichici come l’ansia o la depressione, grazie a podcast, newsletter e video a disposizione dell’utente.

    Digital Therapeutics (DTx)

    Con questa espressione, traducibile in italiano con “terapie digitali” ci si riferisce a tutti quei software e quelle applicazioni che si sostituiscono o affiancano le terapie tradizionali. Attraverso questi strumenti digitali è possibile monitorare i sintomi di alcune patologie, prevenire o intervenire. La prima app di DTx è stata approvata in America dalla Food and Drugs Administration in tempi non sospetti, nel 2017, e un successivo studio sull’app Daylight ha riscontrato un miglioramento dei sintomi dell’ansia nel 71% dei pazienti. In relazione alla salute mentale possiamo pensare alle varie piattaforme di psicoterapia che si sono sviluppate soprattutto durante i vari periodi di lockdown a causa della pandemia da coronavirus. L’impossibilità di ricevere un supporto psicologico “dal vivo” e la sempre maggiore richiesta di questo stesso supporto hanno aperto la strada a una versione virtuale della psicoterapia; senz’altro in relazione alle chiusure e al clima di pesante incertezza di quei momenti sono stati un appiglio, ma una volta rientrata almeno parzialmente l’emergenza hanno continuato a essere scelti da molti pazienti. Approfondiremo più avanti le differenze con la terapia tradizionale. Rispetto alle app di mental care più generiche, queste di solito richiedono tempi più lunghi per lo sviluppo e per questo tendono ad aumentare di numero più lentamente.

    Mondo digitale e salute mentale

    Device come gli smartphone sono spesso nell’occhio del ciclone di critiche feroci (e giustificate) per l’influenza che hanno nella vita di tutti i giorni, soprattutto nei giovani e giovanissimi. L’approccio a questi strumenti e alle app a cui danno accesso può essere pericoloso: per la dipendenza che possono causare e per materiali di qualsiasi tipo, non adatti a tutti ma a disposizione di tutti. E le aziende che gestiscono questi social network (i cosiddetti “Big Tech”) ormai non possono più ignorare il problema. Un esempio su tutti: Instagram. Il social media, bersagliato spesso per l’immagine falsata e distorta che dà della realtà, quando l’utente cerca o vuole utilizzare hashtag ritenuti nocivi per i comportamenti a cui possono spingere e per i messaggi che possono veicolare, mette a disposizione un pulsante, “Ricevi assistenza”, proponendo tre opzioni:

    • contattare un amico, consigliando di condividere il fatto che si sta passando un brutto momento
    • contattare delle linee di aiuto, come Telefono Amico o Telefono Azzurro
    • rimandare le decisioni di almeno 24 ore, prendendosi del tempo per sé, ad esempio facendo una passeggiata o leggendo un libro

    Sicuramente non una soluzione all’influenza che i social hanno, soprattutto sui ragazzi, ma un primo passo per aumentare la consapevolezza sulla propria salute mentale.

    Le app di mental care: i benefici

    Le app di mental care presentano indubbiamente dei vantaggi, non solo per il benessere mentale degli utenti, ma anche pratici:

    • primo fra tutti, l’alleggerimento del sistema sanitario senza venire meno all’assistenza ai pazienti
    • la possibilità di avvicinarsi al tema del benessere mentale anche laddove resiste un tabù
    • la capacità di raggiungere un più ampio numero di persone
    • costi ridotti anche per gli utenti: ad esempio, le piattaforme di psicoterapia hanno prezzi calmierati rispetto alle normali sedute

    Le app di mental care: i rischi

    Nonostante la loro diffusione e l’enorme potenziale che indubbiamente hanno, le app di mental care e la loro diffusione comportano alcune problematiche su cui riflettere. Ad esempio:

    • la privacy
    • l’affidabilità dei contenuti, che dovrebbe essere sempre confermata dalla consulenza di professionisti
    • potrebbero allontanare gli utenti da un vero e proprio percorso di psicoterapia (ma potrebbero anche avvicinarli)

    In relazione, nello specifico, alle app che permettono di seguire un percorso di psicoterapia, emergono anche dubbi deontologici: il contatto solo virtuale non favorirebbe l’empatia fra medico e paziente; inoltre, la personalità e la psiche di un paziente si evincono anche da elementi contestuali come la posizione del corpo nello spazio, la gestualità, la postura. Proprio per questi motivi, avvenuta ormai la loro diffusione su larga scala, si rende necessaria una regolamentazione che garantisca agli utenti un’esperienza positiva e funzionale al loro benessere. Come in molti settori, se ne inizia a parlare soprattutto adesso che hanno preso piede e che insieme ai benefici manifestano anche le loro potenziali insidie.

    Le app sono il futuro della salute mentale?

    Questa nuova direzione della gestione della salute mentale è stata affrontata anche durante il 25° Congresso dell’Associazione Europea di Psichiatria (EPA), tenutosi a Firenze qualche mese fa. È emerso come terapie di questo genere presentino un rapporto costo/benefici favorevole per il sistema sanitario e per i pazienti; inoltre, come abbiamo già accennato, avrebbero il merito di avvicinare alle tematiche della salute mentale persone che le vivono ancora come uno stigma e che altrimenti non avrebbero mai fatto il passo di iniziare un percorso del genere. Gli studi in merito confermano poi l’efficacia di alcune di queste app, soprattutto quando l’approccio è di tipo cognitivo-comportamentale, mentre mancano ancora riscontri ed evidenze su altri indirizzi terapeutici. Restano dubbi, anche da parte dei professionisti del settore, sulla privacy e sull’empatia fra medico e paziente, per cui sì, è necessario tutelare gli utenti e garantire un servizio efficace e sicuro, ma in questo l’Italia paga un ritardo digitale che si riverbera anche sulla regolamentazione. In Europa i paesi più avanti da questo punto di vista sono il Regno Unito e la Germania; nel Regno Unito un report di ORCHA (Organisation for the Review of Care and Health Apps) ha evidenziato come la ricerca di applicazioni per curare la depressione e il disturbo ossessivo-compulsivo sia aumentata rispettivamente del 156% e del 422% e come un bambino ogni sette fra gli 11 e i 16 anni soffra di disturbi mentali. Numeri che fanno riflettere e che danno a queste app un grande potenziale, soprattutto in mano ai più giovani, i più colpiti dagli eventi degli ultimi anni e dalla piega che già prima stava prendendo il mondo: la loro confidenza con il mezzo digitale si potrebbe rivelare un’alleata anche per la loro salute mentale.

    Fonti

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